Nuovi segnali positivi sull’inflazione in Europa. Il carovita in Germania è sceso al 4,3% a settembre, dal 6,4% di agosto. Il dato è così tornato al livello toccato a settembre 2021, quindi prima dell’impennata dei prezzi dell’energia legata all’invasione russa dell’Ucraina. Anche l’inflazione core, cioè al netto di energia e cibo, è calata in modo rilevante, dal 5,5 al 4,6% (dato nazionale non armonizzato). La flessione ha superato le aspettative degli economisti che comunque da tempo avevano previsto la discesa dell’inflazione tedesca, anche per la fine dell’effetto legato allo sconto sui trasporti pubblici. Anche per questo motivo alcuni analisti avevano rilevato che per i falchi Bce la riunione del 14 settembre sarebbe stata l’ultima disponibile per alzare i tassi di 25 punti base: una riduzione sostanziale dell’inflazione era attesa.
Resta da capire però l’impatto della stretta sull’economia, che mostra crescenti segnali di fragilità, come indica la significativa contrazione del credito (si veda MF-Milano Finanza del 27 settembre). L’euro è sui minimi da inizio anno sul dollaro (a 1,057 dollari) e i mercati scommettono su due tagli dei tassi nella seconda metà del 2024. Nonostante la discesa dell’inflazione tedesca e la recessione attesa in Germania (il pil si ridurrà dello 0,6% quest’anno secondo cinque centri di ricerca nazionali), il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ieri ha detto di prevedere un soft landing dell’economia e ha ribadito di non escludere ulteriori rialzi dei tassi Bce. Quattro economiste (Veronica Guerrieri, Michala Marcussen, Lucrezia Reichlin e Silvana Tenreyro) hanno invece sottolineato che «i benefici di altre strette sono limitati se paragonati ai rischi», in una fase in cui la disinflazione è in corso, le aspettative sui prezzi sono ancorate e i risparmi accumulati durante la pandemia si stanno esaurendo.
Sull’inflazione il rischio principale resta il costo dell’energia, che ad agosto ha spinto in alto il dato spagnolo al 3,2%, dal precedente 2,4%. L’inflazione core spagnola è invece scesa più del previsto al 5,8% (dal 6,1%). Oggi sarà pubblicato il valore relativo all’Eurozona: secondo le attese degli analisti l’inflazione complessiva dovrebbe scendere attorno al 4,5%, rispetto al 5,2% di agosto.
Nella lotta all’inflazione la Bce punta anche sull’intelligenza artificiale. La banca centrale ha precisato in un articolo di usare l’AI con tre obiettivi: classificare la grande quantità di dati a disposizione, approfondire le dinamiche sull’inflazione e facilitare la Vigilanza sulle banche. «Applicando il web scraping e il machine learning siamo in grado di raccogliere un’enorme quantità di dati in tempo reale sui prezzi dei singoli prodotti», ha rilevato Myriam Moufakkir, chief services officer della Bce, che si è detta «conscia» dei rischi. Ulteriori valutazioni sono in corso: l’AI può velocizzare riassunti, comparazioni, briefing. «Continueremo a studiare le possibilità e le sfide dell’AI. Siamo solo alla punta dell’iceberg», ha detto Moufakkir. «Mettendo in atto la governance, il coordinamento, l’infrastruttura e gli investimenti appropriati, accelereremo l’adozione dell’AI in tutta l’organizzazione».
Sempre in tema di banche centrali, la Banca d’Italia ha pubblicato ieri una consultazione che introduce l’obbligo per le banche di trasmettere più dati sui mutui, in particolare il loan-to-value (che indica il rapporto tra il finanziamento concesso e il valore della garanzia reale immobiliare allocata), il loan-to-income (che indica il rapporto tra il finanziamento concesso e il reddito del debitore) e la data di scadenza contrattuale del finanziamento. La soglia di rilevazione scenderà da 75 mila a 30 mila euro. Le regole, basate su una raccomandazione dell’Esrb, riguarderanno le segnalazioni dalla data contabile di giugno 2024. (riproduzione riservata)