Dopo la bocciatura sulla tassa sugli extraprofitti delle banche, la Bce critica anche i provvedimenti allo studio in Italia sui crediti deteriorati degli istituti di credito. Ieri la Vigilanza si è detta «molto preoccupata per le proposte legislative che potrebbero compromettere l’efficace smaltimento degli npl», in un articolo firmato dal membro del consiglio di supervisione Elizabeth McCaul e dal direttore generale per le banche universali Korbinian Ibel.
Nel testo non sono citati singoli Paesi. Ma gli unici due Stati che stanno ragionando su modifiche regolamentari sono Cipro e Italia. Roma ha pensato a un provvedimento per consentire ai debitori di estinguere la posizione riconoscendo al servicer il 20% in più rispetto al prezzo d’acquisto dalla banca. Alla luce delle critiche degli operatori del settore, la proposta si è poi arenata. La premier Giorgia Meloni ha detto a settembre che il governo «ha parlato e sta parlando» sul tema dei crediti deteriorati ma «non ci sono provvedimenti in rampa di lancio».
Nei giorni scorsi il presidente della Vigilanza Andrea Enria aveva sottolineato sulla materia: «È importante evitare di danneggiare il buon funzionamento dei mercati secondari degli npl perché può avere effetti negativi sulla capacità delle banche di ripulire i bilanci e quindi di erogare credito». Perciò Enria, come riportato su MF-Milano Finanza del 28 settembre, aveva auspicato: «Spero che questo dibattito proceda con cautela».
Ieri la Vigilanza è tornata sul tema in modo più approfondito: «Invece di mettere a rischio i risultati faticosamente raggiunti in questo periodo di incertezza economica, dobbiamo continuare a rafforzare le normative che consentono di ridurre gli npl e prevenirne l’accumulo». Le famiglie e le pmi, ha rilevato Francoforte, «traggono vantaggio quando le banche sono in grado di mantenere i volumi dei prestiti e i bilanci sani. Questo sostiene la salute dell’economia».
In qualità di autorità di vigilanza, ha aggiunto la Bce, «prestiamo molta attenzione a qualsiasi sviluppo e proposta legislativa che possa vanificare i progressi compiuti. Quadri giuridici efficaci e processi rapidi sono una pietra miliare della capacità delle banche di ridurre con successo gli npl». Di conseguenza McCaul e Ibel si sono detti «profondamente preoccupati per le misure che potrebbero creare ritardi ingiustificati nei procedimenti legali e incidere sulla recuperabilità e sul valore degli asset. Continueremo ad opporci strenuamente e pubblicamente a qualsiasi iniziativa che possa minare l’attuale successo».
Ieri intanto il Financial Stability Board (Fsb) è intervenuto sulla recente crisi di Credit Suisse osservando che il fallimento della banca svizzera ha evidenziato la necessità di «un efficace backstop temporaneo alla liquidità da parte del settore pubblico» e «prontezza operativa delle banche ad accedervi come ultima risorsa». Società e autorità dovrebbero inoltre «affrontare le questioni giuridiche nell’esecuzione del bail-in a livello transfrontaliero» e «comprendere l’impatto del bail-in sui mercati». Osservazioni che seguono rilievi in tal senso del Mef e della Banca d’Italia e che rappresentano una critica alla gestione delle crisi applicata finora nell’Ue. Il Fmi ieri ha invece chiesto stress test più severi e requisiti di capitale per il rischio di tasso. L’Eba ha osservato che «i benefici per le banche derivanti dall’aumento dei tassi si stanno stabilizzando». (riproduzione riservata)