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Nomine pubbliche: competenze o fedeltà politica? Il caso delle poltrone in Sace e Fincantieri. E ora chi all’Arera?
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Nomine pubbliche: competenze o fedeltà politica? Il caso delle poltrone in Sace e Fincantieri. E ora chi all’Arera?

di Sergio Rizzo
15 agosto 2025, 11:07 Ultimo aggiornamento: 11:10

La storia in Italia purtroppo non è nuova. Ogni maggioranza di governo assegna incarichi in società e authority pubbliche in base ai rapporti politici più che alle reali competenze. Ecco gli ultimi sei casi 

Nessuno potrebbe obiettare circa le competenze di Barbara Debra Contini a occupare un posto nel consiglio di amministrazione della Sace. Laureata in Scienze Politiche e Lingue e Giapponese, ha conseguito sette master. Non per nulla un paio d’anni fa la tornata di nomine del nuovo governo di Giorgia Meloni l’aveva vista approdare nel consiglio di amministrazione della Fincantieri. Nel cui sito si spiega che «ha una lunga esperienza nell’ambito internazionale degli organismi internazionali Osce, Undp e Unione Europea e nell’ambito degli organismi non governativi e umanitari nazionali e internazionali».

Di più. Oltre ad aver fatto parte del governo provvisorio di occupazione dell’Iraq all’epoca della guerra scatenata contro Sadam Hussein per le mai rinvenute armi di distruzione di massa, Contini ha anche una solida esperienza politica. È stata infatti senatrice del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi prima di passare a Futuro e Libertà per l’Italia di Gianfranco Fini.

Allora qui sorge la domanda, quella che riguarda ormai tutte le situazioni simili. Avrebbe avuto una poltrona, prima alla Fincantieri e poi alla Sace, la pur esperta e competente Contini, se avesse avuto una differente storia politica? E Guglielmo Picchi, laureato in Economia a Firenze e con un master alla Sda della Bocconi, sarebbe approdato adesso alla presidenza della Sace senza un robusto pedigree salviniano, accumulato dal 2016, quando ha deciso di lasciare Forza Italia per la Lega conservando il seggio parlamentare che ha occupato dal 2008 al 2022? Avanzare qualche dubbio non è affatto un’eresia.

Garantire un posto ai fedeli del capo

La questione, che chi scrive ha sollevato in ogni occasione, è semplice. Ormai da tempo immemore nelle nomine pubbliche la competenza è talvolta ritenuta condizione necessaria ma del tutto insufficiente. Ed è da sottolineare «talvolta», perché nella maggioranza dei casi nemmeno viene presa nella giusta considerazione.

L’unica cosa che importa è garantire un posto ai fedeli del capo o del leader della corrente, spesso colpiti dalla sfortuna di non essere stati riconfermati nell’incarico parlamentare. Una regola non scritta osservata da tutti, indistintamente. Ma che con l’attuale governo è applicata ancor più scrupolosamente. Senza neppure, in moltissimi casi, salvare le apparenze.

L’esempio dell’Arera

Nel mirino ci sono perfino, e con la stessa logica, le autorità indipendenti. La prima in ordine di apparizione è l’Arera, organismo cruciale per i bilanci di tutte le famiglie italiane perché è l’authority che governa le tariffe dell’energia elettrica, del gas e dell’acqua. Le nomine dei cinque componenti potrebbero arrivare già alla fine del mese di agosto, in tempo per rispettare la scadenza di settembre.

Basta leggere i nomi che circolano per il rinnovo della commissione, pubblicati nei giorni scorsi da Milano Finanza, per avere la conferma che il modo di procedere sarà sempre lo stesso. Ancora più grave, nella fattispecie, perché le autorità indipendenti devono seguire regole di designazione dei vertici che dovrebbero preservare, appunto, l’indipendenza. In questo caso è necessaria la ratifica da parte della maggioranza qualificata delle commissioni parlamentari.

Da ex Alleanza Nazionale a berlusconiani doc

Fra i nomi che si fanno c’è anche quello di Roberto Alesse, già storico braccio destro del leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, che una quindicina d’anni fa venne nominato al vertice dell’authority sugli scioperi. Il governo Meloni l’ha ora nominato alla direzione dell’Agenzia dei Monopoli.

C’è poi Laura Ravetto, già parlamentare berlusconiana senza se e senza ma (nell’ultimo governo di Berlusconi è stata anche sottosegretaria), che dal 2020 ha lasciato Forza Italia per passare (come ha fatto il già citato Picchi) alla Lega di Matteo Salvini.

E c’è, sempre fra i possibili candidati indicati da Milano Finanza, l’ex parlamentare di Forza Italia Giuseppe Moles, sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo di Mario Draghi, per lunghi anni strettissimo collaboratore dell’ex ministro forzista Antonio Martino e da lì promosso deputato.

Dulcis in fundo, ecco un nome poco conosciuto: quello di Fabrizio Penna. La sua fede politica in Fratelli d’Italia è fuori discussione. Occupa un posto nella giunta dell’Asi, l’associazione sportiva gemmata dal missino Centro Nazionale Fiamma, ora guidata dal sottosegretario all’Ambiente di Fratelli d’Italia Claudio Barbaro.

Ministero nel quale tra l’altro Penna è dirigente con la responsabilità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.Giudichino i lettori. (riproduzione riservata)



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