Nice to meat you! I 7 indirizzi di Milano dove scoprire i piaceri della carne
Argentini, brasiliani, italiani: i migliori ristoranti per gli amanti della carne
In una città che accoglie volentieri sempre più cucina vegetale, ci sono ancora luoghi in cui la proteina animale è la vera protagonista. E se il trend è (giustamente) quello di ridurre la quantità, assicurandosi la migliore qualità, ecco alcune mete meneghine in cui assicurarsi la certezza di soddisfare il proprio istinto carnivoro gourmet.
1. Barbacoa: la tradizione del churrasco rodizio made in Brazil

Via Scipio Slataper 19
Aperto nel 2010 all’interno dell’ex cinema Istria, di cui conserva alcuni elementi architettonici tra cui l’iconica biglietteria, Barbacoa è il ristorante che fa rivivere ogni sera (e la domenica anche a pranzo) l’autentica tradizione del churrasco rodìzio, ovvero del servizio direttamente al tavolo di differenti tagli di carne alla griglia, proposti da abili Passadores ancora sulle tipiche spade chiamate espetos e porzionati davanti al cliente, che può accompagnarli con contorni tipicamente brasiliani come riso farofa (una preparazione di farina di manioca, spesso con uovo e pancetta), manioca e banane fritte, polenta, oltre che con una delle oltre 140 etichette, tra le migliori d’Italia, che compongono la suggestiva cantina a vista.
La sede meneghina è l’unica italiana di un gruppo che conta ben 6 locali in Brasile, 9 in Giappone e che in più di 35 anni di attività è stato capace di mantenersi coerente con la propria identità originaria, unendo la dedizione a uno dei modi più antichi (quasi rituali) di cucinare con la cultura plurale, gioiosa e storica del barbecue e l’allegria tutta latina dello stare insieme e condividere il cibo. Grazie alla partnership con fornitori di carne selezionati, la cucina può contare sulla presenza costante di tutte le varietà di carne e i tagli indicati sul menù, garantendo un servizio di livello e uguale in tutti i ristoranti del brand. La sala invece è ampia ma non dispersiva, dominata dal ricco buffet centrale di antipasti e ravvivata dalla dinamica danza dei passadores, che spostandosi da un tavolo all’altro fanno sentire tutti protagonisti di uno stesso spettacolo.
2. Nero 9: italiano nella cura, cosmopolita nella materia prima

Via Anfiteatro 9
Nero 9 non è un semplice ristorante: piuttosto è il locale in cui Marco Parente, alla guida della cucina, e la moglie Donatella Izzo, artista visiva che dispensa in sala la sua competenza nell’arte di accogliere, hanno realizzato nel 2017 un vero e proprio tempio della carne alla brace. Intimo e accogliente, è uno dei pochi ristoranti a Milano a possedere una vera griglia, che in questo caso viene alimentata a carbone vegetale essiccato naturalmente (dal cui colore deriva il nome sull’insegna, in cui è indicato anche il civico che ospita il locale) e utilizzata per cuocere tagli di carne DOC e DOCG diversi ogni giorno per tipologia e provenienza (dalla Giovenca Piemontese alla Simmenthal Alpina, dall’Angus o la Charra di Spagna, fino alla Manzetta bavarese della Polonia), che il titolare sceglie secondo le disponibilità del mercato, non in base alla razza ma al rapporto tra il grado di marezzatura e sapore, mirando sempre all’eccellenza. Per questo motivo la carta c’è (e include anche due menù degustazioni), ma cambia ogni giorno, arricchendosi di una serie di fuori menù a cui è dedicata anche la Selezione Nero9. Degna di nota anche la lista delle Dry Aged, che include pezzi senz’osso sottoposti a una frollatura a secco di 30-60 giorni, con punte fino a 6 mesi che trasformano la carne nella quintessenza del gusto e sono la più alta espressione della profonda conoscenza che Marco ha dei prodotti e della sua costante ricerca delle migliori tecniche per garantire al cliente un’esperienza che va oltre l’assaggio. Completano la proposta due soli primi, alcuni antipasti e dolci, ma anche una pregiata carta vini con etichette vincitrici di prestigiosi premi a livello mondiale, che si prestano ad abbinamenti sorprendenti con i prodotti che arrivano dalla griglia.
3. El Porteño Prohibido: il fascino della parrilla argentina

Via Macedonio Melloni 9
In una location defilata rispetto al fulcro della movida cittadina, con elementi architettonici e arredi dal gusto vintage autentici importati da Oltreoceano, luci soffuse e spettacoli di vero tango argentino, El Porteño Prohibido è un vero e proprio angolo di Argentina a Milano, che porta a 11mila km di distanza l’atmosfera misteriosa, affascinante, passionale e a tratti malinconica delle autentiche tangerias e milongas di Buenos Aires. Il fulcro del ristorante resta però la parrilla, la tradizionale griglia orizzontale con braci incandescenti sulla quale vengono arrostite varie tipologie di carne (dal pollo al manzo di razza Angus) nei loro tagli più o meno nobili, dal pregiato lomo o filetto, alle costine di vitello o alle salamelle di maiale, fino alle interiora e alle frattaglie. Completano il menù una rivisitazione raffinata delle empanadas, altri tipici piatti argentini come il pollo en escabeche (cotto in umido con verdure varie e aceto), tartare, insalate e alcune portate di pesce e proposte pensate per i vegetariani (come il Palta negra: avocado cotto alla plancia con asparagi saltati e pomodoro confit e semi di girasole o l’Arroz verdulero: riso basmati con verdure di stagione e germogli di soia saltati al wok). Infine, i dessert: dal protagonista dulce de leche, un dolce cremoso a base di latte e zucchero, ai panqueques, le mousse, fino alle torte fatte in casa. La cantina invece vanta vini argentini tra i più raffinati come il Malbec e il Torrontes, ma anche prestigiosi rossi e bianchi nazionali ed esteri, più alcuni selezionati spumanti e Champagne.
4. Viro Steak Restaurant: una meat boutique internazionale

Via Lodovico Settala 2
Viro Steak Restaurant è un locale dall’atmosfera contemporanea e ricca di fascino, elegante e sensuale al tempo stesso, pensato per gli amanti della carne e per chi vuole compiere un viaggio attorno al mondo semplicemente sedendosi a tavola, per chi cerca i sapori primordiali, declinati in ricette contemporanee e accattivanti, da gustare in un’atmosfera suggestiva e raffinata, sempre diversa ma sempre all’altezza delle aspettative. La proposta è incentrata sulle carni pregiate, selezionate nei migliori tagli (in carta ce ne sono 28, di cui 16 sempre presenti e 12 disponibili a rotazione), frollate «in casa», nell’imponente cella di vetro che accoglie i clienti all’ingresso del locale (secondo la tecnica sia dry, che consiste nella frollatura della carne per almeno 6 settimane in speciali celle frigorifere a temperatura, ventilazione e umidità controllate tra 0 e 3° con umidità tra il 70 e l’80%, sia wet, che prevede la conservazione della carne sottovuoto per almeno 3 settimane, sempre tra 0 e 3° ma in assenza di ossigeno) e preparate secondo antiche ricette e tecniche tradizionali rivisitate in chiave innovativa, secondo l’estro dello chef. Da provare è sicuramente la pregiata Aged Wagyu Juku, una vera esclusiva in Europa, proveniente dal Sol Levante e vincitrice nel 2024 della a medaglia d’oro al World Steak Challenge: si tratta di una tra le migliori carni del mondo (proviene dalla pregiata razza giapponese Wagyu nutrita con un mix di riso, mais, sesamo, alghe, frutta, farina di tofu, scarti di patata dolce e soba, batteri lattici benefici e semi di lino) frollata per almeno 60 giorni e caratterizzata da un intenso gusto umami, con un profilo aromatico complesso ed erbaceo, con sfumature iodate e una consistenza più tenera e burrosa.
5. Don Juan: la carne secondo la tradizione dei gauchos

Via Altaguardia 2
Restando in atmosfera argentina, c’è Don Juan, il ristorante fondato nel 2000 e diventato uno dei punti di riferimento per gli amanti della carne che vogliono vivere un’esperienza culinaria autentica e coinvolgente, sperimentando l’atmosfera di un’autentica casa di campagna argentina con l’Asado de Campo. La proposta gastronomica spazia dal menù degustazione con l’asado cotto per 8 ore nel legno di faggio (in ricordo delle tradizioni rurali argentine) e ricette più creative e raffinate, alla formula del Business Lunch. Il sabato a mezzogiorno c’è la Parrilla Libera, mentre il pranzo della domenica è accompagnato da spettacoli di tango. Momenti culinari diversi pensati per far immergere gli ospiti nel fascino della vera Argentina, mentre assaggiano i piatti che raccontano la tradizione gastronomica locale e sorseggiano una delle 300 etichette dei migliori vini argentini, oltre ai classici italiani, francesi, cileni e uruguaiani.
6. Varrone: la filosofia carnivora dell’eccellenza

Via Alessio di Tocqueville 7
Premiato con due fiamme nella classifica Migliori 50 Steak House italiane 2025, Varrone è il ristorante che riassume la sua filosofia nella ricerca dell’eccellenza delle migliori carni al mondo provenienti da allevamenti virtuosi e rispettata ed esaltata nelle sue caratteristiche peculiari sia quando viene servita cruda, sia quando viene cotta a fiamma viva, sulla griglia alimentata da pregiato legno di quercia. L’obiettivo del patron e grigliatore Massimo Manutelli è far vivere ai suoi ospiti un’esperienza gastronomica «taylor made», guidandoli in un viaggio lontano dalle rotte più note in fatto di preparazioni e gusti. Da Varrone tutto è curato nei minimi dettagli, non solo nella preparazione dei piatti ma anche nel layout del locale, che porta la firma del designer Diego Perusko e si caratterizza per l’utilizzo di materiali eleganti come legno di quercia, ferro e pietra, sviluppandosi attorno alla griglia e alle vetrine della carne, disposta in vista come in una boutique.
7. Manna: l’accessibilità dell’inusuale, con gusti riconoscibili

Piazzale Governo Provvisorio 6
Aperto dal 2008 in una location defilata rispetto alle zone più inflazionate della ristorazione milanese, Manna è il luogo in cui Matteo Fronduti ha dato vita a una cucina senza compromessi adatta a chi vuole ritrovare nel piatto gusti riconoscibili presentati in maniera non convenzionale, ma anche a chi non teme di osare a tavola e vuole provare qualcosa di nuovo. Il menù è onnivoro, ma i piatti di carne spiccano per la capacità di spingere sull’acceleratore dei sapori e allontanarsi dalla comfort zone a cui i palati gourmand sono abituati. Tra carta e percorsi degustazione capita così di imbattersi in portate ardite e abbinamenti inediti: Battuta di cuore, nocciole, senape e erba ostrica; il Riso, mortadella di milza, marsala, caciocavallo e pane tostato; Riassunto di bollito; Grasso di manzo arrosto, sgombro marinato, leche de tigre e arachidi ma anche Seppia cruda, limone bruciato, midollo e melissa; Pasta, fagioli, cozze e cotiche; Animelle e ostriche; Trippa, cozze e fagioli; Rognone, ricci, gin e prezzemolo. Anche per quanto riguarda l’ambiente, frutto di una recente e rivoluzionaria ristrutturazione, nulla è lasciato al caso: se il cliente viene accolto all’ingresso da un’imponente bottigliera che evoca il logo stesso del ristorante e riprende le proporzioni della Basilica di Sant’Ambrogio, in sala tutto è stato pensato dal cuoco per creare la condizione sensoriale perfetta, con tavoli in cemento inamovibili, ben distanziati tra loro, ampie vetrate, illuminazione studiata e un sistema di climatizzazione adatto a garantire il massimo comfort, anche a costo di sfidare le simmetrie dello spazio, di corrompere l’equilibrio tra pieni e vuoti e di rinunciare all’aggiunta di qualche coperto. (Riproduzione riservata)
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