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Nella cantina Ca’ del Bosco, alla scoperta dei nuovi spazi evocativi

Un viaggio in Franciacorta, nella cantina Ca’ del Bosco, alla scoperta dei nuovi spazi evocativi. Per vivere un’esperienza che coinvolge tutti i sensi

di Magda Mutti
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Eravamo abituati a vedere l’enologo come un tecnico chino sulle uve e vigile sui mosti, poi è arrivato Maurizio Zanella e natura, vino e arte si sono fusi. Non una magia quella dell’animatore di Ca’ del Bosco, ma mercato e cultura, un’impresa fatta di traguardi di volta in volta superati. Era il 1964 quando in Franciacorta sua madre Anna Maria Clementi acquistò due ettari di bosco. Nel 1968 fu piantato il primo vigneto.

Nella cantina Ca’ del Bosco, alla scoperta dei nuovi spazi evocativi

Oggi gli ettari a filari sono 280, tutta viticoltura biologica, distribuiti in 11 dei 19 comuni di un territorio che eccelle per gli spumanti Docg. Siamo alla vendemmia numero 52. Nel frattempo le colture sono diventate un parco artistico e le cantine, via via più vaste e profonde, fino a una trentina di metri, hanno goduto del tocco di architetti e designer, fino a configurare, tra esterno e interni, uno spazio espositivo costellato di istallazioni: Igor Mitorai, Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, per citare il valore di una collezione in continuo divenire.

Nella cantina Ca’ del Bosco, alla scoperta dei nuovi spazi evocativi

«Anziché limitarmi a confezionare opere d’arte, ho convinto gli artisti a venire a Ca’ del Bosco per realizzare opere site specific, in modo da porre l’arte in dialogo con la natura e il nostro straordinario territorio», racconta il presidente della maison Maurizio Zanella. Come succederà a ottobre a Irene Coppola, vincitrice, con l’opera Handandland, del Premio Scultura Ca’ del Bosco, dedicato ad artisti under 40, fortemente voluto da Zanella.

Intanto, Maurizio e la famiglia Marzotto (a capo del gruppo vinicolo Santa Margherita che è entrato a far parte del gruppo Ca’ del Bosco nel 1994) hanno tagliato il nastro della nuova cantina, completando un sogno. Il Cancello Solare, la scultura di bronzo dorato di Pomodoro, dà il benvenuto e introduce ai nuovi locali dell’accoglienza progettati da Falconi Architettura: da qui, un ingresso ad anello forma una corte, al cui centro troneggia una quercia, simbolo del bosco che dà nome alla maison.

Maurizio Zanella, fondatore e presidente Ca del Bosco (foto di Giuseppe La Spada)
Maurizio Zanella, fondatore e presidente Ca del Bosco (foto di Giuseppe La Spada)

Si prosegue nel parco metafisico punteggiato da opere d’arte e si attraversano il ponte giapponese e i prati pettinati per arrivare alle cantine, spazi storici dal colore dominante rosso vinaccia, memoria del territorio e del lavoro di vinificazione; poi al caveau, luogo del passaggio tra la cantina di ieri e quella di oggi, e poi a un tunnel, dove è evidente un voluto cambio di passo semantico. Le sinestesie stimolano i sensi, l’illuminazione crea una volta stellata attraverso i fori delle pupitres, mentre i suoni in sottofondo ricreano il lavoro in cantina e le pareti... le pareti sono foderate da bottiglie della Vintage Collection, accatastate una sull’altra a tutt’altezza.

Nella cantina Ca’ del Bosco, alla scoperta dei nuovi spazi evocativi

Sul lato sinistro si apre la Vinoteca, la collezione dei vini prodotti dal 1972 a oggi. Ed ecco che si raggiunge uno spazio circolare, la Cupola dei Sensi, con la scenografia curata dall’artista Andre Guidot, il luogo di iniziazione alla produzione delle bollicine Franciacorta in cui ogni nicchia offre un’immersione esperienziale sensoriale contagiosa, vista, tatto, olfatto, udito, che condurrà alla degustazione dei vini a fine percorso. Al suo centro, cattura l’attenzione il Ludoscopio di Paolo Scirpa, un pozzo di luce ipnotico che si riflette in un fondo infinito. La sequenza di sorprese ci proietta verso il portale della Prestige Immersion: uno spazio dorato all’interno di una gigantesca bottiglia capovolta composta da oltre 33mila bottiglie vuote e retroilluminate di Cuvée Prestige.

Nella cantina Ca’ del Bosco, alla scoperta dei nuovi spazi evocativi

A 23 metri di profondità, ecco la nuova area di affinamento delle mitiche Cuvée, che accoglie fino a 4 milioni di esemplari. Il percorso prende un tunnel inclinato fino alle barricaie storiche. Arriva il momento dell’assaggio. Ora le bollicine sono pienamente sensazionali. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 21/06/2024 10:33
Ultimo aggiornamento: 21/06/2024 11:20
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