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Castello di Cawdor
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Navigando nei mari del nord Europa: prima tappa la Scozia delle Highlands

di Maria Rita Montebelli
01 agosto 2022, 10:02 Ultimo aggiornamento: 10:10

Dal lago di Lochness alla circumnavigazione dell’Islanda, fino all’arcipelago delle Orcadi: in crociera nei mari del nord a bordo della MSC Magnifica. Un blog di viaggio tappa per tappa

È estate, tempo di vacanze e di voglia di evasione. In questo spazio dedicato alla salute e al benessere abbiamo dunque deciso di portarvi in viaggio con noi, seguendo le tappe di una crociera a bordo della MSC ‘Magnifica’. Un blog di viaggio per regalarvi un po’ di freschezza (è una crociera nel Nord Europa) e per invogliarvi a visitare questi luoghi magnifici, ricchi di storia e di una natura fantastica.

È la terra delle cornamuse, degli unicorni, degli eroi e dei cardi (è il fiore nazionale). E potremmo aggiungere anche dei mostri e degli haggies per i più coraggiosi. Ma la Scozia è anche molto più di questo. Divisa in tre regioni (Highlands, quelle di Braveheart e Highlanders per intenderci, Central e Lowlands) e abbondantemente dotata di isole (arcipelaghi delle Shetland, Ebridi e delle Orcadi), la Scozia è anche luogo di famosi castelli, di leggende (chi non conosce Nessie, il famoso mostro del lago di Lochness?) e naturalmente dei whisky più pregiati. Decisamente poco popolata, su un territorio più grande dell’Olanda vivono appena 5 milioni di persone. Capitale delle Highlands è Inverness, bagnata dal fiume Ness, che viene dall’omonimo lago e dal Caledonian, un canale navigabile con una trentina di chiuse, che si snoda per 100 Km tra fiumi e laghi. Costruito dal geniale ingegnere Thomas Telford (1803-1822) per creare un passaggio da est a ovest, cioè una scorciatoia tra il mare del Nord e l’Oceano Atlantico (da Inverness a Fort William), evitando così alle navi la pericolosa rotta lungo le coste settentrionali, il tracciato del canale segue la faglia della Great Glen, (‘grande valle’), che attraversa in diagonale tutta la Scozia.

Uno dei laghi che si incontrano lungo il canale è il celeberrimo Lochness (loch è la parola in gaelico scozzese per ‘lago’). È uno specchio d’acqua dolce stretto e lungo (36 Km), un’oasi di pace con una luce e un’atmosfera speciale (si vedono solo piccoli cottage e residenze d’epoca), che nasconde però molte insidie. Le sue acque gelide (la temperatura si mantiene sui 6° tutto l’anno), fangose di torba, dunque dalla visibilità quasi nulla, in alcuni punti sono profonde anche 230 metri (il doppio della profondità del mare del Nord). Secondo la leggenda è proprio in queste profondità che il monaco irlandese san Columba, giunto in Scozia nel 565 per predicare il cristianesimo, relegò per sempre il mostro (Nessie) che infestava il lago. Sulle sue sponde, le imponenti rovine del castello medievale di Urquhart, dalla storia sanguinosa lunga diversi secoli, distrutto nel 1689 (ma già saccheggiato dal clan dei MacDonald nel 1545), nell’ambito delle guerre tra Giacobiti e Guglielmiti. Oggi è uno dei punti più ‘instagrammabili’ del lago di Lochness, con un bel centro visitatori nel quale è possibile anche assistere ad una breve proiezione sulla sua storia.

Tornando verso Inverness, si costeggia il campo-sacrario della Battaglia di Culloden (16 aprile 1746), la più sanguinosa puntata della guerra civile tra giacobiti (cattolici, seguaci del detronizzato re Giacomo II) e guglielmiti (protestanti, seguaci di re Guglielmo III d’Inghilterra). È qui che in appena un’ora furono massacrati i 7.000 giacobiti, guidati da Charles Edward Stewart, più noto come Bonnie Prince Charlie, per il suo aspetto da ragazzo bellissimo. Questo principe, nato a Roma (tornerà a morire qui ed è sepolto all’interno della basilica di San Pietro), l’anno prima era venuto in Scozia nel tentativo di riportare sul trono la sua famiglia (era il pro-pronipote di Maria Stuarda, regina di Scozia). Nell’attesa dei rinforzi che avrebbero dovuto arrivare dalla Francia, cerca di mettere su un esercito reclutando persone nei villaggi, ma non trova abbastanza persone. Allora ha l’idea di mettere tutti gli uomini a suonare le cornamuse in diversi angoli. Gli inglesi, sentendole pensano che dietro ogni cornamusa ci sia un esercito e scappano atterriti. Quando scoprono l’inganno, contrattaccano, fino ad arrivare alla disfatta di Culloden. Da allora, la cornamusa viene considerata dagli inglesi un’arma di guerra e ne viene proibito l’uso. Insieme a quello del tartan, della lingua gaelica e del sistema dei clan. A riprova dello spirito indomito degli scozzesi però, le cattedrali scozzesi sono piene di angeli, intagliati nel legno o nella pietra, che suonano la cornamusa.

Inverness, nonostante le apparenze, è una città relativamente giovane; rasa al suolo dopo la battaglia di Culloden, fu infatti interamente ricostruita nel XIX secolo. Situata allo sbocco del fiume Ness (Inverness, significa appunto foce del Ness), sul fondo di un fiordo (Moray firth), è una cittadina tranquilla, costellata dai campanili di chiese dall’apparenza vetusta con i loro cimiteri (da non perdere la Old High Church), con il suo mercato vittoriano (Victorian Market, un po’ troppo turistico per la verità) e la sua strada principale, dove si viene a fare shopping da tutte le Highlands. Il lungo fiume è dominato dall’imponente castello (secondo la leggenda costruito da Malcolm III di Scozia, dopo aver distrutto il castello nel quale Macbeth aveva assassinato il padre), attualmente in restauro; è una città da vivere anche nei dettagli un po’ defilati come la libreria Leakey’s, un paradiso per gli amanti dei libri usati, e la colonna con l’unicorno circondato da quattro falconi, a Falcon Square, di fronte all’Eastgate Shopping Centre. Questa creatura mitologica, nobile, pura e potente, è stata ‘adottata’ quale animale nazionale scozzese nel ‘300 da re Roberto (campeggia sullo stemma della Scozia, con una corona e una catena d’oro); tra le tante qualità che gli vengono attribuite c’è anche quella di purificare le acque e il 9 aprile in Scozia si celebra la ‘sua’ giornata. Il piatto tradizionale (solo per stomaci di ferro) del luogo è l’Haggis, un insaccato di interiora di pecora stufate nello stomaco dell’animale, servito con rape e patate (neeps and tatties), celebrato da Robert Burns come il piatto nazionale scozzese (‘Address to a Haggis’, 1787), mentre la bevanda locale, è ovviamente il whisky. Su un pub del centro si legge: “l’amicizia è come il whisky, invecchiando, migliora. Il troppo di qualsiasi cosa è male, ma il troppo di un buon whisky, è a mala pena abbastanza”.

Uno dei pochi castelli della zona sopravvissuti alla distruzione post-Culloden è il Cawdor castle, che rappresenta dunque uno dei rari esempi di castelli delle Highlands dalla struttura medievale. Costruito intorno ad un arbusto di biancospino, simbolo pagano e cristiano di vita e fortuna (nonché protezione contro fulmini, spiriti maligni e streghe), il castello è ancora abitato durante la bassa stagione turistica (da ottobre a Pasqua) da Lady Cawdor. Per questo ha un’aria vissuta, come se la padrona di casa stesse sorseggiando il suo tè nella sala accanto, in mezzo alla sua bellissima collezione di arte moderna. La moquette, fatta tessere appositamente dai Cawdor nel 1991, ha il disegno del loro tartan (fondo blu e verde con riquadri arancio e bianchi). I giardini, il labirinto vegetale (con al centro una statua del minotauro) e l’orto degli alberi da frutta sono meravigliosi in questa stagione, con una moltitudine di corolle colorate che danzano al vento. Una brezza gentile ci porta le note di una cornamusa, degna colonna sonora di questo quadretto idilliaco.



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