I rialzi dei tassi di interesse messi in atto dalla Banca Centrale Europea negli ultimi mesi hanno fatto lievitare l’importo delle rate mensili per i mutui a tasso variabile con un incremento stimato nell’ordine del 70% dall’inizio dell’anno. Capita, però, che alcuni prestiti sembrino crescere in modo sproporzionato rispetto ad altri. Perché?
Una differenza è legata alla diversa costruzione del piano di ammortamento, secondo l’analisi realizzata dal Centro Studi di Telemutuo, che porta a risultati diversi a parità di altre condizioni (durata, capitale residuo, tasso di interesse).
La tipologia di piano di ammortamento più diffusa in Italia è quella alla francese, basata su rate composte da quota capitale crescente e quota interessi (sul capitale residuo) decrescente: con il tasso variabile, entrambe le quote vengono solitamente ricalcolate, ogni volta, in base al tasso di interesse aggiornato secondo l’andamento dell’Euribor. Ma ci sono casi in cui il rimborso della quota capitale che andrà a comporre la futura rata è calcolato anticipatamente e quello che cambia nel tempo è solo la quota interessi, da definire di volta in volta sul debito residuo.
Gli esperti in questo caso spiegano che per ragioni matematiche, una distribuzione di capitale con un tasso d’interesse basso produce un importo più elevato di questa componente già dalle prime rate (ad esempio un piano costruito allo 0,1%, dove la quota capitale che compone la rata è praticamente pari al capitale originale diviso per i mesi di rimborso): questo è quello che è successo a chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile negli ultimi anni con tassi di riferimento prossimo allo zero.
Alla quota capitale predefinita va ad aggiungersi la quota interessi, che viene ricalcolata di rata in rata, in base al tasso d’interesse del momento e sul capitale residuo. Dal momento che i tassi stanno crescendo, la quota interessi continua ad aumentare: ecco allora spiegato il perché la rata di un mutuo a tasso variabile costruita con un piano di ammortamento di questo tipo è destinata a salire in modo più marcato.
Per rendere più comprensibile questo concetto, gli esperti di Telemutuo hanno fatto una simulazione prendendo come base di riferimento un mutuo da 70 mila euro con una durata di 20 anni, tasso di interesse variabile con valore iniziale +1,49%, acceso il 15 febbraio 2021. In questo caso, la rata iniziale sarebbe stata pari a 337,46 euro. Due anni e mezzo più tardi, a giugno 2023, il tasso variabile è salito a +5,52%. Con un piano di ammortamento di tipo tradizionale (alla francese) la rata sarebbe dunque salita a 465 euro al mese, di cui 175 euro di capitale e 290 euro di quota interessi.
Nel caso in cui il piano di ammortamento fosse stato costruito in modo da mantenere fissa la quota capitale, l’importo della rata sarebbe salito a 550 euro, di cui una quota capitale predefinita pari a 258,76 euro (calcolata all’1,49%) e una quota interessi di 290,37 euro, calcolata sul capitale residuo di 63.125 euro al tasso del 5,52% per i restanti 17 anni e nove mesi di rimborso.
«Come è evidente dalla nostra simulazione, lo svantaggio principale di questa seconda tipologia di piano di ammortamento è relativo all’impatto della rata sul bilancio familiare, soprattutto in un periodo di elevata inflazione, come quello che stiamo vivendo», spiega Angelo Spiezia, amministratore delegato di Telemutuo, «d’altra parte, si restituisce più velocemente il capitale avuto in prestito, un aspetto vantaggioso se si ha intenzione di procedere ad estinzioni parziali del finanziamento».
Secondo Spiezia, tuttavia, anche chi potrebbe permettersi di pagare una rata del mutuo più elevata dovrebbe optare comunque per la stipula di un finanziamento con un piano di ammortamento in cui non si corre il rischio di eccessivi rialzi, ma piuttosto, se le entrate lo permettono, dà la possibilità di accantonare mensilmente la quota risparmiata. Procedendo poi con estinzioni, parziali o totali, che hanno costo zero, si potrà chiudere il prestito prima della sua naturale scadenza, avendo però avuto nel frattempo minori preoccupazioni per quanto riguarda le spese quotidiane. (riproduzione riservata)