Musigny Grand Cru, male le annate junior
Perdita media del 13% per le 18 annate dal 2001 al 2019. In evidenza Mugnier. La perdita di valore è circa la metà del -22% registrato dalle senior
Alla ribalta, questa settimana, sono le vendemmie degli anni 2000 del Musigny Grand Cru. Sono 18 i millesimi per i quali è possibile confrontare la quotazione odierna con quella dell’anno scorso (16, per motivi di spazio, in tabella) e il confronto conferma che nemmeno queste 18 bottiglie delle annate junior sono riuscite a sottrarsi all’ondata di ribasso che quest’anno ha investito i grandi rossi di Borgogna: tutte assieme l’anno scorso costavano 286.123 euro mentre adesso per comprarle ne bastano 249.576. La differenza di 36.548 euro segnala però una perdita del 13% scarso, il che significa che sono in ribasso seppure dimezzato rispetto a quello delle annate senior, che hanno perso poco meno del 22%.
A emergere, tra le aziende produttrici, è il Domaine fondato nel 1863 da Jacques Frédéric Mugnier, che avendo fatto fortuna producendo aperitivi e liquori a Digione si era comprato l’imponente Chateau Chambolle-Musigny, che disponeva di un piccolo vigneto di 4 ettari. La progressiva crescita dell’azienda culminò nel 1902 con l’acquisizione di un importante “clos” a Nuits St Georges. Nel 1950, una svolta clamorosa: il pronipote del capostipite, Jacques Frédéric, ha ceduto l’azienda liquoristica e ha dato in affitto i preziosi vigneti di Chambolle-Musigny. L’assenza di questo marchio è durata 35 anni: nel 1985, a contratto d’affitto scaduto, è subentrato il Frédéric Mugnier di quinta generazione, che è riuscito a conciliare la gestione del Domaine con il suo impegno di pilota di linea. E con le sue capacità di aviatore l’ha fatta volare molto in alto. (riproduzione riservata)
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