Il punto di partenza è che il Mef ha bisogno di far cassa dovendo gestire un rapporto deficit/pil al rialzo e una Nadef, la nuova nota di aggiornamento del Def, complessa, con il Btp decennale che rende il 4,7% e lo spread che si avvicina a quota 200. E quindi accelerano le voci di una possibile cessione di quote in capo a Mps, che il Mef controlla al 64% e da cui dovrebbe uscire verso fine 2024.
Il titolo Mps cede il 3,4% a 2,47 euro mercoledì 27 settembre, con il Ftse Mib positivo per lo 0,3% circa dopo che ola banca guidata dal ceo Luigi Lovaglio è tornata al centro della scena. E non solo perché diverse fonti di stampa tornano sul tema della cessione, fino al 10% a breve termine, ma perché il Tesoro non vorrebbe solo vendere a tranches la partecipazione, ma chiudere il dossier organizzando un’operazione più ampia di riassetto del sistema bancario in Italia. E di questo si parla da anni.
L’idea, come torna a scrivere Bloomberg mercoledì, è creare il terzo polo bancario dietro a Intesa Sanpaolo e Unicredit. L’idea del governo sarebbe di trovare un acquirente dalle dimensioni simili a quelle di Mps, quindi Banco Bpm o Bper Banca. Opzioni già emerse in passato e anche questa volta l’istituto milanese guidato da Giuseppe Castagna, contattato dall’agenzia di stampa americana, ha ribadito il suo no, mentre la banca modenese, controllata da Unipol, non ha commentato.
Prima di un’operazione straordinaria il governo prevede la vendita di una quota di minoranza di Mps attorno al 15% sul mercato, magari in più tranches. Entro la fine dell'anno potrebbero essere chiamati a lavorare gli advisor, si parla di Equita Sim che deve tener conto del cosiddetto rischio di overhang sul mercato, ovvero che l’immissione di un nutrito pacchetto di azioni finisca per deprimere il titolo che è salito del 20% da inizio anno e che vale 3,13 miliardi di capitalizzazione.
Considerata la necessità di liquidità del Mef a breve termine, un’operazione più strutturata di M&A porterebbe in cassa al governo 2 miliardi, ovvero quanto la tassa sugli extraprofitti delle banche che ha sollevato un gran polverone. Il Mef ha partecipato all’ultimo aumento di capitale del Monte nel 2022 al prezzo di 2 euro, oggi l’azione vale 2,47.
La Commissione Europea, il braccio esecutivo dell’Ue, ha ricordato all’Italia di uscire da Mps entro il prossimo anno. Era stata chiamata in causa a suo tempo Unicredit, sotto la guida dell’ad Andrea Orcel, che si è ritirata dal fascicolo dopo aver fatto la due diligence alla banca senese. Nel frattempo, l’ad Lovaglio sta rimettendo in ordine i conti di una banca soggetta a 10 anni di bilanci complessi e di rafforzamenti di capitale.
Mps ha chiuso il primo semestre del 2023 con un utile netto di 619 milioni di euro, rispetto ai 53,1 milioni contabilizzati nello stesso periodo dello scorso anno. Nel solo 2° trimestre l'utile netto è stato di 383 milioni di euro. E il rapporto costi/ricavi si è attestato al 49%, un dato decisamente migliore rispetto al 67,6% del 2022.
Secondo gli analisti di Mediobanca Securities, lo sconto sull’attuale prezzo delle azioni «potrebbe raggiungere il 9-10% rispetto al 15% che Axa ha dovuto sopportare quando ha collocato una quota dell’8% circa sul mercato».
Gli esperti di Piazzetta Cuccia ritengono che «il rischio eccessivo di un collocamento sta ora aumentando e forse non scomparirà se si valutano ulteriori collocamenti entro giugno 2024, mentre le fusioni e acquisizioni potrebbero richiedere tempo, probabilmente nel 2024-25». Mediobanca ha inserito Mps nel portafoglio Long/Short in posizione short (di vendita). (riproduzione riservata)