Banco Bpm non ha nessuna intenzione di aggregarsi con Mps. Torna a ribadirlo il presidente di Banco Bpm, Massimo Tononi, a margine dell’assemblea di Banca d’Italia, aggiungendo che la strategia stand alone ha permesso di raggiungere risultati importanti.
«Ribadisco che non abbiamo alcuna intenzione di perseguire un progetto di aggregazione con Mps», ha affermato Tononi, spiegando che Banco Bpm ha una strategia stand alone che ha consentito di conseguire risultati «davvero positivi e soprattutto con la quale contiamo di creare ancora molto valore per il futuro», ha aggiunto il banchiere. L’istituto di credito ha terminato il 2022 con un utile netto di 702,59 milioni di euro, in crescita del 23,5% rispetto ai 569,07 milioni dell’esercizio precedente, un margine di interesse salito a 2,31 miliardi di euro (+13,4%) grazie all’aumento dei tassi e un Cet1 in miglioramento al 14,3%.
In un'intervista rilasciata martedì al quotidiano La Repubblica, l'amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, ha affermato che la banca «può e deve» unire le forze con le altre banche italiane per costruire un «terzo polo» nel settore bancario del Paese. Tuttavia, Lovaglio si è rifiutato di commentare se Banco Bpm, Bper Banca o Unicredit siano i partner migliori per la banca senese ancora controllata dallo Stato.
In realtà, Fabrizio Palenzona, presidente di Fondazione Crt, guarda con favore a un takeover di Unicredit su Banco Bpm. Nozze che anche Mediobanca Securities vede di buon occhio: «un M&A in Italia fra i due gruppi con sede a Milano potrebbe avere senso solo se la valutazione relativa permettesse di avere un premio per il controllo, oneri di ristrutturazione, un eventuale riallineamento delle metriche di rischio e il potenziale costo sul Cet 1 della migrazione del modello interno fosse vantaggioso rispetto alle sinergie di costo», ha scritto in una nota recente Mediobanca Securities.
Nonostante questo, il titolo Mps nella seduta di oggi, 31 maggio, è stato per un attimo sospeso per eccesso di rialzo (massimo intraday a 2,164 euro, livello già toccato due giorni fa). Ora guadagna il 4,06% a 2,155 euro con lo 0,7% del capitale passato di mano (8,7 milioni di pezzi).
A sostenere il titolo le rassicurazioni del governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo cui in Italia, così come negli altri paesi dell’area dell’euro, non si sono registrati deflussi anomali di depositi. «Dal luglio dello scorso anno, quando aveva toccato il picco di quasi 1.620 miliardi, questa forma di provvista è diminuita del 6%; il calo riflette la fisiologica riduzione della liquidità accumulata durante la pandemia e la ricerca da parte della clientela di forme di investimento più remunerative, in grado di proteggere meglio i risparmi dall’inflazione. La flessione dei depositi ha avuto riflessi contenuti sugli indicatori di copertura della liquidità e di stabilità della raccolta, che si mantengono ben al di sopra dei minimi regolamentari».
Guardando in generale al settore bancario italiano, le posizioni short sulle banche italiane sono diminuite nell’ultima settimana. Mediobanca Securities ha, infatti, segnalato uno 0,22% di posizioni short su Banco Bpm (-35 pb settimana su settimana), un 1,85% su Bper Banca (-89 pb settimana su settimana), un 1,23% su Intesa Sanpaolo, stabile settimana su settimana e un 3,98% su Unicredit, in calo di -23 pb settimana su settimana. (riproduzione riservata)