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Mps in rally in Borsa, Intermonte: il dividendo può essere anticipato di un anno e rendere oltre il 10%
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Mps in rally in Borsa, Intermonte: il dividendo può essere anticipato di un anno e rendere oltre il 10%

26 ottobre 2023, 16:02 Ultimo aggiornamento: 18:16

Con lo spread Btp/Bund sotto 200 dopo la pausa della Bce sui tassi, le banche italiane tirano un sospiro di sollievo, Mps compresa. Intermonte avvia la copertura dell’azione con un giudizio outperform e un target price che implica un potenziale margine di apprezzamento del 45,8% rispetto alla quotazione attuale | Mps, il Mef sceglie gli advisor per la privatizzazione. Sono Ubs, Jefferies e Clifford Chance

Con lo spread Btp/Bund sotto quota 200 punti base dopo la pausa della Bce sui tassi (fermi al 4,5% in seguito a 10 aumenti consecutivi), le banche italiane tirano un sospiro di sollievo. Mps compresa, in rialzo ora del 2,52% a 2,402 euro, complice Intermonte che oggi, 26 ottobre, ha avviato la copertura dell’azione con un giudizio outperform e un target price a 3,50 euro che implica, quindi, un potenziale margine di apprezzamento del 45,8% rispetto alla quotazione attuale.

Titolo Mps sottovalutato

«I rischi di downside appaiono limitati. L’azione scambia a 0,3 volte il net asset value», a sconto rispetto ai competitor, «un valore che non riflette appieno il progresso ottenuto fino a ora nella ristrutturazione», si legge nella nota di Intermonte raccolta da milanofinanza.it. Senza contare, continua la Sim, che le problematiche legali sembrano coperte dagli accantonamenti e da una generazione di capitale di circa 3 miliardi nel periodo 2023-2025. Al contrario, potrebbe esserci un potenziale upside significativo, soprattutto considerando l'appeal M&A. Inoltre, i conti del primo semestre di quest’anno hanno mostrato il primo segnale tangibile di un’inversione a U, capitalizzando il lavoro di riduzione dei rischi svolto negli ultimi anni. Tuttavia, una rivalutazione delle azioni deve ancora concretizzarsi.

Intermonte: il dividendo può essere anticipato di un anno e rendere oltre il 10%

Il coefficiente patrimoniale Cet1, atteso da Intermonte al 16,9% e al 16,8% nel 2023 e nel 2024, rispettivamente, «offre al Monte una flessibilità considerevole a livello di capitale tanto che il pagamento del dividendo potrebbe essere anticipato di 1 anno: con i risultati del 2024 e pagato nel 2025 o anche di più». Una flessibilità che potrebbe essere supportata anche dall'esito degli stress test del 2023: Mps ha ottenuto un'ottima performance con un Cet1 nel peggiore scenario previsto per il 2025 pari al 12%, superiore alla media delle banche europee e italiane. 

La Sim ha stimato a valere sul bilancio 2024 un dividendo di 0,242 euro per azione (yield del 10,3%) e di 0,229 euro per azione nel 2025 (yield del 9,8%) a fronte di un utile netto adjusted atteso, rispettivamente, a 1,064 milioni di euro (1,145 milioni nel 2023 dai -189 milioni del 2022) e a 1,007 milioni. Naturalmente la remunerazione agli azionisti sarebbe un segnale strategicamente importante per il mercato, continua Intermonte. Infatti, «obbligherebbe a guardare Mps da un punto di vista dei fondamentali e non solo in termini di speculazioni legate alla sua privatizzazione e ai problemi legali», precisa Intermonte, secondo cui i rischi legali sono gestibili. Entro la fine dell’anno sono attese ulteriori sentenze chiave. «Ciò potrebbe attenuare la percezione del rischio legale», l'ultima giustificazione alla base dei multipli sacrificati a cui tratta Mps in Borsa.

Focus sulla privatizzazione

A proposito dell’uscita dello Stato da Mps, il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso della conferenza stampa di presentazione della manovra di bilancio, ha ribadito come il Governo abbia un programma ambizioso di privatizzazioni e ha risposto positivamente alla domanda in merito alla possibilità che la privatizzazione di Mps, di cui il Mef è azionista di maggioranza con il 64%, possa avvenire entro il 2024. Nei giorni scorsi, attraverso un comunicato ad-hoc, il Mef ha indicato di mantenere “amplia flessibilità” nella definizione delle modalità di cessione della partecipazione nella banca, che potrebbe avvenire in una o più fasi. Il primo step - che potrebbe realizzarsi già a inizio 2024 - potrebbe essere quello della cessione di una quota, compresa tra il 10% e il 20%. Non è escluso, inoltre, che, con la dismissione di una quota, il Governo possa chiedere una proroga alla Bce per l’uscita completa dal capitale.

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È, invece, più complessa l’individuazione di eventuali compratori/partner industriali, considerando che Unicredit e Banco Bpm si sono espressi in modo contrario. Lo scorso 24 ottobre anche Carlo Cimbri, presidente di Unipol, primo azionista di Bper Banca, ha di nuovo ribadito che Mps non fa parte della strategia che Bper sta seguendo, escludendo, quindi, ancora una volta una fusione con la banca senese. «Il consolidamento tra le banche italiane è un mantra pluridecennale in cui Mps ha sempre avuto un posto di rilievo. Come target, la banca sarebbe tecnicamente difficile da digerire: il suo azionista principale è il Governo che ha una quota del 64% dopo due ricapitalizzazioni precauzionali negli ultimi cinque anni. Al prezzo attuale il Governo ha di fronte a sé una perdita multimiliardaria che rende la privatizzazione della banca difficilmente fattibile dal punto di vista puramente finanziario. Ciò premesso, riteniamo che l’operazione debba essere strutturata nei giusti tempi con un partner nazionale o transfrontaliero in grado di valorizzare l’investimento», conclude Intermonte. (riproduzione riservata)



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