La cardiomiopatia aritmogena (Acm) è una malattia genetica che colpisce il cuore, soprattutto di giovani e atleti e, attraverso l’irregolarità del ritmo cardiaco, può portare nei casi più gravi alla morte improvvisa. Uno studio, coordinato dal Centro cardiologico Monzino e finanziato dalla Fondazione Giacomo Ponzone, ha chiarito alcuni meccanismi che alterano le cellule del cuore impazzito dimostrando come questa malattia, finora priva di una vera e propria terapia farmacologica, (si utilizzano metodi di supporto come l’impianto del defibrillatore nel paziente), potrebbe essere curata con i farmaci in uso per modulare il calcio.
I ricercatori hanno studiato il disequilibrio del calcio nelle cellule cardiache, meccanismo noto di scompenso cardiaco, ma finora poco correlato alla Acm. Due sono i tipi principali di cellule nel cuore: i cardiomiociti deputati alla contrattilità del muscolo cardiaco e le cellule stromali, che sono più numerose dei cardiomiociti e fungono da supporto.
«Il nostro studio dimostra per la prima volta che anche le cellule stromali da paziente con Acm presentano alterazioni spontanee nei livelli di calcio rispetto alle cellule di un soggetto sano», spiega Elena Sommariva, ricercatrice del Monzino e coautrice della pubblicazione. «La deregolazione della normale omeostasi del calcio contribuisce all’aumentata capacità di differenziamento in adipociti (cellule adipose) e miofibroblasti (responsabili della fibrosi) delle cellule stromali cardiache, promuovendo così un rimodellamento anomalo del tessuto cardiaco. Da un lato infatti un cuore grasso, cioè ricco di cellule adipose, non conduce gli stimoli elettrici e dall’altro un cuore fibrotico si contrae meno. Il differenziamento anomalo delle stromali Acm era già stato osservato in studi precedenti, ma non ne conoscevamo il meccanismo. Ora abbiamo capito che alla base di questo processo patologico c’è l’alterazione dei livelli di calcio, aprendo la via a un possibile approccio terapeutico».
L’indagine ha quindi dimostrato l’efficacia di Flecainide, un farmaco già in uso per trattare le aritmie e quindi attivo sui cardiomiociti. «Con questa ricerca abbiamo fornito una prova di concetto che dei farmaci modulatori del calcio potrebbero essere efficaci contro la cardiomiopatia aritmogena», afferma Angela Serena Maione, ricercatrice del Monzino e prima firmataria del lavoro. «Agendo farmacologicamente sulle proteine che regolano il contenuto di calcio nelle cellule stromali abbiamo ottenuto una riduzione del differenziamento fibro-adipogenico. Complessivamente i nostri risultati estendono le conoscenze sulla disregolazione del calcio nella cardiomiopatia aritmogena al compartimento cellulare stromale, come meccanismo causativo delle loro alterazioni. Dimostrano inoltre una nuova modalità d'azione della Flecainide su un nuovo bersaglio terapeutico». (riproduzione riservata)