Un autunno sfidante quello che attende l’Italia secondo Morgan Stanley, mentre il governo Meloni si avvia a tagliare il primo anno di vita e la Commissione europea ha ridotto le stime di crescita del pil tricolore di quest’anno da +1,2%, previsto a maggio, a +0,9%, senza cadere comunque in recessione come prevede per la Germania, per cui ora pronostica un -0,4% nel 2023, laddove nelle stime precedenti continuava a indicare una crescita, sebbene limitata allo 0,2%. Entro il 27 settembre l’esecutivo deve pubblicare l’aggiornamento alla Nadef, il documento di economia e finanza alla base della legge di bilancio 2024.
«Il bilancio 2024, che si preannuncia complesso, renderà probabilmente questo autunno molto impegnativo per il governo italiano. Attualmente, ci aspettiamo deficit fiscali più elevati e una crescita economica più debole», afferma Chiara Zangarelli, economista di Morgan Stanley. «Lo spazio per la manovra fiscale è inferiore per via di prospettive di crescita più deboli e per l’extra spesa legata al super bonus», prosegue Zangarelli. Per quanto riguarda i tassi di interesse, l’investment bank prevede che lo spread tra i titoli di stato italiani a 10 anni e quelli tedeschi tornerà a 200/210 punti base entro la fine dell'anno, rispetto agli attuali 174 punti base.
Il pil italiano del secondo trimestre del 2023 in Italia è sceso inaspettatamente del -0,4%. «Ciò per via di una crescita della spesa privata debole e un crollo degli investimenti a causa di una produzione edilizia modesta. La crescita potrebbe sperimentare un rimbalzo nel terzo trimestre, ma indicatori come il pmi e le prospettive per l'economia tedesca indicano un margine di miglioramento limitato», afferma l’economista.
Quanto è probabile in questo contesto una recessione? «Nonostante non sia il nostro scenario base, non può essere esclusa del tutto», sottolinea l’economista. Morgan Stanley è più pessimista rispetto alla Commissione europea ma ha rivisto anch’essa le stime prevedendo «una crescita del pil dello 0,8% per il 2023 e il 2024, rispetto alle previsioni iniziali di +1,0% e +0,9%, mentre il governo dovrebbe confermare il +1% sul 2023».
«La crescita più debole, durante questo e il prossimo anno, probabilmente comporteranno un aumento del deficit fiscale sia per 2023 sia per 2024. Inoltre, il costo più elevato dei crediti d'imposta per la ristrutturazione, come il superbonus, potrebbe essere un driver di questo aumento. Prevediamo un deficit fiscale del 5% per il 2023, ma l'inclusione di 30 miliardi di spese extra per il superbonus potrebbe farlo aumentare di 1,5 punti percentuali quest'anno. Per il 2024, stimiamo un deficit fiscale del 4.2%, rispetto al 3,7% previsto dal governo ad aprile», prosegue Zangarelli. Che aggiunge: «Qualsiasi revisione al rialzo del deficit deve essere vista nel contesto di quel consolidamento fiscale che i Paesi dovrebbero subire a partire dal prossimo anno a seguito della reintroduzione del Patto di stabilità e crescita».
Sul fronte dei tassi, «i fattori di supporto che hanno permesso allo spread tra i Btp a 10 anni e i Bund di attestarsi a 160 punti base si sono dissolti. Dopo il raggiungimento del livello minimo questa estate, lo spread ha iniziato a allargarsi nuovamente. Si prevede un ritorno nell'area di 200/210 punti base entro la fine dell'anno, alimentato da vari fattori, tra cui il deterioramento dei dati sull'attività dell'eurozona, una preferenza per la duration rispetto al credito e un potenziale annuncio della Bce riguardo agli investimenti Pepp del 2024», spiega Zangarelli.
Secondo Morgan Stanley il rendimento del Bund a 10 anni scenderà al di sotto del 2% entro la fine dell’anno. «Il peggioramento economico dell’Eurozona con il rallentamento che si potrebbe estendere non solo dal settore manifatturiero ai servizi, ma anche dai Paesi core a quelli non core, porterà probabilmente a una pausa negli aumenti dei tassi della Bce e al proseguimento del calo su base annua dell'inflazione complessiva e una marcata riduzione dell'indice dei prezzi al consumo core. Dal lato della domanda, contrariamente alle nostre aspettative, il rally dei Btp non è stato alimentato dagli acquisti di non residenti: hanno tagliato le loro partecipazioni tra agosto 2021 e gennaio 2023 di 103 miliardi di euro e ne avevano riacquistati solo 16 miliardi fino a maggio 2023. Senza il ritorno dei non residenti e con la domanda al dettaglio in calo ci aspettiamo che i Btp continuino a scendere di prezzo rispetto ai titoli di Stato dei Paesi core», conclude l’economista. (riproduzione riservata)