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Mercati azionari 2025: tra volatilità e trend rialzista

27 dicembre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 12:29

Il 2025 ha visto mercati azionari mondiali in crescita, sostenuti da un contesto macroeconomico stabile e dall'entusiasmo per l'intelligenza artificiale, nonostante shock temporanei causati da politiche commerciali e dazi statunitensi

Nel 2025 i mercati azionari mondiali hanno vissuto un anno interessante, con fasi di alta volatilità ma sempre all’interno di un trend di fondo rialzista. L’ottimismo è stato sostenuto da un contesto macroeconomico più stabile, dall’aspettativa di un graduale allentamento monetario (che si è effettivamente concretizzato) e dal continuo entusiasmo per le tecnologie legate all’Ai (intelligenza artificiale). Tra gli elementi che hanno mosso maggiormente i mercati spiccano la politica commerciale e i dazi statunitensi, in grado di imprimere shock momentanei sugli asset rischiosi, successivamente recuperati in modo tempestivo.

Stati Uniti: performance e concentrazione tecnologica

Negli Stati Uniti, in particolare, gli indici azionari principali hanno registrato rialzi consistenti, con l’S&P 500 (+17% circa da inizio anno, con dati al 17 dicembre) che ha beneficiato dell’andamento positivo degli utili societari, mentre il Nasdaq (+20% circa da inizio anno, con dati al 17 dicembre) ha sovraperformato, trainato dalla domanda di semiconduttori, cloud e infrastrutture digitali. Uno degli elementi più critici in ambito statunitense continua, però, ad essere rappresentato dalla eccessiva concentrazione delle performance in un nucleo ristretto di grandi aziende tecnologiche; elemento che ha alimentato dibattiti sulle valutazioni di tali società tecnologiche e sulla loro sostenibilità nel tempo. Nonostante questo, gli investitori hanno continuato a premiare i titoli con esposizione diretta ai trend dell’Ai, nonostante i saltuari strappi al ribasso.

Europa: condizioni economiche e politiche monetarie

Anche in Europa il 2025 è stato un anno favorevole a chi si è esposto al rischio, con progressi sostanzialmente in linea rispetto ai benchmark azionari a stelle e strisce. L’Eurozona, in particolare, ha goduto di condizioni economiche positive e dell’aspettativa di un ciclo di tagli dei tassi da parte della Bce. La Germania si è distinta grazie al recupero dei titoli industriali e tecnologici, mentre la Francia è stata impattato dalla crisi politica; molto bene l’azionario italiano, dove i temi bancari si sono mossi con forza verso l’alto, permettendo all’indice domestico di esprimere rendimenti molto interessanti. Contrastato, al contrario, l’azionario del Regno Unito, per via dell’economia debole, dell’inflazione superiore al target della BoE e delle incertezze sul fronte fiscale e politico (elementi che hanno pesato anche sulla sterlina inglese), mentre ha deluso l’azionario di Paesi nordici in generale.

Paesi Emergenti e Asia: protagonisti e volatilità

Molto interessante la fotografia a livello emergente: l’azionario di Corea del Sud e Taiwan ha vissuto un anno eccezionale in termini di performance, grazie al ruolo da protagonisti nella catena globale dei semiconduttori. Molto solida anche la dinamica dell’azionario greco, vietnamita, sudafricano e brasiliano, e in generale dell’area latinoamericana. I mercati asiatici hanno, a loro volta, beneficiato di capitali in ingresso e consumi domestici solidi, mentre la Cina ha mostrato maggiore volatilità, seppur con spunti positivi; le azioni dell’Hang Seng hanno distaccato non di poco quelle della Cina continentale, che mantengono comunque un pattern al rialzo sulla fine dell’anno. Molto bene il Giappone, che ha beneficiato di un contesto macro favorevole anche se con valutazioni dei titoli azionari oggi non più a sconto; la politica monetaria applicata dalla Bank of Japan ha sostenuto liquidità e la crescita degli utili, mentre la evidente debolezza dello yen ha favorito gli esportatori. Ne ha approfittato il Nikkei225, raggiungendo nuovi massimi storici e distaccando anche benchmark altamente performanti come il Nasdaq.

L'espansione dell'intelligenza artificiale

Dal punto di vista settoriale, il 2025 è stato dominato dall’ulteriore espansione delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti i comparti tech e semiconduttori hanno guidato il rialzo, sostenuti da investimenti record in data center, software AI e infrastrutture hardware avanzate. Ma si sono mossi molto bene anche la biotecnologia Usa, le utility e le telecomunicazioni. Più incerta la traiettoria dell’energia, penalizzata da un contesto di prezzi del petrolio meno tesi e da rotazioni verso settori a maggior crescita, mentre hanno deluso i beni di consumo non discrezionali. Il settore finanziario, invece, si è mosso bene. In Europa a mettersi in evidenza sono stati i titoli bancari, finanziari e le utility, seguiti dagli industriali e risorse di base. I titoli farmaceutici hanno sofferto in termini relativi, per via dell’appetito verso scelte più aggressive e cicliche.

Materie prime e difesa

Guardando ai temi di investimento, l’Ai è stata surclassata da altri elementi spesso riconducibili a sottostanti tutt’altro che tecnologici. Si segnalano, in particolare, le ottime performance delle aziende che estraggono e lavorano l’oro e l’argento (gold e silver miners), che hanno più che raddoppiato di valore nel corso del 2025; molto bene anche le azioni focalizzate sul rame (utile alla transizione energetica e allo sviluppo dei data center) e sull’uranio, idrogeno e terre rare.

Un’altra tematica molto performante, che nelle ultime settimane dell’anno ha però perso molto appeal per via dei venti di pace, è rappresentata dalle azioni della difesa, sulla scia dei conflitti globali e della svolta in merito alle spese governative: i leader alleati Nato hanno concordato un nuovo piano di investimento, impegnandosi ad aumentare progressivamente la spesa per la difesa fino al 5% del PIL entro il 2035, mentre in Europa il piano ReArm Europe è stato pensato per aumentare la cooperazione e la capacità di spesa, con una mobilitazione stimata di fino a 800 miliardi di euro, dove la Germania è stata capofila.

Un altro tema ad alta potenzialità, che ha performato molto bene nel 2025, è riconducibile alle azioni della blockchain o che in qualche modo traggono beneficio dall’espansione delle criptovalute. Nonostante le prese di profitto osservate a fine anno, le performance rimangono molto elevate. A loro volta, le aziende dei semiconduttori non hanno deluso, affiancate da dalla tematica delle batterie e dell’energia pulita. Al contrario, hanno generato delusioni le azioni del cloud computing, dei pagamenti digitali, la tecnologia indiana, la cybersecurity.

Value, small cap e momentum

Guardando, infine, ai fattori di stile, si denota un netto vantaggio per le scelte in ambito europeo ad alto dividendo e sul fattore value. Lo stile value ha recuperato nettamente terreno dopo anni di sottoperformance rispetto al growth, beneficiando di aspettative di crescita economica più stabile e di un clima di mercato meno esuberante per le aziende tecnologiche mega-cap. Anche le small cap (fattore size) ha brillato soprattutto nelle fasi di ripresa economica e con tassi in diminuzione, mentre nelle fasi più turbolente ha mostrato volatilità superiore. Anche il fattore Momentum ha guidato in molte fasi di mercato rialzista, mentre le scelte più conservative hanno sofferto: in particolare, il fattore Low Volatility ha deluso, spesso sovraperformando solo in brevi fasi di mercato più debole, sia a livello Usa che europeo. (riproduzione riservata)



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