Mercati asiatici contrastati con la variante del Covid-19, Omicron, che ha offuscato quello che è l'ultimo giorno di negoziazione dell'anno per molte borse, mentre il petrolio si avvia a chiudere il 2021 con un guadagno di oltre il 50%. La combinazione delle varianti Delta e Omicron del coronavirus sta guidando un pericoloso "tsunami di casi", ha affermato il direttore dell'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus, mentre Stati Uniti e Paesi di tutta Europa stanno segnalato nuovi record di contagi.
"Questo sta esercitando e continuerà ad esercitare un'enorme pressione sugli operatori sanitari esausti e sui sistemi sanitari sull'orlo del collasso", ha aggiunto il capo dell'Oms, spiegando che le campagne per il richiamo dei vaccini su larga scala dei paesi più ricchi hanno "probabilmente prorogato la pandemia", poiché hanno deviato le forniture dai paesi più poveri e meno vaccinati, "dando così al virus maggiori opportunità di diffondersi e mutare". Il direttore dell'Oms ha così chiesto "a tutti di sostenere la campagna per vaccinare il 70%" della popolazione mondiale entro la metà del 2022. Quasi 100 paesi devono ancora raggiungere l'obiettivo originale di vaccinare il 40% della loro popolazione.
Dal fronte macro ci sono stati alcuni dati economici positivi dalla Corea del Sud, dove un aumento del 5,1% a novembre della produzione industriale potrebbe segnalare un allentamento dei colli di bottiglia dell'offerta globale. L'indice Msci delle azioni Asia-Pacifico al di fuori del Giappone è rimasto piatto, le blue chip cinesi hanno guadagnato lo 0,63% con Pechino che ha segnalato tassi più bassi nel 2022, ma il bilancio dell'anno è di un calo del 5,5%. Il Nikkei giapponese è scivolato dello 0,4% a 28.791,71 punti, ottenendo un modesto guadagno del 4,9% quest'anno. Sotto pressione West Japan Railway (-1,4%) e ANA Holdings che ha perso l'1,4%.
L'analista di BofA, Ajay Kapur, vede qualche rialzo per i mercati asiatici nel breve termine, ma è neutrale dal secondo trimestre 2022 in poi, dato che è probabile che la liquidità globale raggiunga il picco quando la Federal Reserve smetterà di acquistare asset. È anche ribassista nei confronti della Cina in scia alle aspettative che l'economia continuerà a rallentare e che gli utili societari deluderanno.
I futures del Dow Jones e dell'S&P 500 scambiano poco sotto la parità, -0,01% e -0,03%, rispettivamente. Wall Street ha comunque registrato un anno stellare grazie agli utili societari in aumento e agli stimoli monetari. L'S&P 500 è cresciuto del 28%, la sua performance triennale più forte dal 1999. Il Nasdaq è migliorato del 22% su base annua, anche se gran parte di questo balzo è dovuto agli aumenti stratosferici di soli sette titoli tecnologici con Apple che da sola costituisce l'11% dell'indice.
I mercati obbligazionari sono stati stressati dalla persistenza dell'inflazione negli Stati Uniti e dalla conseguente svolta da falco della Fed, con gli investitori che ora stanno valutando un primo rialzo dei tassi già a marzo o a maggio del prossimo anno. Il rendimento dei titoli a due anni sono aumentati di 55 punti base da settembre, attestandosi allo 0,75%, vicino ai massimi da marzo dello scorso anno.
Le obbligazioni a più lungo termine hanno sofferto relativamente meno e la curva dei rendimenti si è notevolmente appiattita, il che suggerisce che gli investitori scommettono che una Fed più aggressiva ora significherà un'inflazione e una crescita più lente in futuro e un picco più basso per i tassi. Oggi il rendimento del Treasury a 10 anni è stabile all'1,543% e resta al di sotto del picco dell'1,776% raggiunto ad aprile.
L'euro scende a 1,13176 (-0,18%) sul dollaro, ma resta lontano dal minimo di novembre di 1,1184. L'oro scende dello 0,41% a 1.798 dollari l'oncia (-5% in un anno). I prezzi del petrolio sono poco mossi (Wti +0,04% a 79,59 dollari al barile e Brent +0,03% a 79,23 dollari al barile) con le scorte di greggio statunitensi che sono diminuite la scorsa settimana, compensando le preoccupazioni che l'aumento dei casi di coronavirus possa ridurre la domanda. In un anno il Brent è salito di oltre il 50% a causa delle scorte limitate, aumentando considerevolmente l'inflazione globale. (riproduzione riservata)