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Menarini a difesa dell’infanzia abusata: 28 esperti nel think tank ‘On Radar’
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Menarini a difesa dell’infanzia abusata: 28 esperti nel think tank ‘On Radar’

di Maria Rita Montebelli
02 dicembre 2022, 10:21 Ultimo aggiornamento: 10:25

Una squadra costituita da 28 esperti per il progetto ‘Infanzia bruciata. Aiutiamoli a sorridere’ di Fondazione Menarini per arginare il disagio giovanile e offrire una nuova opportunità

Un minorenne su 10 dei nove milioni che vivono in Italia subisce maltrattamenti psicologici (85 per cento), fisici (10 per cento) e sessuali (3 per cento). Un orrore quotidiano e silenzioso contro il quale è necessario creare una ‘rete a maglie strette’, coordinata e multidisciplinare per affrontare il problema da diverse prospettive: quelle del pediatra, dello psicologo, del magistrato, dell’educatore, delle forze dell’ordine e last but not least del sacerdote. Di quello che convive con il disagio delle periferie e del carcere minorile, che lo assorbe e lo fa suo. È questa la squadra di 28 esperti costruita dal think tank ‘On Radar’ di Fondazione Menarini, intorno al progetto ‘Infanzia bruciata. Aiutiamoli a sorridere’, per favorire il dialogo tra esperti, affrontare tutti i nodi del disagio giovanile e cercare di essere enzimi del cambiamento. “In questo progetto – spiega Massimo Scaccabarozzi, direttore di On Radar – il minore diventa l’attore principale del cambiamento per non essere più vittima, ma nemmeno potenziale autore di abusi e maltrattamenti, attraverso una serie di iniziative formative ed educative che lo aiutino a distinguere il sottile confine tra un complimento innocente e un apprezzamento a sfondo sessuale o un atteggiamento discriminatorio”. Le quattro macroaree attenzionate dal progetto sono l’abuso sui bambini, la violenza digitale (intesa come adescamento o cyberbullismo tra bambini), l’impatto della pandemia di Covid-19 sui ragazzi e le problematiche dei ragazzi delle periferie.

“Solo una minima parte dei ragazzi abusati arrivano alle cronache – spiega il professor Pietro Ferrara, coordinatore del gruppo ‘abusi e maltrattamenti sui minori, ordinario di pediatria all’Università Campus Biomedico, Giudice Onorario Tribunale dei Minorenni di Roma e referente nazionale della Società Italiana di Pediatria per Abuso e Maltrattamento – E in più si stanno configurando nuove forme di abuso, come accade ai figli di coppie ad alta conflittualità, a quelli con le madri detenute, il cyberbullismo, la pedopornografia, tutti ambiti che sono esplosi in tutta la loro violenza nel corso dei lockdown”. ‘Esperienze negative nell’infanzia’ è la definizione aulica dietro la quale di cela la narrativa dell’orrore; e sono troppi i bambini che insieme al DNA ereditano dai genitori storie di angoscia e di dolore che si porteranno dietro per tutta la vita, fino a lasciare segni sulla loro biologia. “È la prima volta – prosegue il professor Ferrara – che si crea un gruppo ristretto di ultraspecialisti del settore e il lavoro da fare è davvero tanto. Anche gli operatori sanitari hanno una scarsa formazione specifica sul tema; ma è necessario imparare a captare i segni del disagio già in fase iniziale, quando sono ancora sfumati, quando non ci sono ancora i segni eclatanti della violenza. Anche la dignità del bambino non è allo stato attuale sufficientemente tutelata dal diritto”.

Tanti pericoli si nascondono dietro lo schermo di un tablet o di uno smartphone. “I bambini – spiega Annalisa Lillini, primo dirigente della Polizia Postale – approcciano il web sempre più precocemente e possono facilmente diventare vittime di reati e soprusi, anche se a volte ne sono anche autori. La fascia più a rischio è quella tra gli 8 e i 10 anni: è necessario spiegare a questi ragazzi come difendersi e monitorarli perché non diventino a loro volta autori di reati”. Le periferie sono da sempre un hotspot di violenza, che evolvendo assume nuove forme e nuovi linguaggi. “Il fenomeno delle gang è diventato una vera e propria emergenza sociale in quartieri quali quello di San Siro a Milano – riflette don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile ‘Beccaria’ di Milano e fondatore dell’Associazione Kayros (Vimodrone, Milano) – e la musica trap è un fenomeno culturale da saper ascoltare e decifrare nel suo grido d’aiuto. Fondamentale sarebbe investire nel mondo dell’educazione, mentre oggi un educatore di comunità vive con 1.200 euro al mese”. Educazione da aggiornare e potenziare anche sui banchi universitari e nelle scuole di specializzazione di pediatria. “Dopo aver organizzato dei corsi di formazione ad hoc sui temi degli abusi e della violenza su minori – ricorda il professor Ferrara – i medici hanno affinato del 300percento la loro capacità di riconoscere un bambino abusato. Importante sensibilizzare anche la scuola e gli educatori a riconoscere segni dell’abuso, tutti all’insegna del cambiamento ‘improvviso’: un brusco calo del rendimento scolastico, l’improvvisa perdita di competenze acquisite, come il controllo degli sfinteri (enuresi), disturbi del comportamento alimentare, gesti di autolesionismo, discorsi o termini non caratteristici di quel bambino”.

Dal think tank è emersa anche la proposta di creare un Osservatorio permanente sugli abusi presso gli Organi Giudiziari e la promozione di un network tra le Procure e gli operatori di settore, per garantire un’efficiente presa in carico delle diverse situazioni. Altre proposte riguardano l’inserimento di potenziali indicatori di disagio nella redazione di un bilancio di salute e l’offerta di corsi di formazione alle neomamme (magari proprio all’interno dei corsi pre-parto) per far conoscere loro il rischio inerente alla pubblicazione delle foto dei bambini sui social, spesso utilizzate per uno scellerato shopping per popolare i siti pedopornografici. “L’obiettivo di questo progetto – conclude Scaccabarozzi – è contribuire a realizzare una condizione di salute globale dei minori, in linea con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, quali il superamento della povertà e l’accesso all’istruzione”.



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