Un incontro a porte chiuse, avvenuto sotto traccia e lontano dai riflettori, quello che si è svolto martedì 5 mattina a Palazzo Chigi. Protagonisti i vertici delle principali aziende della difesa italiane, convocati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Al tavolo, i vertici di Leonardo, Fincantieri, Cassa Depositi e Prestiti, Invitalia e Gruppo FS Italiane, con in prima fila gli amministratori delegati Roberto Cingolani, Pierroberto Folgiero, Dario Scannapieco, Bernardo Mattarella e Stefano Donnarumma.
Secondo quanto trapela da fonti di Palazzo Chigi, la premier ha convocato i principali attori nazionali per discutere di difesa e sicurezza in un momento di grandi cambiamenti europei. Per il governo erano presenti il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e i ministri della Difesa Guido Crosetto e dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
La presidente, secondo quanto trapelato dal vertice, ha chiesto ai manager delle partecipate di avviare un confronto nell’ambito delle recenti novità, al fine di tradurre in termini di occupazione e crescita gli strumenti messi a disposizione dalla Commissione europea.
Tra questi c’è l’escape clause e, ovviamente, Safe, la più ambiziosa piattaforma di procurement militare mai varata: 150 miliardi di euro, tra prestiti e garanzie, per rafforzare la base industriale della difesa, coordinare gli acquisti e stimolare la produzione comune.
L’Italia ha chiesto, sotto l’ombrello di Safe, ben 14 miliardi da impiegare nei prossimi cinque anni (da restituire con rate diluite nell’arco di 45 anni). Un prestito che consente al governo di assumere impegni di spesa nel settore senza incidere sul Patto di Stabilità e Crescita.
Safe non funziona come un classico fondo a gestione diretta: non assegna sovvenzioni automatiche, ma aggrega risorse da vari strumenti europei che devono poi essere mobilitate attraverso progetti concreti. E per farlo, servono soggetti attuatori: enti pubblici, veicoli finanziari o consorzi industriali in grado di selezionare, accompagnare, e rendicontare gli investimenti.
Come anticipato da Milano Finanza, l’esecutivo avrebbe avviato un dialogo con Cassa Depositi e Prestiti, che starebbe studiando i dossier, per affidargli il ruolo di soggetto incaricato del coordinamento. Un dialogo che, durante la riunione di governo, sembra essersi rafforzato.
Per l’esecutivo è ora necessario, come confermano fonti di Palazzo Chigi, delineare una strategia che identifichi i principali punti sui quali investire, attivare più possibile investimenti dual use che consentano di avere un ritorno anche sul piano civile e definire una compatibilità dei nostri investimenti con quelli attivati dai partner europei. (riproduzione riservata)