Salta la vendita della Cassa di Risparmio di Orvieto alla Banca del Fucino. A fine maggio l’istituto guidato dal ceo Francesco Maiolini aveva chiesto una proroga a Mcc, che controlla la banca umbra il cui dg è Maurizio Barnabè. La mossa si era resa necessaria, spiega il Fucino, per le «necessarie esigenze di verifica delle condizioni dell’operazione», rallentata anche da un’ispezione di Bankitalia.
Il 25 giugno, però, la vendita si è arenata definitivamente perché, scrive Mcc, è «scaduto il termine per l’avveramento delle condizioni sospensive». Questo nonostante l’ex acquirente resti convinto che si sarebbe potuti arrivare a un accordo per «differire il closing a dicembre». Di conseguenza il Fucino ha deciso di «riservarsi ogni valutazione per tutelare i propri diritti».
Sullo stop potrebbero aver inciso i dubbi della Vigilanza e l’esigenza della controllata del Mef, attraverso Invitalia, di chiudere la partita dopo aver già concesso due proroghe. Del resto è passato un anno e mezzo da quando Mcc, guidata dal ceo Ferruccio Ferranti, ha ceduto l’istituto umbro al Fucino per circa 90 milioni. Si trattava della prima tappa di un processo di privatizzazione che ora sta proseguendo con la vendita della Banca del Mezzogiorno (BdM), l’ex Popolare di Bari salvata nel 2020 e anch’essa risanata.
Per questo motivo Mcc è già pronta a cercare un nuovo acquirente e potrebbe riaprire la vecchia gara, a cui avevano partecipato anche Banco Desio e CF+, o indirne una nuova. La vendita insieme a BdM sembra invece meno probabile. Si vedrà, e intanto andranno chiarite anche le ragioni dello stop al Fucino, che ha tempo fino all’autunno per soddisfare le richieste arrivate da Bankitalia. (riproduzione riservata)