Masseto resiste alla pandemia (+6%)
Le quotazioni delle vendemmie dal 1989 al 2004 sono balzate del 12%. Più contenuto il guadagno di quelle recenti, +1,2%
La tabella di questa settimana, che mette a confronto i prezzi massimi spuntati dal Masseto nei primi 10 mesi di quest’anno con quelli ottenuti nel 2019, va letta con un’attenzione particolare. Il motivo è questo: il Masseto è l’unico vino italiano distribuito all’estero dai negociants di Bordeaux, e poiché sui grandi Chateaux bordolesi in molti mercati d’esportazione soffia impetuoso dall’anno scorso il vento del ribasso, è inevitabile chiedersi se questo turbine si sta riversando anche sul Merlot di Bolgheri o se questo fruisce invece del favore di cui stanno godendo alle aste quasi tutti i grandi rossi italiani.
Per motivi di spazio le annate che compaiono in tabella sono soltanto 16 delle 24 per le quali il confronto è possibile, ma sono più che sufficienti per documentare che si è verificata la seconda ipotesi: il valore complessivo delle 24 bottiglie, che l’anno scorso era di 15.343 euro, è schizzato a 16.328, e i 985 euro in più rappresentano un guadagno del 6,42%. C’è però una gran differenza tra le quotazioni delle vendemmie dal 1989 al 2004 e quelle dal 2005 a oggi: mentre le più anziane hanno fatto un balzo del 12%, quelle più recenti sono rimaste quasi al palo con un insignificante +1,23%, frutto di cinque aumenti contro cinque cali. Segno evidente che i frequentatori delle aste, pur manifestando la loro simpatia per questo grande rosso della Maremma, non hanno scordato per questo la loro avversione alle sopravvalutazioni speculative: sono rimasti vigili e quando hanno ritenuto di individuarle hanno reagito di conseguenza. (riproduzione riservata)
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