Mario Biondi si racconta con la voce del cuore all’uscita di Prova d’autore il suo primo album in italiano
Dopo 20 anni il crooner catanese passa dall’inglese alla sua lingua madre e si racconta attraverso le sue passioni: da a Muntagna al Brasile, dalla sua tribù di 10 figli a De Crescenzo
Per 20 anni l’inglese è stato il suo passaporto per il mondo, che ha portato Mario Biondi a diventare la voce del soul più conosciuta al mondo. Ma ora il crooner catanese festeggia i vent’anni tondi di carriera con il suo primo album in italiano: Prova d’autore, come il titolo del tour che parte a maggio. In quest’occasione si è raccontato a Gentleman con la lingua del cuore aldilà del lavoro e della professione, sul filo delle sue passioni e amori, dalla sua tribù di 10 figli alla Muntagna, come i catanesi, nati sotto al vulcano, lo chiamano affettuosamente, fino ad approdare in Brasile, terra di ispirazione e ai libri di Luciano De Crescenzo.

1. L’italiano
Sono vent'anni che canto in inglese, una lingua che mi ha dato grandi soddisfazioni e grazie alla quale posso esibirmi in tutto il mondo. Ma l’italiano resta la mia lingua madre e mi permette di esprimermi in maniera più personale. Per celebrare 20 anni di carriera e per rappresentare me stesso e le mie sfaccettature mi è venuto naturale pubblicare l’album in italiano, Prova d’autore. Anche se arte e artista sono parole un po’ inflazionate al giorno d’oggi, ma avevo la necessità di tirare fuori tutto quello che era rimasto per anni in un cassetto che stava ormai per esplodere. L’album comincia con il brano Ciao dottore, un tributo a tutti i medici che si prodigano per gli altri e in particolare a un amico medico venuto a mancare durante il Covid. Mi auguro che molte persone possano ritrovarsi nei sentimenti di quest’album e seguirmi in tour, abbiamo una band straordinaria.

2. Catania
Ci sono nato e ho un rapporto speciale con la città, la mia nona figlia si chiama Maria Etna, in onore della montagna che la domina da regina con la sua grandiosità. Crescere sotto un vulcano è molto particolare, oggettivamente è una bellezza naturale dalle vibrazioni pazzesche importantissime di energia e non a caso ne parliamo al femminile, non il vulcano, ma a Muntagna, appunto, come si dice in dialetto. Avevo cantato una volta in siciliano, una canzone di mio padre, scomparso 30 anni fa, l’aveva scritto in dialetto negli anni 80, Tu malatia, un progetto che mi ha molto emozionato.

3. I miei figli
Apparivano anche nel video di My favorite things, i miei 10 figli sono la mia tribù, il mio comune e averli lì che mi vivono attorno mi riempie di gioie e dolori. Siamo come un piccolo stato con le proprie regole e tanta pazienza, mi dicono che ne ho molto, ma penso sempre di non averne mai abbastanza. Perché quello di genitore non è un mestiere semplice, non si fa mai la cosa giusta, soprattutto in un periodo come questo, in cui le famiglie unite sono una cosa piuttosto rara.

4. La natura
A Parma adesso e prima a Catania la propensione familiare è sempre stata di vivere in zone un po’ ritirate rispetto al centro storico perché ci è sempre piaciuto vivere in una realtà a contatto con la natura. Viviamo in una cittadina piccola dove le persone sono molto carine, dove si vive meno di fretta.
5. Il Brasile
È un paese che amo la prima volta sono andata una ventina d’anni e continuo a tornare. È anche fonte d’ispirazione da Rio de Janeiro blues all’ultimo album dove ci sono almeno quattro brani molto ispirati a quel mondo, al suo sound, dalla bossa nova al samba, una cosa che aveva già fatto il mio amico e concittadino Mario Venuti. Ma penso anche a giganti come Gilberto Gil e Caetano Veloso. Ci sono amici che si sono trasferiti lì, e chissà prima o poi li andrò a trovare e mi fermerò più a lungo magari quando andrò in pensione ma questo è un mestiere in cui non ci si ferma mai, penso a Burt Bacharach, in scena fino all’ultimo, e il grande Tony Bennett, anche lui fino a fine di novant’anni è ancora in giro.

6. Gli occhiali
Sono parte di me e spesso come battuta dico che sono nato con gli occhiali, anche perché mia madre ha avuto anche un parto difficile e così ci scherzo su. Ma davvero sono moto miope e senza occhiali non vado da nessuna parte.

7. Luciano De Crescenzo
Ho avuto il piacere di conoscerlo anche di persona: mi era venuto a trovare, molti anni fa, in un concerto a Roma portandomi una copia di Così parlò Bellavista. E siamo rimasti sempre in contatto, ora lo sono con il nipote che mantiene vivo il suo patrimonio, mi ha appena inviato una nuova pubblicazione. Mi diverte perché ha sempre scritto in maniera brillante cose molto profonde è grazie a lui se ho imparato a leggere libri. (Riproduzione riservata)
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