Mps dovrebbe scansare la nuova tassa con cui il governo intende finanziare la manovra. L’esecutivo di Giorgia Meloni vorrebbe rinviare ancora la deduzione delle dta (le imposte differite attive convertibili in crediti fiscali) per trovare le risorse necessarie a rafforzare il taglio dell’Irpef al ceto medio (misura voluta da Forza Italia) e per rottamare le cartelle esattoriali ed estendere la flat tax sugli autonomi (come chiede la Lega). Ma Palazzo Chigi punta a ottenere questi fondi senza danneggiare Mps, di cui resta azionista dopo l’opas su Mediobanca.
Le dta su cui lavora il Mef dovrebbero essere diverse da quelle che Siena (valgono tre miliardi) utilizzerà per aumentare gli utili da distribuire (circa 500 milioni per sei anni) ai soci del nuovo polo bancario. Rocca Salimbeni sfrutterà le imposte differite da perdite pregresse, cioè quelle che derivano da una perdita da conto economico.
Questa categoria non dovrebbe essere toccata se sarà replicato lo schema già adottato nella precedente manovra. Quindi le dta allo studio del Tesoro sarebbero solo quelle relative a perdite su singole voci di attivo, come svalutazioni e perdite su crediti, avviamento e attività immateriali e da Ifrs 9 e altre differenze temporanee, che una banca può dedurre anche quando è andata in utile.
I rumors su un possibile contributo sono tornati a fine agosto dopo che il ministro Giancarlo Giorgetti aveva evocato un «pizzicotto» al settore per il terzo anno di fila. Finora si era parlato di un rinvio di 12 mesi, fino al 2027 visto che la scorsa manovra aveva già posticipato le dta per il 2025 e il 2026.
Ora però potrebbe essere preso in considerazione anche il 2028, un’estensione che permetterebbe di incassare più di 2 miliardi. Per adesso si tratta di ipotesi perché non c’è un testo scritto. Anche per questo motivo non è escluso che l’esecutivo torni alla carica con la tassa sui buyback delle quotate a Piazza Affari (banche comprese), che permetterebbe di incassare altri 500 milioni.
L’imposta sui riacquisti di azioni è ancora sul tavolo, ma non è detto che la maggioranza si impunti. L’obiettivo è ottenere altre risorse oltre a quelle in arrivo dalle dta, in modo da poterlo annunciare prima delle regionali di novembre. I fondi non dovranno arrivare per forza dai buyback, quindi il governo potrebbe anche accettare una controproposta dell’Abi, che ieri ha riunito il comitato esecutivo e conferito una nuova delega al dg Marco Rottigni per trattare.
Nella riunione è emersa un’unanimità di intenti e il clima è sembrato sereno. In una nota Palazzo Altieri ha utilizzato toni neutri e ribadito «l’impegno di solidarietà biennale concordato nel 2024 per gli anni 2025 e 2026», segno che l'associazione deve ancora digerire la possibile nuova proroga.
Di certo il mondo del credito ricorderà al governo le maggiori tasse che già paga su Ires e Irap. E non mancherà di sottolineare il ruolo svolto nel salvataggio da 400 milioni di Banca Progetto, avvenuto con un’operazione di sistema tra le prime cinque banche italiane e che ha confermato l’impegno per il Paese. (riproduzione riservata)