Lo scippo dell’oro a Bankitalia e l’aumento della Tobin tax non diventeranno realtà. I due emendamenti di Fratelli d’Italia alla legge di bilancio 2026, pur se dichiarati «ammissibili» dalla presidenza della commissione Bilancio, avranno vita breve.
Stando a quanto risulta a MF-Milano Finanza, infatti, Palazzo Chigi è pronto a stoppare l’iter per far entrate in manovra l’emendamento 1.1 a firma del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senatore, Lucio Malan, che stabilisce che «le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d'Italia appartengono allo Stato, in nome del Popolo Italiano». Si tratta di quasi 2.500 tonnellate d’oro (distribuite in dei caveau tra Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera) il cui valore, alla luce dei prezzi record del metallo giallo, ha toccato quota 275 miliardi di euro. Una cifra di tutto rispetto equivalente al 13% del pil italiano e al 10% del debito pubblico italiano.
Fonti parlamentari risultano invece più ottimiste sul destino della proposta per mettere a bilancio dello Stato la significativa mole di riserve auree di Via Nazionale. Uno scudo estremo per tutelarsi dalle incertezze anche internazionali. L’ex direttore generale di Banca d’Italia, Salvatore Rossi, ha precisato a MF-Milano Finanza che pur se la norma sulla statalizzazione dell’oro di Palazzo Koch diventasse «una norma dell’ordinamento italiano si scontrerebbe inevitabilmente con il diritto europeo: i Trattati europei affermano che le riserve auree sono di proprietà delle banche centrali e ne vietano l’utilizzo nel bilancio pubblico». E poi, ha aggiunto, già oggi «le riserve auree appartengono al popolo, perché una banca centrale è un ente pubblico, detiene e gestisce l’oro nell’interesse dei cittadini».
Per quanto riguarda invece la Tobin Tax, cioè la tassazione sulle transazioni di borsa, stando a quanto risulta a questo giornale, sarebbero sia il ministero dell’Economia sia nuovamente la premier Meloni ad aver intenzione di mettersi di traverso. L’emendamento a prima firma del senatore di FdI Raoul Russo, che ha passato il primo vaglio in commissione Bilancio di Palazzo Madama, propone un incremento graduale del prelievo sulle transazioni sui mercati finanziari, portandola dall’attuale 0,1 allo 0,3% nel 2027. Per poi salire ancora «allo 0,35% nel 2028» e arrivare allo «0,4% a decorrere dal 1° gennaio 2029».
L’obiettivo sarebbe quello di reperire alcune coperture, per sostenere le proposte di modifica al testo, facendo cassa con le operazioni di trading in borsa. In particolare, stando a quanto risulta a MF-Milano Finanza, queste risorse aggiuntive servirebbero a estendere la detassazione sull'aumento salariale per chi guadagna fino a 35mila euro, con un aliquota al 10% invece che al 5%. La proposta ha fatto immediatamente alzare gli scudi di tutti gli operatori borsistici, anche per il binario parallelo già attivo della riforma del Tuf. Si sono presto accodati, secondo quanto riferito a questo giornale da una fonte di governo, Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia in quanto non vogliono affossare la borsa, che continua a macinare record e a contribuire alla crescita del Paese. (riproduzione riservata)