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Manovra, Istat: non inciderà sul pil nel 2026
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Manovra, Istat: non inciderà sul pil nel 2026

07 ottobre 2025, 12:41 Ultimo aggiornamento: 20:51

La legge di Bilancio da 16 miliardi avrà un effetto espansivo di 0,1% nel biennio 2027-28. D’altronde la Corte dei conti segnala che la buona tenuta della finanza pubblica lascia spazi molto stretti per gli interventi dell’esecutivo. Il presidente del Cnel Brunetta plaude alla prudenza sui conti pubblici che ha convinto mercati e agenzie di rating.

La manovra da 16 miliardi a cui sta lavorando il governo Meloni «non andrebbe di fatto a incidere sul pil» nel 2026. Ma sarebbe «finanziata sostanzialmente in pareggio di bilancio (in disavanzo per circa 1 miliardo), con circa il 60% delle risorse provenienti da interventi sulla spesa e il resto da misure dal lato delle entrate». Lo ha spiegato Stefano Menghinello, direttore del dipartimento per le statistiche economiche, ambientali e conti nazionali, in audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica - pilastro della legge di Bilancio - davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a Palazzo Madama. Nel biennio 2027-28 poi «avrebbe un effetto espansivo sul pil di un decimo di punto in entrambi gli anni», ha aggiunto l’Istat.

D’altronde, ha evidenziato la Corte dei conti, «la buona tenuta della finanza pubblica lascia spazi molto stretti per politiche espansive volte, nelle intenzioni del governo, a sostenere la domanda interna e i redditi del ceto medio attraverso interventi di riduzione del prelievo fiscale, di sostegno agli investimenti e al sistema di incentivi alle imprese e di salvaguardia nel tempo della spesa sanitaria». Per questo l’esigenza di mantenere il controllo sui conti pubblici spinge l’esecutivo a «selezionare più attentamente gli interventi da avviare». 

Resta elevata l’incertezza sulla crescita

Intanto per quest’anno il Dpfp stima una crescita acquisita dello +0,5%, «confermando quanto diffuso lo scorso agosto» dall’Istat. Tuttavia, per chiudere così quest’anno «non è sufficiente un andamento flat a livello congiunturale negli ultimi due trimestri, ma è necessario un lieve incremento di almeno 0,2 punti percentuali nell'arco del prossimo semestre».

Anche se alcuni elementi di rischio si sono attenuati, l’incertezza sulle prospettive di crescita restano elevate. In particolare, spiega l’Istat, «i fattori da monitorare includono possibili ulteriori aumenti dei tassi tariffari bilaterali, la ripresa delle pressioni inflazionistiche, la preoccupazione per la sostenibilità dei conti pubblici in diversi paesi, oltre all’evoluzione delle tensioni geopolitiche».

L’instabilità dei Paesi extra Ue «è gravosa per l’economia italiana» e lo si comprende guardando la bilancia commerciale italiana: «Le nostre esportazioni sono cresciute del 2,9% nei primi 7 mesi del 2025, mentre le importazioni sono aumentate di più del 4,8% e questo ha determinato un effetto di impulso negativo sulla crescita». Ciò si traduce in un avanzo commerciale con l'estero di 30,7 miliardi di euro nel periodo cumulato che arriva fino a luglio, in riduzione rispetto ai primi 7 mesi del 2024, quando era di 36 miliardi.

Da non sottovalutare, poi, il fenomeno «dell’invecchiamento dei lavoratori, dentro le aziende c'è una piramide demografica spostata verso i 50enni e bisogna fare i conti col fatto che i giovani sono risorse scarse, quindi il capitale umano deve essere trattato coi guanti bianchi e bisogna spingere sull'apporto qualitativo più che quantitativo, per esempio è dimostrato che risorse con skill digitali aumentano la produttività quindi assumere giovani conviene perché aumenta la produttività che è la risposta». Da non dimenticare, segnala ancora l’Istat, che «bisogna aumentare i salari, per i giovani in particolare», anche se c’è un recupero progressivo delle retribuzioni «siamo ancora a un gap del 9% rispetto a gennaio 2021».

Allo stesso tempo l’Istituto precisa che le prospettive di crescita «saranno legate in modo più stringente all'evoluzione positiva della domanda interna, nella componente dei consumi privati e in quella degli investimenti sia nel settore privato, - anche per cogliere le opportunità offerte dall'AI e sostenere la produttività - sia nel settore pubblico, considerando l'approssimarsi del termine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cui impegno nell'attuazione del programma di investimenti e riforme resta fondamentale». Attenzione al differimento degli investimenti del Pnrr oltre la scadenza del 2026, segnala la Corte dei conti. Come all’emergere di nuove priorità, in particolare, spiegano i magistrati contabili «la necessità di rafforzare il settore della difesa in un contesto di generale incertezza geopolitica». 

Sul fronte positivo invece, secondo l’Istat, gioca a favore delle imprese italiane il fatto che «nei mesi estivi la valuta statunitense ha interrotto la sua fase di deprezzamento nominale, e questo è un segnale positivo, poiché la dinamica del dollaro negli ultimi mesi aveva determinato un ulteriore aumento dei costi per le imprese italiane», ha segnalato Menghinello.

E non si può sottovalutare il traino del turismo per la crescita economica italiana: «Il 2024 per i flussi turistici è stato un anno record, registriamo una forte componente straniera in crescita, mentre la componente domestica è invece più debole o comunque stazionaria; lo stesso trend l'abbiamo registrato fino a luglio 2025». 

Brunetta: bene la prudente disciplina di bilancio

Proprio alla luce di questo «quadro magmatico» il presidente del Cnel Renato Brunetta ha accolto con favore che il Dpfp sia stato stilato «all'insegna di una prudente disciplina di bilancio improntata a una rigorosa condotta dei conti, che ha già registrato un elevato apprezzamento da parte dei mercati finanziari e delle agenzie di rating». Allo stesso tempo «il faro di stabilità nella condotta della politica di bilancio aiuta i consumi e gli investimenti di famiglie e imprese,fornendo un quadro normativo certo in materia fiscale e in materia di incentivi, abbassando il costo dei finanziamenti a lungo termine», ha aggiunto Brunetta. Da non scordare però che il«rigore è fondamentale, purché non vada troppo a detrimento della crescita». (riproduzione riservata) 



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