Sulla stangata alle cripto la Lega si prepara a correre ai ripari. Dopo l’invito a «maneggiare con cura» la materia, pubblicato sull’ultimo numero di Milano Finanza, martedì 5 novembre Federico Freni interverrà in apertura del convegno «Il valore sociale di criptovalute e Web3». Un incontro ospitato alla Camera dal deputato leghista Giulio Centemero in cui sfileranno i principali rappresentanti italiani del mondo delle divise virtuali.
L’obiettivo è quello di sensibilizzare su un asset class che, come scritto dal sottosegretario al Mef su Milano Finanza, «può essere strategico per il Paese», scongiurando così l’aumento della tassa sulle plusvalenze dal 26% al 42% annunciato dal vice ministro all’Economia, Maurizio Leo. Un salasso più alto di quello inferto alle criptovalute Oltreoceano, dove l’imposta varia in maniera inversamente proporzionale al tempo di mantenimento in portafoglio, penalizzando il trading: fino al 37% nel breve e fino al 20% nel lungo periodo.
Oltre che sulle cripto, il Carroccio vuole mettere mano su altri due aspetti che rischiano di aprire una crisi diplomatica con gli alleati di Fi: Rai e flat tax. Sul primo, la Lega ha presentato un emendamento per riportare il canone da 90 a 70 euro, come nella scorsa manovra. Proposta osteggiata dagli azzurri che hanno ribadito la contrarietà in nome del supporto «a un’industria di Stato che va sostenuta» e sulla quale si abbatterà, invece, la scure della spending review.
Sulla tassa piatta, invece, l’intenzione del partito di via Bellerio è dirottare il tesoretto del concordato preventivo (sulla cui reale entità si esprimerà a giorni l’Agenzia delle Entrate) sull’estensione del regime forfettario al 15% per le partite Iva fino a 100 mila euro. Regime che, come annunciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, sarà applicata ai medici per aumentare gli straordinari.
Dall’altra parte della barricata Fi vuole usare gli incassi del concordato (che il governo starebbe pensando di riaprire) per tagliare l’aliquota Irpef del 35% di 1-2 punti estendendola ai redditi fino a 60 mila euro. Tra i più agguerriti, il vicepremier Antonio Tajani che in vista della battaglia parlamentare, ha rispolverato il vocabolario anticomunista caro a Silvio Berlusconi: dopo aver definito gli extraprofitti «cose da Urss», nelle ultime ore il leader Fi è tornato a puntare il dito contro l’ingresso dei revisori Mef nei collegi sindacali degli enti che ricevono fondi pubblici. Misura, contestata anche da Confindustria, che Tajani ha accostato ai «metodi della Stasi», i servizi segreti della Germania Est. Prima di pensare alle «vite degli altri», però, il leader azzurro dovrà tenere a bada i suoi, già sul piede di guerra contro l’estensione della web tax.
Ieri, intanto, alla Camera hanno preso il via le audizioni sulla manovra. Critiche sono arrivate dall’Ance, preoccupata per la mancata proroga delle misure sul caro materiali per i lavori pubblici in corso: a rischio, per la presidente Federica Brancaccio, ci sono 10 miliardi di investimenti con inevitabili ricadute sul pil. Pil che, ha messo in guardia Confindustria, rischia di non arrivare nel ‘24 neanche a 0,8%. Polemici i sindacati, attesi nel pomeriggio di martedì 5 a Palazzo Chigi per un confronto con la premier Giorgia Meloni. I lavori riprendono martedì mattina con Inps, enti territoriali, Istat, Corte dei conti, Bankitalia e Upb. Giovedì 7 novembre la chiusura con Giancarlo Giorgetti, di rientro dall’Ecofin. (riproduzione riservata)