Un vecchio tema torna ad agitare la maggioranza: gli extraprofitti delle banche. Nel fine settimana è andato in scena un botta e risposta tra i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini.
A riaccendere la miccia è stato proprio il leader della Lega che, sabato 2 agosto, ha rilanciato l’ipotesi di un «contributo volontario e spontaneo» da parte delle banche, da redistribuire «ai lavoratori italiani». Ipotesi frenata a distanza di poche ore dal segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
Per il Carroccio, tassare le banche, è direttamente collegato con la necessità di sostenere la rottamazione fiscale, uno dei cavalli di battaglia del partito, per aiutare «milioni di italiani in difficoltà con cartelle esattoriali e debiti del passato». Nel 2024 le banche hanno guadagnato oltre 46 miliardi di euro, ha ricordato la Lega in una nota, precisando che nello stesso anno «milioni di italiani sono in difficoltà con cartelle esattoriali e debiti del passato».
Ma, al termine degli Stati Generali del Mezzogiorno, il leader di Forza Italia ha bocciato senza mezzi termini la linea salviniana: «Sono contrario a qualsiasi aumento delle tasse contro chicchessia» ha detto «e una furia anti-banche non ha senso». Le banche, ha proseguito, «devono pagare le tasse come tutti, ma sono parte del sistema».
Il vicepremier azzurro ha anche contestato la legittimità stessa del concetto di extraprofitti: «Non credo agli extraprofitti perché il profitto è lecito in un Paese democratico e in un’economia liberale. Stabilire un tetto al profitto è un concetto da Unione Sovietica, da Paese dittatoriale». E ha aggiunto: «Non serve fare una guerra contro chi guadagna».
Il confronto ha riaperto un fronte mai del tutto sopito, anche perché lo stesso governo Meloni, appena insediato, nel luglio 2023 approvò in Consiglio dei ministri un prelievo straordinario del 40% sugli extraprofitti delle banche.
All’epoca la misura fu giustificata con l’aumento dei tassi e dei margini di interesse. Ma la norma, dopo aver affossato il comparto in Borsa, fu poi drasticamente rivista in Parlamento. Oggi, con la legge di bilancio all’orizzonte, il tema è tornato utile a marcare le distanze tra alleati. «La Lega ha le sue opinioni, noi le nostre», ha tagliato corto Tajani, «che sono completamente diverse». (riproduzione riservata)