Il valore dello yen giapponese è crollato al minimo degli ultimi 53 anni confrontato con un ampio paniere di valute e parametrato all’inflazione.
Secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali, l’indice generale della BRI sul tasso di cambio effettivo reale del Giappone (BIS’s index of Japan’s real effective exchange rate) è sceso dell'1,5% in agosto al valore di 73,19. Ovvero tornando indietro al livello del 1970. Per contro, il valore massimo di 150 circa è stato toccato nel 1995.
I dati sottolineano la pressione sulla Bank of Japan, che annuncerà una decisione di politica monetaria venerdì. Gli analisti di Bloomberg Intelligence Unit prevedono che la BoJ manterrà invariato lo stimolo monetario domani, con gli operatori che si concentreranno su eventuali osservazioni che il governatore Kazuo Ueda potrebbe fare sui tassi di interesse negativi o sulla correlazione tra valute e politica, mentre lo yen viene scambiato vicino al minimo degli ultimi 10 mesi sul dollaro.
Tutti i 46 economisti intervistati da Bloomberg non prevedono alcun aggiustamento ai tassi o della curva dei rendimenti dopo che la BoJ ha modificato le impostazioni durante l’ultima riunione di luglio.
In estate, infatti, la Bank of Japan (BOJ ha iniziato a eliminare gradualmente il programma di controllo della curva dei rendimenti sui titoli di Stato (YCC) che dura ormai da sette anni, o almeno ha compiuto un passo importante verso una sua eventuale uscita di scena. Il mercato ha letto questa mossa come un passo prodromico all’uscita dai tassi negativi.
Ueda sarà sotto esame quando parlerà in conferenza stampa venerdì post-incontro dopo che le osservazioni fatte in un'intervista all'inizio di questo mese hanno stimolato la speculazione proprio sulla fine dei tassi negativi. La Boj è infatti l’unica grande banca centrale a tenere ancora i tassi sotto lo zero, in piena controtendenza rispetto a Fed, Bce, BoE.
Ueda ha spiegato al quotidiano Yomiuri che «non sono zero» le possibilità che le autorità siano in grado di confermare un ciclo virtuoso tra salari e inflazione entro la fine dell’anno, un prerequisito per un rialzo dei tassi. Venerdì gli economisti cercheranno indizi sul fatto se tale osservazione fosse intesa a segnalare un potenziale rialzo o semplicemente un tentativo di sostenere lo yen.
Giovedì la valuta del Giappone si è portata ai minimi degli ultimi 10 mesi, con il dollaro che sale fino a 148,46 dopo che la Fed il giorno prima ha tenuto fermi i tassi annunciando però ulteriori strette entro dicembre.
La debolezza dello yen ha spinto il Segretario capo di gabinetto Hirokazu Matsuno ad avvertire che il Giappone non esclude alcuna opzione per frenare movimenti eccessivi.
Dopo l’intervista, gli osservatori della BoJ hanno alzato le previsioni di aumento dei tassi, ora la metà prevede un rialzo nella prima metà del 2024. I mercati scontano tuttavia un’azione ancora più rapida. I trader cercheranno di capire meglio le intenzioni del governatore, Ueda di solito tiene una conferenza stampa alle 15:30 dopo che la Banca centrale ha pubblicato la sua dichiarazione di politica monetaria verso mezzogiorno.
Venerdì segna fra l’altro il primo anniversario, è trascorso infatti 1 anno da quando il governo è intervenuto a comprare yen, lo ha fatto nel 2022 e, in precedenza, 24 anni prima. Dodici mesi fa, l'allora capo della BoJ Haruhiko Kuroda aveva promesso dopo la riunione del consiglio di continuare nella politica di allentamento. E questo aveva contribuito ad alimentare un ulteriore calo dello yen che ha spinto poi il governo ad acquistare la valuta. Kuroda in seguito è uscito di scena.
Quando parlerà venerdì, Ueda dovrà camminare sul filo del rasoio per evitare di sembrare troppo accomodante o aggressivo. Se negherà qualsiasi intenzione di aumentare i tassi, lo yen potrebbe addirittura abbassarsi ulteriormente, anche se i funzionari del ministero delle Finanze si sono fatti avanti avvisando i mercati di potenziali interventi a sostegno della valuta.
Il segretario al Tesoro Usa Janet Yellen ha detto all’inizio di questa settimana che gli Stati Uniti non si opporrebbero ad un’eventuale azione sul mercato finché è mirata ad attenuare la volatilità anziché prendere di mira livelli specifici sulla valuta.
Allo stesso tempo, se Ueda manda segnali forti sulla normalizzazione della politica monetaria, i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni potrebbero
avvicinarsi al tetto di fatto della Banca centrale all’1%, un fatto che probabilmente costringerà la BoJ ad acquistare più obbligazioni. Il rendimento del decennale giapponese ha toccato giovedì lo 0,745%, il livello più alto dal 2013.
«Ueda ha un compito di comunicazione molto difficile – spiega Junki Iwahashi, economista senior del Sumitomo Mitsui Trust Bank – Il motivo per cui Ueda suggerisce ora un rapido aumento dei tassi probabilmente deriva dal suo desiderio di fermare l'indebolimento del yen».
Gli economisti di Bloomberg si aspettano ora che «il governatore della Banca del Giappone Kazuo Ueda usi un tono leggermente aggressivo venerdì quando conclude la riunione politica di due giorni. Non tanto per cambiare la politica monetaria della BoJ, ma per frenare a voce il deprezzamento dello yen che rende ancora più difficoltoso lo stimolo dell’economia». (riproduzione riservata)