
Per chiunque il nome Leonardo è difficile da portare perché rimanda ad una delle espressioni più alte del genio italiano. Se poi quel Leonardo è partito da zero e ha creato un colosso multinazionale da 24,5 miliardi di euro di fatturato può diventare un peso enorme. Nonostante ciò, Leonardo Maria Del Vecchio, figlio di cotanto padre, non appare spaventato dalla missione, ma è motivato e lo spiega in questa intervista esclusiva a Milano Finanza in cui delinea per la prima volta quello che vorrà fare da giovane imprenditore di 28 anni. Intervista in cui annuncia anche una imminente conclusione pacifica della controversia sull’esecuzione dell’eredità del padre.
«Voglio restituire qualcosa alla città di Milano», racconta il chief strategy officer di EssilorLuxottica nella sede del suo family office a due passi dalla Scala. Nel suo futuro c’è tanto mattone, «ma l'investimento deve avere un ritorno sociale».
Domanda. Quand’è nata e perché l’idea di creare Lmdv Capital?
Risposta. Per avere un impatto. Ci sono molte possibilità di investimenti nel mondo e molti attori qualificati che possono gestirli. Se, però, si ricerca un ritorno sociale dell’investimento, oltre che finanziario; se si vuole costruire qualcosa che rimanga, che lasci una legacy positiva, allora bisogna gestire i progetti da imprenditori: in prima persona, ogni giorno e assumendosi la responsabilità delle proprie scelte.
D. Perché ha deciso di esordire con il suo family office nel real estate? Perché proprio Milano?
R. Due ragioni: testa e cuore. Per quanto riguarda il cuore, amo Milano appassionatamente. È la città dove farei crescere la mia famiglia. Per quanto riguarda la testa, il ragionamento è semplice. Milano, già ora, è la città più dinamica d’Europa. È all’avanguardia e può conquistare il primato nell’innovazione e pianificazione urbana, conservando il grandissimo pregio di rimanere a misura d’uomo. Milano diventerà il magnete di una stagione di investimenti internazionali. Lmdv Capital è posizionata per intercettare questa ascesa e, nello stesso tempo, con i suoi investimenti strategici è intenzionata a contribuirvi attivamente.

D. Perché ha scelto il palazzo Smeraldo? Quali progetti ha per quell’area? È residenziale o commerciale?
R. È residenziale e il progetto ha quattro obiettivi: rispondere alla forte richiesta di abitazioni di alto livello che, al momento, supera di molto l’offerta; introdurre nel paesaggio cittadino standard e soluzioni architettoniche all’avanguardia nel rispetto ambientale, risparmio energetico, utilizzo di materiali eco-sostenibili; riqualificare un’area che ha recentemente perso valore e vivibilità, dato che il primo piano del palazzo è disabitato e, come sappiamo, quando le persone non ci abitano, un zona perde luce e sicurezza. Infine, aumentare, attraverso la riqualificazione, il valore degli immobili e attività commerciali limitrofe. L’intervento, che interesserà più di tremila metri quadrati, restituirà ai milanesi un’area centrale e dalle grandi potenzialità. Considero sostenibile un investimento quando ha una visione ampia e i suoi benefici vanno a tutti gli stakeholder: l’intervento a palazzo Smeraldo è stato concepito per rispondere esattamente a questo criterio.
D. Ci sono altri piani di investimento nell’immobiliare a Milano? Ci risulta un progetto in corso in via Turati...
R. Certo, effettueremo un intervento di proporzioni equiparabili (4 mila mq) nell’immobile in via Turati 29, la prima arteria cittadina incontrata muovendosi dalla stazione centrale verso il centro storico. Data la posizione, questo investimento ha sia una finalità commerciale che un forte valore simbolico: un incentivo ed un invito per i sempre più numerosi investitori esteri e professionisti interessati a Milano ad estendere il proprio business ed abitare in città.
D. Avete relazioni con istituti di credito?
R. Nella maggior parte delle nostre operazioni invitiamo al tavolo almeno tre banche con le quali abbiamo rapporti di fiducia e collaborazione consolidati, per ascoltare il loro parere esperto e confrontare le diverse proposte di collaborazione.
D. Perché ha deciso di investire anche nella ristorazione a Milano?
R. La stella polare di Lmdv Capital sono le persone che, con le loro idee e competenze, ci permettono di portare innovazione in settori consolidati come la ristorazione. Il nuovo distretto del food a Brera è un investimento produttivo che ha un forte impatto urbanistico, tra i primissimi interventi che hanno anticipato e dato l’avvio alla rivalorizzazione di una delle aree più storiche e caratteristiche della città. Trattoria del Ciumbia, Vesta e Casa Fiori Chiari sono tre ristoranti a pochi passi di distanza l’uno dall’altro nella strada principale di Brera. Hanno riportato i milanesi a cenare in una zona considerata esclusivamente turistica, unendo rispetto della tradizione, alta qualità di cucina, semplicità nella preparazione e flessibilità negli orari. Aperti 7 giorni su 7 da mezzogiorno fino all’una di notte, i tre ristoranti godono di un laboratorio innovativo comune e offrono, a clienti e visitatori da tutto il mondo, tre stili culinari genuini e originali, preparati all’interno di un’ampia fascia oraria che migliora anche la qualità di vita dei dipendenti grazie al turno unico.
D. Con quale giro d’affari chiuderà quest’anno la sua Triple Sea Food? E il prossimo?
R. Tsf Holding – gestita al 78% da Lmdv Capital – ha inaugurato Vesta a settembre 2022, Casa Fiori Chiari ad aprile 2023 e la Trattoria del Ciumbia a dicembre 2023: tre ristoranti nell’arco di 14 mesi. Il fatturato combinato di Casa Fiori Chiari e Vesta supera il milione di euro al mese, in proporzione uno dei più alti del settore in Italia. Il primo ristorante raggiungerà break-even prima ancora che sia passato un anno dall’inaugurazione, il Vesta entro due anni.
D. Ci sono altri progetti nella ristorazione? Ci risulta che lei voglia espandersi anche in altre città e all’estero...
R. Sì, abbiamo intenzione di esportare il metodo anche in altre zone d’Italia anche se è un po’ presto per rivelare la prossima città.
D. Quanto tempo dedica al suo fondo, visto che lei è anche chief strategy officer di EssilorLuxottica?
R. Essere chief strategy officer di Luxottica è la mia occupazione a tempo pieno. La sera, dopo il lavoro, raggiungo la sede di Lmdv Capital dove mi aspetta Marco Talarico, instancabile ceo della società che mi aggiorna sull’andamento dei progetti e, soprattutto, sulle nuove idee e proposte di partnership nate dalla sua fitta agenda di appuntamenti. Una delle nostre mission, infatti, è sostenere giovani, innovativi imprenditori e imprenditrici nello sviluppare progetti di business originali, avvalendosi delle consulenze specialistiche di altissimo profilo delle quali possiamo beneficiare.
D. Quali altri settori sta guardando per i suoi investimenti?
R. Sosteniamo progetti che guidino il cambiamento sostenibile e si mettano alla testa delle rispettive nicchie di mercato. Nella sanità è il caso MDConcierge, la prima organizzazione in Italia ad offrire servizi di concierge care: è un percorso personalizzato di prevenzione primaria con le migliori tecnologie e conoscenze mediche al servizio dell’individuo. All’incrocio tra arte e industria si posizione invece Atiu, azienda con nuova tecnica al 100% sostenibile per dare forma ai contenitori in vetro dei prodotti di lusso. Nella moda sarà Martel, una maison parigina lontana dai trend e dai riflettori che offrirà creazioni in cuoio e materiali ricercati di fattura sopraffina e creatività. In un settore strategico come quello navale la nostra scelta è andata al progetto di internazionalizzazione di Rina, la società di ingegneria e certificazione del Registro Italiano Navale. E questi sono solo alcuni esempi di un’apertura a cogliere le migliori opportunità di mercato dall’Asia agli Stati Uniti, nei quali, per esempio, puntiamo sulle nuove frontiere dell’AI, pur rimanendo l’Italia il nostro primo orizzonte di riferimento.
D. Non possiamo non chiederle della controversia in corso sull’eredità. In un’intervista al Corriere della Sera, lei ha dichiarato a luglio: «Se penso che non siamo ancora riusciti a chiudere la successione, sinceramente me ne vergogno». A che punto siamo sul pacchetto azionario lasciato da suo padre Francesco Milleri, che è presidente di Delfin e ceo di Essilux?
R. Situazioni come queste sono un’occasione per mettere alla prova la nostra umanità, capacità di ascolto e moderazione. Confido che a breve potremo dare l’annuncio di una chiusura consensuale e più che soddisfacente.
D. A mente fredda e a distanza di quasi due mesi come valuta l’operazione su Mediobanca?
R. Mediobanca è, e rimane, un investimento eccezionale. Durante le votazioni ho condiviso la linea del management Delfin. Ora, e per i prossimi tre anni, sono fiducioso che il management in carica saprà portare ottimi risultati.
D. Qual è l’insegnamento di suo padre che più la ispira?
R. Una frase che mi accompagna è: «Qualsiasi cosa tu faccia, anche se piccola, falla bene». È la scintilla generatrice di Lmdv Capital.
D. Lei è molto giovane, dove si vede tra dieci anni: ancora attivo in Italia o in attività in Europa o dove?
R. Sono già attivo in tutto il mondo come chief strategy officer di EssilorLuxottica ed è mia intenzione continuare a lavorare assieme al management di questo grande gruppo che rappresenta uno degli eccezionali lasciti di mio padre. Nel frattempo, e nel tempo libero, seguirò la mia attività imprenditoriale con Lmdv Capital, con l’intento di seminare una legacy positiva, soprattutto a Milano, dove voglio vivere. Quanto all’età, spero di rimanere e sentirmi giovane per lunghi decenni a venire, continuando ad essere particolarmente grato a tutti gli uomini e donne che mi insegneranno qualcosa lungo la strada che traccerò. (riproduzione riservata)
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LA SCHEDA: CHE COS’E’ LMDV CAPITAL
Lmdv Capital è nata a marzo del 2022, ma è soprattutto negli ultimi mesi che l’attività del family office di Leonardo Maria Del Vecchio è decollata. Il 28enne quartogenito del fondatore di Luxottica (oggi EssilorLuxottica) ne è presidente. Amministratore delegato della società invece è Marco Talarico, ex executive director - ultra high net worth della banca svizzera Ubs. Forte dell’insegnamento del padre («qualsiasi cosa tu faccia, falla bene»), la società del figlio di Leonardo Del Vecchio ricerca, tra le sue priorità, il ritorno sociale dell’investimento e lo fa assumendosi il rischio imprenditoriale attraverso la gestione diretta dei progetti.
Nel portafoglio di Lmdv Capital ci sono gli investimenti nel food&beverage - i primi messi a segno - con i ristoranti Vesta, Casa Fiori Chiari e Trattoria del Ciumbia. Poi le partecipazioni nel cloud kitchen di Kuiri, nell’hard seltzer allo zenzero Boem, nei contenitori in vetro di Atiu e una quota in Rina. Il focus degli investimenti è globale, con attenzione particolare a Italia e Stati Uniti. In Italia poi c’è Milano. Così, avviati i progetti nella ristorazione nel food district di Brera affidati al socio Davide Ciancio, Leonardo Maria Del Vecchio si sta dedicando agli investimenti nel real estate nella città in cui è nato. Il primo realizzato è gestito dalla controllata Smeraldo ed è su palazzo Smeraldo, messo a segno con il supporto finanziario di Unicredit.
Il progetto di riqualificazione - che comprende anche una palazzina liberty in via Montesanto - è stato vinto dallo Studio Best di Stefano Belingardi. Il secondo è quello in via Turati, immobile acquistato dal fondo Apollo (e gestito fino a oggi da Krialos). Questa volta invece l’operazione è stata supportata da Banca Passadore. Per i progetti nel mattone Lmdv Capital si è appoggiata anche agli studi Pedersoli, Belvedere Inzaghi, Russo De Rosa, Forni, Busani&Partners e Dentons. (riproduzione riservata)