Borse asiatiche sotto pressione a causa dell'aggravarsi dei disordini civili in Cina per la sua rigida politica zero-Covid. Infatti, nel fine settimana ci sono state rivolte e proteste contro i lockdown in alcuni grandi centri urbani della Cina, compresi Pechino e Shanghai. L’indice Hang Seng è sceso del 2%. I listini di Shanghai e Shenzen hanno registrato, rispettivamente, un -1,36% e un -1,13%.
Nel fine settimana i manifestanti cinesi si sono scontrati con la polizia in diverse grandi città, in un contesto di crescente malcontento pubblico per le severe misure anti-Covid del governo. Un incendio mortale a Ürümqi, collegato alle misure di lockdown, ha scatenato un'ondata di proteste nel Paese. Una protesta che sta assumendo toni di critica nei confronti del Partito comunista e anche del leader Xi Jinping. I disordini potrebbero ora ostacolare ulteriormente la crescita economica cinese, già provata dalle severe misure contro il virus adottate quest'anno dal Paese. La Cina è anche alle prese con un aumento record dei casi di Covid-19 giornalieri.
Nel frattempo, le autorità cinesi hanno annunciato un piano per sostenere l'immobiliare, mentre quattro fonti hanno detto all’agenzia Reuters che la Banca centrale cinese offrirà prestiti a basso costo alle società finanziarie per acquistare obbligazioni emesse dagli sviluppatori del settore. Le indagini Pmi, in agenda questa settimana, potrebbero confermare che la seconda economia mondiale sta rallentando il passo, mentre dati diffusi stanotte hanno mostrato che i profitti delle aziende sono calate. Pechino sta pensando anche di tagliare i requisiti di riserva delle banche per aiutare la crescita. Gli economisti ritengono che farà tutto il possibile per portare il Pil al di sopra del 5% il prossimo anno.
Pure l'indice Nikkei della borsa di Tokyo ha chiuso in calo dello 0,42% a 28.162 punti, seguendo gli ampi ribassi degli altri mercati regionali sulle preoccupazioni per le proteste scoppiate nelle principali città cinesi. Vendite sui titoli delle società di consumo, che hanno nella Cina uno dei loro principali mercati: Kose e Shiseido sono scese, rispettivamente, dello 0,5% e dell'1,2%, mentre il produttore di prodotti per l'infanzia, Pigeon, ha perso l'1,5%. Giù anche i titoli dei metalli non ferrosi come Nippon Steel calato del 3,6% e Kobe Steel del 3%. Anche gli sviluppi politici hanno pesato sul sentiment dopo che un sondaggio Nikkei di domenica ha mostrato che il sostegno al primo ministro, Fumio Kishidás, è sceso a un nuovo minimo.
In campo valutario, il dollaro sale a causa dei timori di un rallentamento dell'economia cinese che hanno alimentato la domanda di porti sicuri. Lo yuan cinese è sceso dello 0,4% a 7,1997 rispetto al dollaro e ha toccato il minimo da oltre due settimane. Le valute dei Paesi con un'elevata esposizione commerciale alla Cina sono andate male. Il dollaro di Taiwan e il won sudcoreano sono calati dello 0,2% ciascuno. Il dollaro australiano è crollato dello 0,9%, sotto pressione anche a causa di dati sulle vendite al dettaglio più deboli del previsto.
Comunque, i guadagni del dollaro statunitense sono stati frenati dalle crescenti aspettative che la Federal Reserve aumenti i tassi di interesse in misura minore nei prossimi mesi. Questo scenario è positivo per le valute asiatiche e ha stimolato forti guadagni nelle ultime due settimane. Tuttavia, i mercati rimangono incerti sul punto in cui i tassi d'interesse statunitensi raggiungeranno il picco, dato che l'inflazione è ancora ben al di sopra dell'obiettivo della Fed. Questo può limitare i guadagni delle valute asiatiche nel breve termine. Infine, lo yen giapponese è salito dello 0,4%, beneficiando di un mix di domanda di beni rifugio e di acquisti a prezzi stracciati. La recente debolezza dell'economia giapponese ha alimentato le aspettative di un inasprimento della politica monetaria ultra-accomodante da parte della Banca centrale del Giappone.
In calo i futures di Wall Street (-0,46% quello sul Dow Jones e -0,45% quello sull’S&P500) con il rendimento del Treasury Usa 10 anni in contrazione al 3,64%. Mentre tra le materie prime si registrano forti vendite sul petrolio: Wti -2,66% a 74,25 dollari al barile e Brent -2,66% a 81,48 dollari al barile. Giù anche l’oro (-0,13% 1.751 dollari l’oncia). (riproduzione riservata)