Quanto incidono le basse coperture vaccinali, ulteriormente ridotte a causa del Covid, sul benessere della popolazione? E quali sono gli strumenti a Suo avviso più idonei a raggiungere un elevato livello di immunizzazione nella popolazione più anziana?
Considerando il calendario vaccinale dell’adulto/anziano e le coperture vaccinali raggiunte in questa fascia di popolazione, purtroppo bisogna prendere atto che già prima della pandemia dette coperture erano ben lontane da quelli che sono gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale: restano ancora poco conosciute le coperture vaccinali su base nazionale dell’anti-pneumococcica e dell’anti zoster, mentre la copertura dell’antinfluenzale non ha mai raggiunto il 75% per gli over65, obiettivo minimo previsto appunto dal PNPV. Oltretutto con delle marcate differenze a livello regionale. La pandemia ha sicuramente ridotto ancora di più queste coperture trascinando con sé una serie di problematiche che assolutamente hanno un impatto negativo sul benessere della collettività. Il vaccino antinfluenzale, già due anni fa, non superava il 60% e l’antipneumococcica non raggiunge, se non in alcune Regioni dove effettuano la chiamata attiva, il 25% mentre la vaccinazione anti zosternon supera il 10%. Da ciò si evince che queste vaccinazioni sono assolutamente poco utilizzate causando una serie di problemi, tra cui l’aumento di queste patologie che sono prevenibili solo attraverso la vaccinazione.
A Suo avviso quali strategie e modalità organizzative, acquisite durante il Covid, possono essere mantenute ed estesead altre tipologie di vaccinazione?
L’esperienza della campagna vaccinale anti covid ha fatto sì che venissero messe in atto nuove modalità organizzative come quella di vaccinare al di fuori dell’ambulatorio vaccinale. Abbiamo vaccinato, infatti, presso i Centri Specialistici per la vaccinazione di particolari categorie a rischio, come lo sono per esempio gli oncologici, i dializzati, i talassemici, abbiamo vaccinato negli Ospedali, abbiamo vaccinato nelle RSA e RSSA, abbiamo vaccinato negli Hub, hanno vaccinato i MMG. Queste modalità devono essere mantenute nel tempo ed estese anche alle altre vaccinazioni previste dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, soprattutto per la popolazione adulta/anziana.Non dimentichiamo, altresì, la rete delle farmacie che hanno assicuratouna prossimità di luogo alla popolazione anziana, poiché presenti in maniera capillaresul territorio e con orari di apertura conosciuti.Per questa ragione, sono state ricomprese tra i soggetti autorizzati alla vaccinazione contro l’influenza dal DL n. 24/2022 convertito con legge n. 52 del 2022 (art. 2) ma riteniamo che possa essere utile ed opportuno estendere alle farmacie anche la vaccinazione per la malattia da pneumococco e herpes zoster. Altro aspetto importante è che la campagna anti covid ha fatto emergere l’importanza di vaccinare le persone fragili, un concetto che deve essere assolutamente ripreso e divulgato per le vaccinazioni di altre patologie, sostenendo, ove possibile, la co-somministrazione.
Potrebbe spiegarci perché la chiamata attiva è così importante e quali potrebbero essere i benefici di una sua costante e continua applicazione?
Garantire l’offerta attiva delle vaccinazioni previste dal PNPV, tramite chiamata attiva, è lo strumento cardine indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità della vaccinazione di massa. In Italia, l’invito alle persone a vaccinarsi fa parte dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza ma nonostante ciò questo non viene considerato come tale se no per le vaccinazioni dell’infanzia. In realtà la chiamata attiva anche per gli adulti/anziani sarebbe molto utile ed efficace e porterebbe sicuramente a un aumento delle coperture vaccinali. Dove è prevista la chiamata attiva da parte dei centri vaccinali, infatti, le coperture superano quelle antinfluenzali, raggiungendo nella ASL di Verona, per esempio, circa il 70% per lo pneumococco e lo zoster. Da ciò si evince, dunque, che chiamare attivamente il cittadino, spiegando i rischi della malattia prevenibile da vaccinazione e i vantaggi, invece, che possono derivare dalla vaccinazione, generi risultati importanti.
Secondo Lei è necessario ed opportuno individuare delle strategie per garantire i servizi venuti a mancare durante la pandemia, ad esempio la vaccinazione al di fuori degli studi medici?
Si, durante la pandemia abbiamo imparato che si può vaccinare anche fuori dagli ambulatori medici, superando, almeno in parte, tutte quelle criticità relative al pericolo post vaccinazione. Negli hub vaccinali, infatti, ma anche in farmacia, è presente personale sanitario preparato e dotato di tutti gli strumenti necessari per intervenire in caso di necessità e di reazioni immediate ai vaccini; è possibile vaccinare, dunque, in qualsiasi luogo adibito ad hoc.In Puglia, ad esempio, abbiamo vaccinato, anche prima della pandemia, nelle scuole e negli ipermercati. In questo particolare momento storico, vista la “stanchezza” dei cittadini nel ricevere diverse dosi di vaccino anti covid, è necessario attivare campagne comunicazione per incentivare e promuovere l’importanza delle vaccinazioni per tutte le altre patologie diverse dal Covid che sono altrettanto importanti e rischiose per la salute della comunità. Potrebbe essere utile informare il cittadino anche dell’opportunità legata alla co-somministrazione di più vaccini, in un’ottica di recuperare tutto quello che è rimasto in sospeso ed è stato rimandato a causa del Covid. Non dimentichiamo le Case di Comunità, previste dalla riorganizzazione dell’assistenza territoriale legata al PNRR, dove la previsione di spazi dedicati alla vaccinazione, purtroppo, è prevista tra le attività facoltative e non tra quelle obbligatorie.
La raccolta di dati quanto potrebbe incidere positivamente sulle altre vaccinazioni, nel contrastoalla diffusione di altre malattie infettive?
I dati sulle coperture vaccinali contro l’influenza vengono resi noti a distanza di mesi dalla conclusione della campagna vaccinale mentre le coperture delle vaccinazioni anti-pneumococco e anti-zooster non sono addirittura reperibili a livello nazionale. Relativamente alla campagna vaccinale anti-covid, invece, abbiamo visto come da subito è stato creato un sistema che ha permesso l’aggiornamento in tempo reale delle coperture consentendo in questo modo di mettere in atto eventuali strategie di recupero e generando classifiche tra Regioni più virtuose e meno virtuose con una costante motivazione da parte dei Presidenti delle Regioni a fare sempre meglio. Per questo continua ad esserci la necessità di avere anagrafi vaccinali informatizzate, quanto più complete ed interoperabili possibili per consentire l’aggiornamento in tempo reale del dato, facilitando le analisi sulle coperture e, quindi, eventuali interventi correttivi finalizzati all’aumento delle coperture vaccinali.Si spera, quindi nell’istituzione dell’anagrafe vaccinale nazionale del Ministero della Salute che sia qualcosa in più della somma di 21 anagrafi regionali e che permetta anche di monitorare l’offerta e le coperture vaccinali, previste dai LEA e dai PNPV, oltre che le strategie da adottare, ai fini di una sempre maggiore immunizzazione tra la popolazione anziana. Sicuramente sarà necessario un Organo di Monitoraggio dell’offerta vaccinale e delle coperture vaccinali, nel rispetto di quelle che sono le indicazioni dei LEA, che sia magari costituito dai Rappresentanti delle varie Associazioni degli anziani che devono monitorare e pubblicare i dati delle coperture affinché siano facilmente accessibili a tutti disegnando, così, quelli che sono gli andamenti delle campagne vaccinali per poter intervenire con delle azioni di Sanità Pubblica mirate.