Le passioni di Jean-Michel Jarre
Dopo 22 album, il compositore francese ha ancora voglia di sperimentare e guarda al futuro con ottimismo
Con i suoi concerti-evento Jean-Michel Jarre è arrivato nei luoghi più simbolici della Terra: da Piazza Tienanmen alle Piramidi in Egitto, dal deserto del Sahara e alle sponde del Mar Morto.

Ora, il compositore, produttore e performer francese con 22 album all’attivo e 85 milioni di dischi venduti, sta anche sperimentando le esibizioni live in un mondo virtuale grazie all’AI e al Metaverso. L’ultimo show di mixed reality è stato per i 400 anni di Versailles, a fine 2023.

E proprio d’immersività nel mondo della cultura ha parlato al Meet Digital Culture Center, hub nato a Milano con il sostegno di Fondazione Cariplo, per la quinta edizione del summit europeo The New Atlas of Digital Art. «Noi artisti siamo tutti un po’ pirati, e ogni pirata ha bisogno di un porto come il Meet, che oggi rappresenta un’antenna capace di intercettare le tendenze da tutto il mondo e ritrasmettere una specifica visione Euro-centrica alla quale hanno contribuito i geni di tutti i tempi, come gli italiani Antonio Vivaldi e Federico Fellini, Italo Calvino e Nino Rota». Ecco le sue sette meraviglie.

1. La curiosità
È uno stato mentale essenziale, perché è ciò che rende l’essere umano tollerante, lo mantiene emotivamente giovane e con un’innocenza di fondo simile a quella dei fanciulli.
2. Il primo registratore a nastro
Me lo regalò il nonno quando avevo 11 anni e ha cambiato la mia vita. Ero ossessionato da questo oggetto e ho iniziato a registrare ogni cosa che sentivo intorno a me, a creare un personalissimo «design». Questo mi ha dato accesso a un vero e proprio linguaggio musicale.
3. La musica
La mia idea è che la musica non sia solo un susseguirsi di note, ma dei più disparati suoni. Quello che mi interessa è la relazione tra la tecnologia e le differenti forme d’arte. Questa interdipendenza rappresenta la chiave dell’evoluzione.
4. Mia madre
Per tutti la propria madre è una figura unica, ma la mia (Francette Pejot, ndr) era un po’ più unica delle altre... Ha partecipato attivamente alla Resistenza francese durante la guerra, è fuggita dai campi di concentramento e mi ha insegnato a non equiparare mai l’ideologia alle persone e a essere contro ogni qualsivoglia boicottamento dell’arte e degli artisti. Grazie a lei ho maturato l’idea della cultura come un Cavallo di Troia che può cambiare le cose anche nei Paesi più complicati.
5. L’umorismo
È ciò che ci dà libertà espressiva e, grazie a questa intrinseca qualità, ci fa diventare esseri umani apprezzabili.
6. Il futuro
Siamo portati a pensare che ciò che abbiamo alle spalle sia meglio di ciò che deve ancora succedere. Si tende a essere timorosi del domani solo perché sappiamo che non ne faremo del tutto parte. Ma la visione apocalittica e distopica è un errore che ci fa vivere con una miopia. Ignorare che cosa ci riserva il futuro è bellissimo. Proprio quel non sapere è la parte interessante.
7. La Terra
Imparare a guardare la Terra da lontano, trasformata in un «blue dot in space» (un puntino blu nello spazio infinito). La distanza induce un pensiero più globale, la consapevolezza del fatto che siamo davanti alla più compiuta meraviglia del mondo. (Riproduzione riservata)
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