S&P rivede le previsioni di marzo e stima per il 2025 una crescita più lenta del pil globale, che si ferma al 2,7%. Tagliate anche le stime per il 2026 e 2027, rispettivamente al 2,6% e al 3,3%. Nel caso degli Stati Uniti (crescita dell'1,7% nel 2026 e del 2,1% nel 2027), gli economisti dell’agenzia di rating parlano di «uno shock al sistema, con impatti concentrati sulla fiducia e sulla formazione dei prezzi».
Sul fronte Eurozona, la crescita del pil si riduce all’1,2% nel 2026 e all'1,4% nel 2027. L'impatto sarà però disomogeneo tra i vari Paesi. Francia e Spagna saranno meno colpite rispetto a Germania e Italia. Per quanto riguarda in particolare l’Italia, l’agenzia vede una crescita pari allo 0,5% quest’anno, dal +0,6% previsto a marzo, e dello 0,8% nel 2026, dal +1% previsto. Tra i segni positivi, S&P ricorda la robusta spesa fiscale tedesca ed europea per le infrastrutture e la difesa, che potrebbe contrastare gli effetti negativi dei dazi statunitensi e dell'incertezza.
Lo scenario rivisto prevede un'inflazione più bassa nel 2025 e nel 2026 a causa dell’apprezzamento dell'euro e del calo dei prezzi del petrolio. Difficilmente l'inflazione scenderà al di sotto dell'obiettivo del 2% perché lo stimolo fiscale coinciderà con un mercato del lavoro rigido, che sosterrà le pressioni sui prezzi.
Pesante l'impatto sulla Cina, che crescerà del 3,5% quest'anno (-0,6%), del 3% l'anno prossimo (-0,8%) e del 4,3% nel 2027 (-0,1%). Infine, nei mercati emergenti, le economie più aperte dell'Asia-Pacifico (come Malesia, Vietnam,Thailandia e Singapore) registrano il calo maggiore della crescita del pil, con una diminuzione dello 0,5-1,0% all’anno.