Le costellazioni d’arte di Peggy Guggenheim guardano al futuro con una donna alla guida
Da Venezia a New York, da Bilbao ad Abu Dhabi, nel 2025 il sistema di Fondazione e Musei creato da Peggy Guggenheim punta sul futuro
«Il progetto giusto, al momento giusto con gli ingredienti giusti. Il Guggenheim deve parlare al mondo», Juan Ignacio Vidarte dirige il museo di Bilbao da oltre trent’anni e a fine anno lascerà perché, spiega, «è ora di scrivere un nuovo capitolo e dare spazio a idee e prospettive delle prossime generazioni». Ma continuerà a lavorare per la Solomon R. Guggenheim Foundation occupandosi di strategie per progetti internazionali.

Vidarte è a Bilbao da quando l’architetto Frank Gehry ha trasformato, sotto le indicazioni della Fondazione, una città industriale nella capitale dell’arte con un giro di 1,3 milioni di visitatori (tra i record recenti, la mostra di Yayoi Kusama con 586mila ingressi in soli tre mesi) e un impatto sul territorio di 760 milioni di euro nel 2023.
La sua battuta è una sintesi delle linee guida di un brand internazionale che si definisce una «Constellation» di musei che da New York a Venezia, Bilbao e presto anche Abu Dhabi anticipa le tendenze mondiali e premia gli artisti storicizzati con retrospettive prestigiose che incidono sul loro valore di mercato.

Anche il nuovo colosso negli Emirati, previsto per la fine del 2025, avrà la firma di Gehry. I direttori e curatori dei quattro musei si sono ritrovati durante la Biennale di Venezia sulla terrazza della Peggy Guggenheim Collection accolti dalla direttrice Karole P.B. Vail, nipote della mecenate che, confida, considera la parentela un plus: «Conoscere e familiarizzare con la collezione fin da piccola, quando venivo a trovare mia nonna, Peggy, è stato un incentivo poi a dedicarmi da adulta all’arte moderna e contemporanea».

Sullo sfondo del Canal Grande è stata annunciata la nomina di Mariët Westermann, prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice e ceo della Fondazione e del Museo Solomon R. Guggenheim, nuova stella della costellazione che gestirà le relazioni nella macro-area del sistema sempre più ingombrante, per la concorrenza. «Il mio obiettivo», ha annunciato Westermann, «è garantire che utilizziamo la nostra portata globale per ampliare l’impatto come costellazione unificata di musei». «Ci relazioniamo costantemente con le altre se di», conferma Vail, «soprattutto con la casa-madre a New York.

Lo scambio sinergico arricchisce l'offerta e rafforza la posizione di ciascun museo nel panorama globale, contribuendo a creare un’esperienza culturale di alto livello per il pubblico internazionale. Qui a Venezia l’attenzione è focalizzata sulle artiste del ’900, mai state davvero valorizzate», come Marina Apollonio, protagonista dell’arte Optical e Cinetica, che apre il 12 ottobre. La scommessa con la prossima apertura negli Emirati sarà ripetere il successo della cattedrale nel deserto spagnola, anche se l’isola di Sa’diyatt, dove sorge il distretto culturale ad Abu Dhabi, è piuttosto affollata, Louvre incluso.
Il nuovo Guggenheim avrà una superficie interna di 35mila metri quadri, 28 sale espositive per una collezione di 1.200 opere. «La connettività consente all’organizzazione dell'arte di essere verticale, orizzontale o una combinazione di queste», spiega Gehry a proposito del suo progetto.

I curatori della fondazione hanno partecipato solo come consulenti per la selezione, la proprietà delle opere resta in loco. «È una collaborazione visionaria con il Department of Culture and Tourism - Abu Dhabi (DCT)», anticipa Stephanie Rosenthal, direttrice del Guggenheim Abu Dhabi Project, «per creare un museo che celebri l'arte dagli anni 60 a oggi, con un focus sull'Asia occidentale e sulla regione più ampia con una prospettiva globale unica».
Il focus sarà ampio e si riferirà anche all’Africa del Nord. Gli acquisti sono iniziati vent’anni fa e includono artisti apprezzati dal mercato. Ma l’occhio è sempre puntato anche al visitatore, perché, come ricorda Naomi Beckwith, vicedirettore e curatore capo della sede di New York: «L’arte è sempre più un’esperienza e la sua qualità è importante». «Il turismo culturale è un asset», ribadisce Vidarte, «ma bisogna porre dei limiti, va indirizzato. La nostra responsabilità è dare a ciascuno la propria esperienza. Come in spiaggia, puoi approfittarne in modi diversi. Non siamo un museo d’élite».
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