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Food&Wine

Latour, grande ma non nel prezzo

Risultati deludenti per i formati speciali con l’eccezione del jeroboam

di Cesare Pillon
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Latour, grande ma non nel prezzo

Alle aste del 2018 le bottiglie di Château Latour in formato speciale non hanno trovato un’accoglienza particolarmente favorevole: sei, è vero, hanno visto aumentare il loro prezzo e una è rimasta a quotazione pressoché invariata, ma dieci sono state aggiudicate a cifre inferiori, in qualche caso sensibilmente inferiori, rispetto al 2017. Complessivamente, infatti, il loro valore è sceso da 59.237 a 49.874 euro, con una diminuzione secca che sfiora il 16%. La perdita, piuttosto lieve, poco più dell’8%, subita dalle due imperial da sei litri, è stata invece piuttosto accentuata (quasi il 24%) per le dieci magnum da un litro e mezzo, e molto pesante (del 40,58%) per le quattro bottiglie in formato doppia magnum da tre litri.

Curiosamente in controtendenza l’unico jeroboam (da cinque litri) quotato sia quest’anno che nel 2017: il suo prezzo ha fatto un balzo in alto dell’89,99%. Per quanto si tratti di bottiglie molto particolari, storicamente l’andamento delle loro quotazioni non si è mai differenziato da quello della bottiglie normali, da 0,75 litri. L’evidente crisi di quelle firmate Château Latour, più accentuata rispetto a Pétrus, Mouton-Rothschild e Lafite-Rothschild, sottolinea quindi il momento difficile che stanno attraversando i grandi rossi bordolesi, dominatori incontrastati fino a ieri delle vendite all’incanto. Evidentemente i collezionisti, i ristoratori e gli investitori che frequentano le aste si sono convinti che le loro quotazioni sono esagerate e provano a limarle.  (riproduzione riservata)

Milano Finanza - Numero 222 pag. 58 del 10/11/2018
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