Larry Fink sembra nutrire più di una perplessità sulle politiche messe in atto dal presidente Usa Donald Trump e dalla sua amministrazione: dai tagli alle agenzie federali annunciati dal Dipartimento dell’Efficienza Energetica di Elon Musk, fino alle politiche di deportazione degli immigrati che - secondo il ceo di BlackRock - potrebbero portare a un aumento dell’inflazione nel breve termine.
«Credo che le deportazioni» messe in atto dalla nuova amministrazione repubblicana «e la velocità con cui stanno avvenendo avranno gravi ripercussioni sul settore agricolo e su quello edile», ha messo in guardia Fink intervenendo a una conferenza di S&P Global. «I proprietari delle aziende del comparto agricolo mi hanno riferito che circa il 70% di uomini e donne impiegati nel settore non sono nati negli Usa», ha spiegato il numero uno di BlackRock, sottolineando come le misure adottate dal governo rischino di innescare un problema di forza lavoro. «Mi chiedo se avremo sufficiente manodopera per i raccolti, quando arriverà primavera. Avremo abbastanza lavoratori?».
Secondo il numero uno di BlackRock, la mancanza di mano d’opera potrebbe contribuire inoltre a un leggero aumento dell’inflazione nei prossimi sei-nove mesi. «Quando mi reco a Washington, parlano di queste politiche e chiedo: a quale costo siete disposti a tollerarle? Potremmo avere l’opportunità di creare posti di lavoro migliori e più solidi, è vero. Ma il rovescio della medaglia sarà che ciò probabilmente creerà un’inflazione un po’ più elevata nel breve periodo», ha messo in guardia.
Nel lungo termine, Fink vede invece «una significativa deflazione», legata «al progresso delle tecnologie di robotica e intelligenza artificiale», al modo in cui potrebbero rivoluzionare l’economia. «Se guardiamo ai progressi che AI e robotica possono fare, credo che cambieranno qualsiasi settore. Pensate a quello che accade con la guerra in Ucraina, al modo in cui si combatte usando i droni, potete vedere come la tecnologia riesce a cambiare anche le sorti di una guerra. E credo che questo vedrà un’accelerazione».
Non sono mancati, infine, i riferimenti ai tagli sulla spesa federale annunciati dal Doge. Secondo Fink gli Usa dovrebbero spingere la crescita insistendo sugli investimenti privati. «Nel 2000, dopo 230 anni di vita della nazione, il deficit si attestava a 8.000 miliardi di dollari. Negli ultimi 24 anni però è lievitato a 36 mila miliardi, ritmo insostenibile», ha ammesso. Tuttavia, «l’unico modo per farcela non è tagliare, perché i tagli distruggeranno l’economia». La soluzione è di «incoraggiare sempre più il capitale privato. Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare: non possiamo continuare ad alimentare il debito per costruire tutto. Se non lo faremo, il deficit graverà su di noi, sui nostri figli e sui nostri nipoti». (riproduzione riservata)