Nella Bce sta crescendo, secondo molti in ritardo, la consapevolezza che l’economia europea è debole e sta ulteriormente frenando, come ieri hanno riconosciuto la presidente Christine Lagarde e anche il falco del board Isabel Schnabel. Dopo l’ultimo rialzo di 25 punti base del 14 settembre, molti banchieri centrali sembrano ormai convinti che sia arrivato il momento di fermarsi, in modo da non pesare ancora di più sull’economia. In particolare il governatore francese François Villeroy de Galhau ha lanciato ieri un chiaro appello a evitare strette eccessive. Sulla stessa linea si è espresso lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos. Persino il lettone Martins Kazaks ha detto a Mni che a ottobre ci potrebbe essere una pausa nei rialzi. Tra i falchi resta il presidente della Bundesbank Joachim Nagel che nei giorni scorsi ha parlato della possibilità di nuovi aumenti. L’unico argomento tabù tra i banchieri centrali riguarda il primo taglio dei tassi.
«L’economia dell’area euro ha ristagnato nella prima metà del 2023 e gli ultimi indicatori mostrano un ulteriore indebolimento nel terzo trimestre», ha rilevato la presidente della Bce Christine Lagarde ieri in audizione alla commissione economica del Parlamento Ue. Lagarde ha detto che non è attesa una recessione, ma ha evidenziato che la stretta monetaria sta frenando la crescita. Anche il settore dei servizi si sta indebolendo. L’attesa è che l’economia si riprenda più avanti grazie ai consumi, spinti da più alti salari e minore inflazione. Per la presidente Bce in ogni caso le pressioni sui prezzi rimangono «forti».
A un europarlamentare che ha chiesto un impegno chiaro sullo stop a nuovi aumenti, Lagarde ha risposto di non potersi esprimere in modo così netto, ma ha sottolineato (ripetendo il mantra della Bce dopo il 14 settembre) che «sulla base delle valutazioni correnti» i tassi all’attuale livello, se mantenuti per un tempo «sufficientemente lungo», daranno un «contributo sostanziale» al ritorno dell’inflazione al target del 2%. «Non è una dichiarazione consueta», ha sottolineato la presidente.
In altri termini la Bce non si è impegnata in modo esplicito a fermarsi perché non esclude rischi sull’inflazione. Ma se questi, come si ritiene, non dovessero materializzarsi, Francoforte con ogni probabilità si fermerà e si concentrerà sulla durata (non più sul livello) della stretta. Del resto la Bce ha già alzato i tassi del 4,5% in 14 mesi, il più forte incremento della storia dell’euro, i cui effetti saranno visibili in pieno nei prossimi mesi.
In tal senso Villeroy ha sottolineato che il credito alle imprese ha frenato «bruscamente e più rapidamente rispetto ai precedenti cicli di inasprimento» e che i tassi verso le aziende potrebbero salire di altri «40-50 punti base». L’obiettivo primario resta l’inflazione ma per Villeroy «è molto meglio se si riesce a raggiungere la destinazione con un atterraggio morbido». Il rischio di fare troppo è adesso «almeno simmetrico» rispetto a quello di fare poco, secondo il banchiere centrale: se l’inflazione aumenta si può intervenire ancora, ha osservato, mentre se arriva la recessione la Bce dovrebbe «rapidamente invertire la direzione». Il principio del «testare l’economia fino alla rottura» (testing until it breaks) per Villeroy «non è un modo sensato di calibrare la politica monetaria».
Lagarde ha ricordato inoltre che la Bce sta riducendo il bilancio al «ritmo più veloce» tra le maggiori banche centrali globali, grazie al rimborso dei prestiti Tltro delle banche e allo stop dei reinvestimenti del programma App. «L’Eurosistema sta analizzando le dimensioni e la composizione ottimali di lungo periodo del bilancio e il livello adeguato di liquidità in eccesso», ha detto alla commissione presieduta da Irene Tinagli. La revisione del sistema operativo Bce per gestire i tassi a breve termine sarà completata nella primavera del 2024. (riproduzione riservata)