Laboratorio di intenti: il progetto di Dolce&Gabbana a fianco di Humanitas University
Dal 2019 la maison di moda ha stretto un legame con l’ateneo milanese. L’obiettivo? Investire nel futuro, nella ricerca e nell’innovazione. Anche attraverso borse di studio per gli studenti più meritevoli del corso di laurea MedTec in Medicina e Ingegneria Biomedica
Hanno studiato modelli predittivi per la cura delle patologie complesse e la comprensione dei loro processi, hanno applicato la loro ricerca sul campo grazie a strumentazioni all’avanguardia, robotica e stampanti 3D, integrando big data e intelligenza artificiale. Sono, in sintesi, i medici e gli ingegneri di domani.

Pierpaolo Casamassima e Davide D’Eugenio sono i primi studenti destinatari delle borse di studio Dolce&Gabbana che hanno concluso il percorso formativo di MedTec School, l’innovativo corso di Laurea dell’Humanitas University che potenzia le competenze mediche con approcci tecnologici dell’Ingegneria, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Nelle loro aspirazioni ci sono, rispettivamente, una specializzazione in Dermatologia e in Oftalmologia. Assieme a loro anche Antonio Composto, che terminerà a breve il suo iter accademico e poi punterà a un dottorato di ricerca in micro-robotica applicata alla chirurgia pediatrica. Ha beneficiato del sostegno allo studio anche Micah Godwin Duyao, laureata alla Facoltà internazionale di Medicina e Chirurgia di Humanitas University e futura specializzanda in Medicina interna.

Il legame della casa di moda con l’ateneo affonda le sue radici in una visione partita nel 2019 e rafforzata durante gli anni di pandemia. «Crediamo nel valore dell’istruzione come motore di crescita individuale e collettiva», racconta a Gentleman Alfonso Dolce, ceo di Dolce&Gabbana (qui sopra), «sostenere i giovani meritevoli di MedTec School significa investire nel futuro, nella ricerca e nell’innovazione. Questo progetto nasce dalla volontà di contribuire alla formazione di una nuova generazione di professionisti pronti ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo. Rappresenta l’estensione naturale del nostro impegno verso uno sviluppo consapevole e sostenibile».

Un viaggio giunto alla sua prima fermata e incarnato nei volti e nelle storie di questi giovani, simbolo di un ecosistema culturale, geografico e sociale multiforme. «Interagire con i colleghi mi ha aiutata a comprendere in che modo la cultura influenzi le prospettive, specialmente in medicina e nella cura dei pazienti», spiega Micah Godwin Duyau, di origini filippine e cresciuta in Middle East, «lo scambio continuo ha permesso di creare uno spazio in cui persone provenienti da tutto il mondo si sono riunite con un obiettivo comune: salvare vite umane». Per la comunità internazionale di studenti il campus di Milano ha rappresentato non solo un luogo di ricerca, ma un hub che ha formato la loro visione pionieristica della medicina.

«La borsa di studio ha avuto per me un valore fondamentale. Un percorso che si fonda sull’incrocio tra medicina e ingegneria non può esistere solo sulla carta: ha bisogno di un laboratorio vivente dove le idee diventano materia», aggiunge Pierpaolo Casamassima che ha abbandonato una carriera musicale avviata per seguire il suo sogno, «avere accesso a tecnologie di ultima generazione, come la microscopia confocale a riflettanza che è stata il cuore della mia tesi, o a strutture di simulazione all’avanguardia come quella per il robot DaVinci, è stato ciò che ha trasformato la teoria in esperienza tangibile».
Ed è proprio dentro la pratica che risiede uno dei punti di forza di questo iter di studi. «Nel futuro della ricerca prevedo un crescente sviluppo di tecniche non invasive avanzate, come imaging ad alta risoluzione e biomarcatori digitali che permettano di monitorare in tempo reale processi biologici complessi», conclude Davide D’Eugenio. (Riproduzione riservata)
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