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La Top 100 dei vini rossi italiani 2025

Grandi rivoluzioni nella Superclassifica 2025 di Gentleman che analizza tutti i vini premiati dalle cinque più importanti guide. Rivincita dei Supertuscan, ai vertici. Mentre la Campania è assente

di Cesare Pillon – Elaborazione dati di Emanuele Elli
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Compilando la classifica dei 100 vini rossi che sono considerati i migliori d’Italia sommando le valutazioni delle cinque guide (Vini d’Italia del Gambero Rosso, I vini di Veronelli, Guida essenziale ai vini d’Italia di Daniele Cernilli, Vitae dell’Associazione Italiana Sommellier e Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier) che li giudicano con un voto prendendoli in esame tutti, ma proprio tutti, come da sempre fa Gentleman, si ha quasi la certezza di trovare ogni anno rivoluzionata la graduatoria.

ITALY / Umbria / Montefalco 

Cantine Caprai / Vendemmia 2003

© Daniele Mattioli
ITALY / Umbria / Montefalco Cantine Caprai / Vendemmia 2003 © Daniele Mattioli

Quest’anno, poi, di rivoluzioni ne sono avvenute due solo tra le prime dieci classificazioni. Balza subito agli occhi la rivincita delle vecchie, storiche glorie: il primo posto è stato riconquistato dallo straordinario Sassicaia, il più famoso dei SuperTuscan, che negli anni 80 del secolo scorso era perennemente al vertice di questa graduatoria, tanto da essere considerato insostituibile, ma oggi non è più così, e proprio per questo si fa notare quando riconquista la leadership. Già l’anno scorso, del resto, ce l’aveva quasi fatta, perché era in seconda posizione. Il Solaia, che al secondo posto c’è adesso, e raddoppia così la rivincita dei SuperTuscan, ha fatto invece un balzo assai più rilevante perché l’anno scorso era soltanto sul decimo scalino della gradinata.

1. Bolgheri Sassicaia 2021, Tenuta San Guido

Creato dal marchese Mario Incisa della Rocchetta, messo a punto da Giacomo Tachis, è il primo SuperTuscan maturato in barrique e come tale ha aperto ai vini italiani le strade del mondo. È l’unico ad avere la Doc in esclusiva.

La seconda rivoluzione avvenuta nelle prime dieci quotazioni è quella provocata dal vasto ricambio che vi si è verificato: sette vini sono arrivati in queste posizioni di vertice e sei hanno dovuto abbandonarle. A proposito di queste ultime, fa effetto non vedere più nella prima decina di quotazioni un vino firmato da quell’indimenticabile personaggio del Piemonte che era Bruno Giacosa: l’anno scorso c’era un suo Barolo Falletto al terzo posto, mentre adesso un suo Barbaresco Rabajà è al tredicesimo; ma fa effetto anche non vedere nella pattuglia di vertice il valoroso Turriga, che ha guidato il riscatto dei rossi di Sardegna: è sceso dalla settima alla diciannovesima posizione. In un caso, almeno, c’è stata una sostituzione: il Brunello di Montalcino del Poggio di Sotto ha preso il posto del Brunello Poggio al Vento di Col d’Orcia.

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I primi sette

È spiacevole che ciò non sia avvenuto né per l’Amarone Classico di Bertani, né per l’Etna Rosso Barbagalli di Pietradolce, che vi erano presenti nel 2024: per quanto non siano precipitati molto in basso né l’uno né l’altro, è stato obiettivamente declassato il favore di cui godono in questo momento due territori di grande vocazione vitivinicola: uno storico, la Valpolicella, l’altro, l’Etna, messosi in luce negli ultimi anni con tutto il fascino che hanno i vini nati sulle pendici di un vulcano tutt’altro che spento.

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2. Solaia 2021, Marchesi Antinori

Nasce da uve selezionate di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Sangiovese nella cantina di San Casciano Val di Pesa. È affinato per 18 mesi, a partire dalla fermentazione malolattica, in barriques di rovere francese.

Un travaso è stato invece operato, per la verità, a livello regionale: il Kurni, morbido accattivante Montepulciano dell’Oasi degli Angeli, che Marco Casolanetti e sua moglie Eleonora Rossi producono in totale sostenibilità ambientale nelle Marche, a Cupra Marittima, ha preso il posto di un Rosso Piceno Superiore, il Roggio del Filare, Montepulciano anch’esso con un piccolo saldo di Sangiovese, che la famiglia Velenosi ricava da vigneti della stessa zona, l’Ascolano, ma che quest’anno è sceso al venticinquesimo posto in graduatoria.

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Tra i sette vini che sono entrati nel gruppo in cima alla classifica è il caso di segnalarne due per la tenace fermezza con cui si sono imposti regole rigorose e severe per raggiungere l’eccellenza qualitativa e in questo modo hanno ottenuto fama e successo. Uno, il San Leonardo, è trentino: un taglio bordolese di Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot di aristocratica eleganza, che nasce all’ombra delle Dolomiti, tra il Monte Baldo e i Monti Lessini, e che il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga e suo figlio Anselmo producono soltanto nelle grandi annate in regime di agricoltura biologica. L’altro, il Montefalco Sagrantino di Arnaldo Caprai, sottolinea con l’aggiunta di «25 Anni» alla denominazione il lungo percorso di continui miglioramenti grazie ai quali questo vino affascinante, nato dalla riscoperta di un vitigno autoctono, è diventato eccezionale.

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3. Barbaresco Sorì Tildin 2021, Gaja

Nebbiolo in purezza affinato un anno in barrique di rovere francese e un anno in botte grande. Sorì è la parte superiore della collina esposta a sud, Tildin era il soprannome di Clotilde Rey, la nonna di Angelo Gaja.

A completare la pattuglia degli ascesi in vetta ai Top 100 sono tre grandi rossi che hanno origine nella costa tirrenica della Toscana. Il più noto, l’Ornellaia, targato Frescobaldi, nasce a Bolgheri ed è fratello del Masseto, che in vetta ai Top 100 di Gentleman c’era già l’anno scorso: l’Ornellaia ce l’ha fatta a raggiungerlo perché, gestita con intelligenza manageriale da Giovanni Geddes da Filicaja, ha dimostrato che pur essendo prodotta in quantità assai maggiore non le è inferiore per qualità.

A piazzarsi al sesto posto nella graduatoria è un altro Bolgheri, che si chiama Dedicato a Walter, e ha origine nella tenuta Poggio al Tesoro, dove è prodotto in ricordo del fratello scomparso prematuramente da Marilisa Allegrini, figura di riferimento della Valpolicella, nota come lady Amarone. Completa il trio dei neo-laureati il Lupicaia, il più ambizioso dei vini che Gian Annibale Rossi di Medelana ha creato negli anni 90 nei terreni a più alta vocazione enoica del Castello del Terriccio, a Castellina Marittima, con vitigni bordolesi accuratamene selezionati. Dopo la sua scomparsa, nel 2019, la guida di questa straordinaria tenuta è stata assunta dal nipote, Vittorio Piozzo di Rosignano, che per gestirla ha lasciato la sua precedente attività nell’alta finanza.

Antinori Tignanello Estate, Chianti, Tuscany, Italy
Antinori Tignanello Estate, Chianti, Tuscany, Italy

Se si prendono in esame i vini che hanno ottenuto le maggiori quotazioni dalle guide enologiche italiane non c’è dubbio, i migliori quest’anno sono di Bolgheri: ce ne sono addirittura quattro nelle prime dieci quotazioni, Sassicaia, Masseto, Ornellaia, Dedicato a Walter. Se a questi si aggiungono il Solaia, il Brunello di Montalcino Poggio di Sotto, il Lupicaia e il Tenuta di Trinoro, si scopre che al vertice della qualità, in questa graduatoria, ci sono otto vini della Toscana contro due soli del Piemonte, i migliori Barbaresco di Gaja; poi, in ordine sparso, uno del Lazio, il Montiano della famiglia Cotarella; uno della Puglia, l’Es di Gianfranco Fino; uno del Trentino, il San Leonardo dei marchesi Guerrieri Gonzaga; uno delle Marche, il Kurni dell’Oasi degli Angeli; e, infine, uno dell’Umbria, il Montefalco Sagrantino 25 anni di Arnaldo Caprai.

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Questo trionfo della Toscana, se si allarga l’analisi a tutti e 100 i vini si ridimensiona, ma neanche tanto: occupa 43 posizioni, mentre il suo tradizionale competitore, il Piemonte, è presente solo in 24. Otto quotazioni se le è conquistate il Veneto con gli Amaroni, sette la Sicilia con gli Etna e i Nero d’Avola, le altre otto regioni di presenze ne hanno al massimo tre. E tra le otto regioni assenti c’è anche, incomprensibilmente, la Campania.

*IL METODO. La selezione di Gentleman comprende tutti i vini (quest’anno 2041) giudicati con i massimi punteggi nelle edizioni 2025 di cinque guide: Vini d’Italia del Gambero Rosso (tre bicchieri), I vini di Veronelli (tre stelle oro e Grandi esordi), Guida essenziale ai vini d’Italia di Daniele Cernilli (voti dal 95 in su), Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier (Le gemme), Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier (5 grappoli). Di ciascuno di questi vini è stato sommato il punteggio dei cinque recensori. I giudizi di Veronelli, Vitae e Cernilli sono già espressi in centesimi, negli altri casi i simboli sono stati convertiti. Per Gambero Rosso: Vini dell’anno 3+=100, 3 bicchieri=97; 2 bicchieri rossi=92,5; 2 bicchieri neri=88; 1 bicchiere nero=82,5. I 5 grappoli Bibenda (che i recensori riconoscono a vini tra i 91 e i 99 punti) sono stati convertiti in punteggi diversi a seconda della media voto espressa dagli altri recensori: così per i 4 grappoli sono stati assegnati punteggi tra 87 e 90 e per i 3 grappoli di 85 punti. Anche per Vitae si rende necessaria un’equivalenza: mentre accanto al giudizio di 4 viti è affiancato un punteggio in centesimi, per le categorie inferiori tale voto non è esplicitato e dunque sono stati equiparati alla media del range di voto indicato dagli autori per quella categoria di giudizio (3=87,5; 2=82,5; 1=79).

(Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 06/02/2025 18:00
Ultimo aggiornamento: 06/03/2025 15:59
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