Banche centrali in fase di svolta. La Banca d’Inghilterra ha deciso di prendersi un altro po’ di tempo prima di iniziare a ridurre il costo del denaro nel Regno Unito, seguendo i modus operandi sia della Banca Centrale Europea che di quella statunitense.
Per la Banca Nazionale Svizzera invece è già tempo di rivoluzione e, in senso completamento contrario alla svolta della Banca del Giappone di questa settimana, ha deciso di tagliare i tassi di interesse. Un percorso ancora diverso da quello della Turchia che, dopo aver seguito un sentiero di politica monetaria tutto proprio, ha deciso di continuare ad alzare il costo del denaro anche dopo la pausa dei mesi scorsi. La divergenza di decisioni tra i diversi istituti di credito sono un riflesso anche di quanto la politica monetaria debba seguire le condizioni macroeconomiche di ogni singolo Paese.
Con la riunione di marzo la Svizzera si è aggiudicata il primo posto tra le banche centrale che si trovano nella condizione di dover tagliare i tassi di interesse. La Banca nazionale svizzera ha deciso di abbassare il tasso di interesse di riferimento all’1,5%, rispetto all’1,75% precedente, rompendo così lo status quo monetario osservato dal settembre 2023 e sorprendendo la maggior parte degli osservatori. «La riduzione del tasso di interesse è stata possibile perché la lotta all’inflazione è stata efficace negli ultimi due anni e mezzo», ha spiegato la Bns. L’inflazione è tornata al di sotto del 2% per diversi mesi ed è ora nella fascia che la banca centrale associa alla stabilità dei prezzi. Secondo le nuove previsioni, il carovita dovrebbe rimanere in questa fascia anche nei prossimi anni.
Il Comitato di politica monetaria della Banca centrale turca ha invece deciso di aumentare il tasso di interesse di riferimento dal 45% al 50%. L’Istituto ha inoltre adeguato l’assetto operativo della politica monetaria fissando i tassi overnight di finanziamento e di prestito rispettivamente di 300 punti base al di sotto e al di sopra del tasso d’asta repo a una settimana. L’andamento dei tassi di interesse è stato particolarmente altalenante nell’ultimo anno, dopo i continui tagli al costo del denaro imposti dalla controversia politica monetaria dettata da Erdogan, la banca aveva iniziato ad alzare il costo del denaro salvo poi fermarsi nei mesi scorsi per poi tornare ad alzarli a marzo.
La banca ha sottolineato che l’orientamento monetario restrittivo sarà mantenuto fino a quando non si osserverà un calo significativo e duraturo del trend di fondo dell’inflazione mensile e le aspettative non convergeranno verso l’intervallo di previsione previsto. Nel mese di febbraio l’indice dei prezzi al consumo in Turchia è tornato a salire toccato il 67% rispetto al 64,86% di gennaio. Il dato è ben lontano dall’obiettivo del 5% definito dal Comitato. «L’orientamento di politica monetaria sarà inasprito nel caso in cui si preveda un deterioramento significativo e persistente dell’inflazione», hanno sottolineato dalla Banca, spiegando che «il Comitato continuerà ad attuare le politiche macroprudenziali in modo da preservare la funzionalità del meccanismo di mercato e la stabilità finanziaria».
Proprio come la Federal Reserve, infine, la Banca d’Inghilterra ha segnalato l’intenzione di mettere in campo almeno tre tagli dei tassi di interesse quest’anno ma ha deciso di mantenere fermo il costo del denaro al 5,25% nella riunione di marzo.
Il governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey ha spiegato che i «fattori globali che hanno spinto al rialzo l’inflazione si stanno attenuando, ma la Banca non è ancora al punto in cui può tagliare i tassi». Gli esperti si aspettano che la Bank of England sia tra le ultime banche centrali ad abbassare il costo del denaro, optando per questa decisione nel mese di agosto mentre Bce e Fed dovrebbero già iniziare la svolta all’inizio dell’estate. (riproduzione riservata)