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Christine Lagarde
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La stretta Bce può essere un boomerang sui tassi. Ecco quando i mercati vedono il primo taglio

15 settembre 2023, 21:30 Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2023, 15:41

La Bce ha voluto mettersi al sicuro sull’inflazione con l’ultima stretta. Ma i mercati ora sono preoccupati per l’economia e ipotizzano una prima riduzione dei tassi a metà 2024. Francoforte rischia di dover lottare contro le attese degli operatori | Bond, 12 obbligazioni ad alto rendimento in attesa del taglio dei tassi della Bce – LE TABELLE INTERATTIVE

La Bce ha appena alzato i tassi di un altro 0,25% portandoli al record storico dell’area euro. Quelli sui depositi sono arrivati al 4%. Questa soglia sarà con ogni probabilità il picco della stretta monetaria. La presidente Christine Lagarde ha cercato in tutti i modi di chiarire che questo livello sarà mantenuto per un tempo «sufficientemente lungo», tale da riportare l’inflazione al 2%. Eppure sui mercati l’attenzione si è subito focalizzata su quando sarà varato il primo taglio. Non solo: gli economisti hanno anticipato le previsioni e ora in maggioranza prevedono una sforbiciata già a metà 2024, fino al 3%-3,25% alla fine dell’anno prossimo.

Gli operatori non sono preoccupati per l’inflazione (le aspettative erano ancorate al 2% anche prima della riunione), ma diffidano dell’ottimismo sulla crescita della Bce. Quasi tutti gli analisti continuano ad aspettarsi dati peggiori di quelli della banca centrale, che pure sono stati appena rivisti al ribasso rispetto alle proiezioni (ancora più ottimistiche) di giugno. L’ultima stretta di Francoforte per molti è semmai una ragione in più per temere un maggiore rallentamento economico. Che ha l’effetto indesiderato dalla Bce di avvicinare le attese di un taglio e abbassare i tassi di mercato, rendendo più complicato il calo dell’inflazione.

In tal senso è stata significativa la reazione dei mercati del 14 settembre, giorno della decisione sui tassi. Le borse sono salite, i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi e l’euro si è indebolito. L’opposto di quanto si poteva immaginare dopo una stretta. «Di fatto la decisione ha indotto gli investitori a prezzare un maggior rischio di eccessivo irrigidimento», ha osservato Barclays.

Così gli esponenti Bce hanno dovuto affrettarsi per invertire la direzione dei mercati. «L’ipotesi di tagli dei tassi non è stata discussa. Non è stata neppure menzionata», ha ribadito Lagarde. Anche altri membri della banca centrali hanno ripetuto lo stesso concetto. I governatori baltici, senza molta convinzione né credibilità, hanno persino rilanciato l’idea di una stretta ulteriore a dicembre.

I rischi su crescita e inflazione

Il 15 settembre i mercati hanno corretto in parte la rotta, ma c’è da chiedersi cosa accadrà nelle prossime settimane, quando con ogni probabilità arriveranno dati economici negativi, secondo quanto si intravede dagli indici anticipatori come il Pmi. La Bce rischia non solo di frenare in modo non necessario l’economia, ma anche di complicarsi la vita nel tentativo di reindirizzare i mercati, con la possibilità di nuovi messaggi hawkish in futuro.

Francoforte ha scelto di correre questo rischio con l’obiettivo di essere più tranquilla sul fronte dell’inflazione. È stato decisivo il rialzo del carovita atteso nel 2024 (dal 3 al 3,2%), proprio il dato che era stato fatto trapelare da qualcuno alla vigilia del consiglio. Invece è passato in secondo piano il fatto che questo incremento sia dovuto ai prezzi dell’energia. Allo stesso modo, non si è guardato alla discesa delle previsioni sull’inflazione core (al netto di energia e cibo) e di quella complessiva nel 2025. L’obiettivo è stato «rafforzare i progressi» in corso sull’inflazione, dimezzata al 5,3% dal 10,6% di ottobre.

Solo il tempo dirà se sia stata opportuna la scelta del 14 settembre, su cui peraltro il consiglio si è diviso. Lagarde di solito si limita a parlare di «ampio consenso» nelle decisioni, mentre dopo l’ultima riunione ha precisato che alcuni membri avrebbero preferito una pausa, in modo da valutare in modo più approfondito l’andamento dell’economia. I falchi invece hanno già fatto fatto capire che la prossima battaglia sarà sulla riduzione del bilancio e dei reinvestimenti dei titoli del piano pandemico Pepp.

Ci sono ragioni per pensare che la stretta possa pesare sul pil più di quanto atteso dalla Bce. Le ultime proiezioni non hanno incluso l’ultima correzione di Eurostat che ha abbassato la crescita dell’Eurozona del secondo trimestre dallo 0,3 allo 0,1%. Inoltre, come osservato anche da Francoforte, i rischi sul pil sono «orientati al ribasso». Peserà in particolare la trasmissione della politica monetaria al credito a famiglie e imprese che Lagarde ha riconosciuto essere «più veloce e più forte che in passato». Già ora i prestiti alle aziende stanno scendendo in modo rilevante (-4% in Italia). L’ulteriore stretta creditizia, dovuta anche al pieno effetto dei rialzi passati, potrebbe aggravare la debolezza economica nei prossimi mesi, compromettendo anche la fiducia di Francoforte nella ripresa nel 2024. «L’economia dell’Eurozona rimarrà debole nei prossimi trimestri, mentre la disinflazione e la flessione del ciclo del credito probabilmente si intensificheranno», ha sottolineato Unicredit.

«A dicembre la Bce potrebbe dover rivedere le proiezioni sulla crescita al ribasso ancora in modo significativo», ha osservato Citi, che ora prevede un taglio dei tassi anticipato (a partire da giugno 2024, non più da settembre 2024) e più veloce (fino al 3% a fine 2024 invece che al 3,5%). «Dato l’aumento dei rischi di recessione, se questo scenario negativo dovesse concretizzarsi e innescare un calo più rapido dell’inflazione e delle aspettative di inflazione, la Bce potrebbe essere costretta a tagliare i tassi prima», ha rilevato Barclays. Tra nove mesi, come stimato anche da Unicredit e Bnp Paribas, potrebbero iniziare i tagli dei tassi. (riproduzione riservata)



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