La nuova trilogia di millesimati Moët & Chandon cita Lucrezio, ma è da leggere tutta d’un fiato come un best seller
Moët & Chandon presenta la sua Grand Vintage Trilogy. A Tale of Sublimation, un racconto liquido attraverso i tre nuovi millesimati della grande capacità di trasformazione della Maison. Il segreto è tutto nell’antica tecnica dell’assemblaggio, vera anima dello champagne nei secoli, che si sta rivelando anche la chiave per affrontare i cambiamenti climatici.
Così come nel senso letterale dell’etimologia latina sublimis, innalzato o esaltato, il termine sublimazione anche in terminologia scientifica si riferisce a un cambiamento di stato, a una trasformazione della forma, a un'esperienza estetica e di elevazione. E, allo stesso modo, si adatta perfettamente a definire la capacità di trovare ogni vendemmia e ogni annata un’armonia che duri nel tempo. Tutto questo grazie a precisi aggiustamenti nel processo di vinificazione, che permettono la nascita di eccezionali Grand Vintage anche nelle condizioni più estreme.

«Ogni Grand Vintage rappresenta la mia personale interpretazione di una specifica annata e, come tale, è unico», ha raccontato Benoît Gouez, chef de caves di Moët & Chandon. «Questa trilogia è composta da un Grand Vintage e due Grand Vintage Collection, tutti diversi tra loro ma accomunati dalla produzione, che rilegge la tradizionale incertezza climatica della regione. Una sfida che ci spinge a migliorare sempre, per affinare l’arte della trasformazione».
Le vendemmie del 2016, 2009 e 2000 sono accomunate dai tipici fenomeni atmosferici della Champagne. Ciascuna di loro è stata considerata un’annata capricciosa in vigna e tutte e tre vendemmie si sono concluse con rese basse ma di eccellente qualità.

Per il Grand Vintage 2016 il titolo potrebbe essere La serenità dopo la tempesta. Come diceva poeticamente Lucrezio nel De rerum natura, vista da una certa distanza, la tempesta porta all’animo un tumulto pacificato, tradotto in termini enologici una rotonda maturità. Si tratta infatti dell’anno che aveva battuto ogni record per le piogge primaverili e aveva fatto registrare però un’eccezionale siccità estiva. Eppure, dopo sette anni di maturazione sui lieviti, si è rivelato dopo la prima sboccatura, un sereno e radioso. Con un assemblaggio tenuto insieme dalla forza dello Chardonnay (48%), ultimo vitigno a essere vendemmiato quell’anno, seguito da Pinot Noir (34%) e Meunier (18%).

Il titolo scelto per il Grand Vintage Collection 2009 è Il carisma della maturità. Lo storico ricorda un inverno più freddo degli ultimi tre lustri unito a una primavera e un'estate calde. Ma, dopo 14 anni di riposo nelle cantine, emerge uno champagne deciso e avvolgente. In una parola sola, sontuoso. Tradotto nell'assemblaggio le percentuali sono un netto Pinot Noir (50%), seguito da Chardonnay (36%) e Meunier (14%).

Percentuali inverse invece nel Grand Vintage Collection 2000, qui è lo Chardonnay, vendemmiato eccezionalmente tardi e con una struttura piena e complessa a contraddistinguere l'assemblaggio (50%), con il sostegno di Pinot Noir (34%) e Meunier (16%).
Il racconto della trilogia trova il suo culmine nel millesimo del Grand Vintage Collection 2000: il paradosso dell’opulenza. Vibrante e radioso, ma come tutti i racconti scritti bene, lascia la voglia di saperne sempre di più. Un page turner come direbbero i lettori accaniti.

Dei suggerimenti eccezionali per un pairing, subito colti da Guido Paternollo, executive chef di Pellico3, vincitore del Premio Speciale Tradizione Futura di Gambero Rosso e Moët & Chandon. Ecco il menù pensato per la cena allestita al ristorante fine dining all’interno dello scenografico Park Hyatt Milano, cominciata dal Moët & Chandon Impérial, servito in versione Magnum e accompagnato in successione da una Tartelletta con branzino marinato, mousse di avocado, lime e aneto, un Air Truffle (sfera fritta ripiena di besciamella al tartufo), e una seconda Tartelletta con cavolfiore - adagiato su una crema di limone - e caviale Oscetra.

L’incontro vis-à-vis del Grand Vintage 2016 è stato invece con le Ostriche Gillardeau, mela verde, melone invernale, basilico e lime, stesso millesimo ma in versione Rosé ad accompagnare i Gamberi viola di Sanremo, finocchio e arancia.
La nota salina del Grand Vintage Collection 2009, è stata richiamata dall’umami dei Ravioli di funghi, brodo di pollo e astice.
A sostenere l’opulenza del Grand Vintage Collection 2000 è stata chiamato l’Entrecôte di vitello al Bbq, topinambur e sesamo tostato. L’eterno incanto del fuoco da godersi rileggendo un buon classico. (Riproduzione riservata)
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