Lo spettro di uno scontro diretto fra Russia e Nato aleggia in maniera sempre più insistente sullo scacchiere internazionale. Dopo le dichiarazioni di Giuseppe Cavo Dragone, capo militare dell’Alleanza, il presidente russo Vladimir Putin è tornato ad attaccare l’Europa e a definire il ruolo del Vecchio Continente nei negoziati sulla guerra in Ucraina.
«Se l’Europa vuole la guerra noi siamo pronti», ha detto il capo del Cremlino. Ma non è tutto. Dopo gli attacchi a due petroliere russe nel Mar Nero, in acque territoriali turche, Putin ha affermato: «Prenderemo in considerazione misure di ritorsione contro le navi dei Paesi che aiutano Kiev».
Insomma, a poche ore dall’incontro al Cremlino con gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, il leader russo torna a sfidare l’Unione Europea che, a suo dire, «si è esclusa da sola dal processo di risoluzione del conflitto».
Secondo Putin, i governi europei sarebbero ancora ancorati alla «tesi della sconfitta strategica della Russia», un approccio che - a suo dire - avrebbe reso impossibile un coinvolgimento costruttivo nei colloqui di pace.
Una mossa, questa di Putin, che porta l’Europa a una difficile scelta di unità, proprio nel momento in cui la guerra ucraina arriva a un potenziale, anche se difficile, punto di snodo. Le carte sono sul tavolo e quello che emerge con chiarezza è che Mosca punta molto in alto, con condizioni che potrebbero, molto probabilmente, essere assolutamente inaccettabili per Kiev.
Nel corso delle dichiarazioni rilanciate dalle agenzie russe, Putin ha sostenuto che i Paesi europei stiano «ostacolando gli sforzi dell’amministrazione statunitense e del presidente Donald Trump» volti a favorire una soluzione negoziata.
Secondo il Cremlino, le proposte avanzate dall’Europa conterrebbero condizioni inaccettabili per Mosca e avrebbero l’unico scopo di «bloccare il processo di pace».
Parole queste che arrivano, per l’Europa, anche nella giornata dell’intervento a gamba tesa della Bce che non è disponibile a fornire garanzie sull’utilizzo degli asset russi congelati perché questa iniziativa violerebbe i trattati europei. La Banca Centrale Europea si è, infatti, rifiutata di sostenere un pagamento di 140 miliardi di euro all’Ucraina, infliggendo un duro colpo al piano dell’Ue di emettere un «prestito di riparazione» garantito da asset russi congelati. La Commissione Europea e molti Stati membri vorrebbero poter utilizzare circa 140 miliardi di euro di asset detenuti dalla Banca Centrale Russa, congelati a causa delle sanzioni, per aiutare l’Ucraina in un momento in cui Kiev si trova ad affrontare una crisi di liquidità a causa di un rinnovato attacco militare russo e di un'iniziativa di pace statunitense.
Si tratta di un brutto colpo per la strategia dell’Ue che già faticava a convincere alcuni Paesi membri, a cominciare dal Belgio che detiene la quasi totalità degli asset di Mosca.
La visita di Witkoff e Kushner al Cremlino ha attirato grande attenzione internazionale. Secondo fonti citate dalla Cnn, prima dei colloqui gli inviati statunitensi hanno avuto un incontro informale in piazza Rossa con il consigliere del Cremlino Kirill Dmitriev. Dopo il confronto con Putin, una delegazione ucraina potrebbe incontrare gli stessi emissari in una fase successiva.
La situazione, però, sembra abbastanza chiara. Putin continua per la sua strada e non intende cedere di un millimetro nonostante i tanti soldati russi che muoiono ogni giorno, gli Usa non riescono a premere in maniera decisiva su Mosca così come hanno fatto, più volte, su Kiev, l’Ucraina giustamente non vuole cedere i suoi territori, le eventuali garanzie di sicurezza per Kiev, nel caso si arrivasse ad una tregua, sono ancora un mistero.
Anche se alle parole di Putin fanno da contraltare quelle del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che, in visita ufficiale in Irlanda, ha parlato di uno dei momenti «più difficili ma anche più ottimistici» dall’inizio dell’invasione russa.
Zelensky ha confermato l’esistenza di una nuova bozza del piano di pace composta da 20 punti, elaborata nei recenti incontri di Ginevra e in Florida, pur precisando che «alcuni aspetti devono ancora essere risolti».
Secondo il leader ucraino, gli sforzi diplomatici statunitensi potrebbero aprire una chance reale per mettere fine al conflitto «in modo decente e dignitoso». (riproduzione riservata)