La nautica italiana domina il mondo: 572 superyacht e +405% di export
Nel 2024 la nautica da diporto italiana raggiunge un nuovo record con 8,6 miliardi di euro di fatturato, trainata da superyacht ed export. L’Italia si conferma primo Paese al mondo nella cantieristica, rafforzando il ruolo strategico del settore
Il comparto della nautica da diporto italiana mette a segno nel 2024 un risultato storico, consolidando il proprio primato globale. Parlano chiaro i dati diffusi a Genova alla vigilia del 65° Salone Nautico Internazionale, nell’ambito della conferenza Boating Economic Forecast, con la presentazione della nuova edizione di Nautica in Cifre – LOG, unico report statistico riconosciuto nel settore, realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison: il fatturato dell’industria ha raggiunto 8,60 miliardi di euro, con un incremento del 3,2% rispetto al 2023 e un nuovo massimo assoluto.

Si tratta di una performance che conferma la fase di “normalizzazione” dopo il ciclo post-pandemico che aveva portato, in soli quattro anni, al raddoppio del giro d’affari. A trainare la crescita è stata ancora una volta la fascia alta del mercato, con i superyacht a rappresentare il vero motore della competitività italiana.
«I dati di consuntivo 2024 della nautica da diporto sono positivi: il fatturato del comparto industriale italiano è cresciuto del 3,2%, toccando il massimo storico di 8,60 miliardi di euro», ha dichiarato in apertura Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica. «La crescita è stata trainata dall’alto di gamma e dal segmento dei superyacht, che si confermano leader globali, mentre la piccola industria nautica ha registrato un calo di fatturato intorno al -10%. Le difficoltà di questo segmento derivano da una combinazione di fattori, fra cui l’interferenza in alcuni mercati di elevati stock di unità da diporto, le crescenti tensioni geopolitiche, il calo della consumer confidence, unitamente a un regime normativo nazionale ancora troppo burocratizzato».
Il quadro complessivo mostra una netta predominanza dei mercati esteri, che hanno assorbito 6,05 miliardi di euro di ricavi, pari al 70,3% del totale, contro i 2,55 miliardi del mercato domestico. La produzione nazionale ha toccato i 7,55 miliardi di euro, con una propensione all’export del 78%.
«Nel 2024 l’Italia si è confermata primo Paese esportatore al mondo nella cantieristica nautica», ha sottolineato Marco Fortis, vicepresidente e direttore della Fondazione Edison. «Le esportazioni delle imbarcazioni da diporto e sportive hanno superato i 4,3 miliardi di euro, in crescita del 7,5% sul 2023. Il comparto si colloca tra i settori manifatturieri con la migliore dinamica di lungo periodo: dal 2000 ad oggi le esportazioni sono cresciute del +405%, passando da 850 milioni agli oltre 4,3 miliardi attuali. Un risultato che pone la nautica accanto a comparti strategici come la meccanica strumentale, l’agroalimentare e la moda».

Gli Stati Uniti restano uno dei mercati chiave, in particolare per le unità sotto i 24 metri, sebbene le incertezze legate ai dazi abbiano influenzato gli ordinativi. Da qui, l’esigenza di diversificare ulteriormente i mercati di sbocco e di rafforzare il ruolo delle fiere internazionali come piattaforme di business e di nuove partnership.
La cantieristica si conferma il cuore pulsante del comparto, con un fatturato pari a 5,4 miliardi di euro, di cui l’89% destinato ai mercati esteri. Una proiezione internazionale che non ha eguali tra i settori manifatturieri italiani.
Il primato trova conferma anche nel Global Order Book 2024 elaborato da Showboats International: l’Italia domina la classifica mondiale con 572 superyacht in costruzione, pari al 50% degli ordini globali. Molto distanti i principali concorrenti: la Turchia con 146 yacht, il Regno Unito con 81 e i Paesi Bassi con 69.
Il comparto ha registrato anche un impatto positivo sul fronte occupazionale: gli addetti hanno raggiunto quota 31.480, in crescita del 2,6% sull’anno precedente. Parallelamente, il contributo diretto al PIL nazionale è salito a 7,4 miliardi di euro, pari al 3,37‰ del totale, rafforzando il peso strategico della nautica da diporto nell’economia italiana.
Se la fascia alta di gamma consolida la propria leadership, diversa è la situazione per la piccola industria nautica, che ha segnato un arretramento intorno al -10%. Una dinamica che preoccupa gli operatori del settore.
«Sulla base del sentiment dei principali player italiani – ha spiegato Stefano Pagani Isnardi, direttore dell’Ufficio Studi di Confindustria Nautica – le difficoltà della piccola nautica, unite agli effetti dell’incertezza commerciale legata ai dazi americani, potrebbero determinare un rallentamento del comparto a livello globale anche nel 2025. Tuttavia, gli imprenditori guardano con fiducia a una ripresa nel biennio 2026-2027, con segnali di inversione già visibili nelle performance del Salone Nautico di quest’anno».
Il settore guarda dunque al futuro con un mix di cautela e fiducia. Il 2025 probabilmente si chiuderà segnando una fase di rallentamento, ma le basi strutturali restano solide: alta propensione all’export, primato nella cantieristica di lusso, capacità di innovazione e posizionamento premium sui mercati globali.
Un asset, quello della nautica da diporto, che si conferma centrale per il Made in Italy e per la bilancia commerciale nazionale: un comparto che non solo genera ricchezza e occupazione, ma che rappresenta un biglietto da visita per l’Italia nei mercati di fascia alta, al pari dei settori storici come moda, vino e design.(Riproduzione riservata)
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