È una dotta lectio magistralis quella tenuta all'Università di Roma Tre dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta per il conferimento della laurea honoris causa in Scienze Giuridiche Banca e Finanza, aperta da un ringraziamento alle donne e agli uomini della Banca d'Italia e della Bce per la collaborazione che al governatore hanno dato in tanti anni. Ha così smentito un suo presunto disconoscimento, contro i passatisti, dell’opera svolta in passato da Palazzo Koch. In questo ambito il governatore ha sottolineato la propria competenza anche nel campo giuridico (non solo in quello economico e finanziario) formatasi nel lavoro del banchiere centrale per il quale diritto ed economia sono indisgiungibili. Il processo di globalizzazione, che nel complesso ha prodotto, pur tra squilibri, sostanziali progressi sottraendo centinaia di milioni di persone da una grave indigenza, ora subisce resistenze, ma non può dirsi che si stia trasformando in una deglobalizzazione. I rapporti economici tra Stati, pur in presenza del recente fenomeno del reshoring, non possono ritenersi sostanzialmente intaccati. In sostanza, si può dire che non siamo al crepuscolo del multilateralismo.
Più direttamente, Panetta ha esaminato tre aspetti oggi al centro del dibattito pubblico: l'assunzione di debito comune europeo, con l'emissione di safe asset, per lo sviluppo di investimenti, soprattutto in beni pubblici comunitari a cui egli è favorevole, previa una ricomposizione della spesa; la necessità di una gestione delle migrazioni a livello europeo per affrontare il problema del calo della natalità e per poter disporre delle abilità e delle specializzazioni nei diversi campi dell’innovazione; la sicurezza esterna nonché la difesa, per le quali Panetta ribadisce il ruolo della Nato e l’essenzialità dell'aumento delle contribuzioni da parte degli Stati. Debito comune e safe asset sono fondamentali anche per contribuire all'Unione dei mercati dei capitali. L’Europa deve essere all'avanguardia in campo tecnologico ed energetico. Sono 800 miliardi di euro quelli necessari per investimenti nelle transizioni climatica e digitale. In questo senso rafforzare l'integrazione dell'Europa è un dovere. Una politica di bilancio europea (che non sia la sommatoria delle singole politiche statali) risponderebbe alle esigenze dell'area e garantirebbe coerenza dell'orientamento della politica fiscale e di quella monetaria.
Naturalmente va tenuto presente che la sovranità in materia fiscale in senso stretto è elemento fondante degli Stati (no taxation without representation), dunque il suo accentramento richiede una riforma di grande portata che oggi non sembra realistico ipotizzare. Inoltre non va trascurato il principio di sussidiarietà che valorizza ciò che può essere fatto nei singoli Paesi dell'Unione.
D'altro canto, trattando di scienze giuridiche, non può essere trascurato il problema apicale che oggi incombe: la crisi del diritto internazionale pubblico e del diritto umanitario in un processo che le due principali guerre hanno fortemente accelerato. Con tale crisi si manifesta pure quella delle istituzioni internazionali. Le ricadute economiche sono evidenti, come evidenti sono i problemi che si pongono nei rapporti tra ordinamento statali e normative comunitarie. Non sono le dispute geopolitiche (un’affermazione troppo blanda) il fattore principale della frammentazione e dei rischi delle divisioni. Sono in primo luogo i conflitti in atto e potenziali che possono provocare un nuovo scenario dell’economia e della finanza. Una disamina della materia non può relegare alla penultima riga un fugace accenno alle guerre. E la citazione di Einaudi sull’alternativa ai tempi per gli Stati europei tra l’esistere uniti o scomparire (storicizzata, ma con richiami di attualità) va integrata con l'altra, sempre di Einaudi, che è lo «sta in noi», a sottolineare l’impegno necessario per contrastare sviluppi degenerativi e per agire per un futuro migliore. E qui vi è un ruolo specifico per il giurista al quale non sfuggono le connessioni di temi e progetti. (riproduzione riservata)