Oltre 39 milioni di persone al mondo potrebbero morire di infezioni resistenti agli antibiotici nei prossimi 25 anni, secondo un ampio studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica The Lancet e condotto dal Global research on antimicrobial resistance project. Una vera e propria emergenza medica planetaria. Ma le risposte alle sfide più complesse a volte si trovano in soluzioni inaspettate. Molto promettente in tal senso è uno studio, condotto dalla sezione dipartimentale di microbiologia batteriologica dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana, che ha preso in considerazione la glicina, un aminoacido fra i più semplici esistenti nell’organismo umano. La ricerca, finora in vitro, guidata da Cesira Giordano e Simona Barnini, direttrice della struttura, ha evidenziato che la glicina, dosata in coltura secondo standard scientifici in associazione ad alcune classi di antibiotici fra quelli maggiormente utilizzati contro i batteri Mdr (MultiDrug Resistant), ossia betalattamici come i carbapenemi e le cefalosporine, e i polimixinici, è in grado non solo di esprimere la sua potenzialità battericida ma anche di risvegliare la sensibilità dei germi a questi antibiotici.
La glicina era già stata studiata nel secolo scorso. Partendo proprio da antichi resoconti scientifici sugli effetti di questa molecola sulla crescita batterica, le ricercatrici della microbiologia ospedaliera dell’Aoup hanno deciso di studiarne l’azione sui nuovi batteri che sono stati esposti ai farmaci antibiotici, cosa che non era ancora accaduta ai ceppi batterici studiati nel secolo scorso. Le prime prove eseguite hanno messo in luce il ripristino della sensibilità ad antibiotici che risultavano inefficaci prima di somministrare glicina.
«Nel corso dei vari esperimenti condotti su ceppi batterici isolati da resti di campioni prelevati in pazienti ricoverati in ospedale», spiega Cesira Giordano, «sono stati studiati 154 batteri patogeni, scelti per le loro caratteristiche di resistenza agli antibiotici. L’efficacia della glicina, sia da sola sia in combinazione con gli antibiotici, è stata accertata su tutti i microrganismi saggiati».
Quanto al meccanismo d’azione, pare che l’effetto battericida di questa molecola si esplichi sulla parete batterica, un costituente cellulare posseduto soltanto dai batteri. Ora sarà necessario procedere alla sperimentazione in vivo, direttamente sull’uomo, dato che si tratta di un aminoacido normalmente assunto con l’alimentazione e prodotto anche dall’organismo. Fra i vantaggi di una eventuale introduzione della glicina nella pratica clinica c’è il fatto che, oltre a permettere di risolvere infezioni gravi in associazione ad antibiotici che altrimenti sarebbero inefficaci, consentirebbe anche di prevenire le infezioni. Si potrebbero così eliminare i potenziali patogeni che colonizzano i pazienti che devono andare incontro ad interventi chirurgici, ad indagini diagnostiche invasive o a trapianti. (riproduzione riservata)