Ci lasciamo alle spalle il terzo anno consecutivo di rialzi a doppia cifra per le borse, la migliore performance dell'obbligazionario dal 2020 e il maggior guadagno dell'oro da quasi 50 anni. Il 2025, tuttavia, ci consegna una rinnovata incertezza geopolitica. Oltre alla guerra in Ucraina e alle tensioni tra Cina e Giappone il documento di Trump sulla strategia di sicurezza nazionale ha delineato l'emergere della cosiddetta «Dottrina Monroe 2.0», che riafferma le Americhe come sfera d'influenza degli Stati Uniti.
La deposizione del leader venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti ne è una chiara conferma, anticipata da un maggiore coinvolgimento americano negli affari dei Paesi limitrofi rispetto agli ultimi 25 anni. I prezzi del petrolio sono scesi ai minimi da tre settimane dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che il Venezuela cederà fino a 50 milioni di barili di greggio agli Stati Uniti, ma la situazione nel Paese rimane estremamente fluida. Il Venezuela possiede riserve petrolifere significative, ma l'attuale livello di produzione, pari a circa 1 milione di barili al giorno, rappresenta meno dell'1% della produzione mondiale. Un aumento della produzione richiederebbe ingenti investimenti, ma le principali società petrolifere chiedono garanzie sulla stabilità politica. Inoltre, il debito venezuelano in valuta estera supera i 100 miliardi di dollari e lo rende uno dei Paesi più indebitati al mondo in rapporto al pil. Il Venezuela dovrà affrontare una delle ristrutturazioni del debito sovrano più complesse della storia moderna, paragonabile a quella dell'Iraq nel 2003.
Le tensioni geopolitiche non si limitano a Europa e Stati Uniti: sono in aumento anche tra Giappone e Cina. La scorsa settimana Pechino ha imposto nuove restrizioni alle esportazioni verso il Giappone di tutti i prodotti potenzialmente impiegabili nell'industria militare, un elenco di oltre 800 articoli. Sono stati inoltre estesi i controlli sulle terre rare, in particolare sui materiali magnetici ad alte prestazioni contenenti terbio, disprosio e samario. In attesa di ulteriori chiarimenti sull'attuazione e sulla portata della nuova misura, questa mossa sembra segnare un'escalation significativa delle tensioni economiche tra Cina e Giappone, soprattutto alla luce dei rischi che le restrizioni sulle terre rare pongono per la produzione in settori quali difesa, automotive, chimica avanzata, semiconduttori e robotica. Sebbene il Giappone abbia diversificato alcune forniture di terre rare e, in alcuni casi, mantenga scorte di 60 giorni per i materiali chiave, i settori più esposti potrebbero incontrare difficoltà nel breve termine.
Se il quadro geopolitico si conferma complesso, dal punto di vista economico le notizie delle ultime settimane sono invece prevalentemente positive. Negli Stati Uniti le vendite durante le festività sono andate bene: Mastercard e Visa stimano un incremento delle transazioni di circa il 4%. Inoltre, nella prima metà di quest'anno sia la politica fiscale sia quella monetaria potrebbero risultare complessivamente espansive a livello globale. È probabile un ulteriore taglio dei tassi da parte della Fed nel primo trimestre, a causa di un mercato del lavoro fiacco e di un'inflazione contenuta. Nel frattempo la Federal Reserve ha ricominciato ad acquistare Treasury, aumentando di fatto la massa monetaria. (riproduzione riservata)