L’acquisizione a marzo della danese GN Hearing ha segnato un prima e un dopo nella storia di Amplifon. Non solo per il valore dell’operazione, 2,3 miliardi di euro, la più grande nella storia del gruppo controllato dalla famiglia Holland con oltre il 70% dei diritti di voto, ma anche perché trasforma il business della società italiana dei servizi per l’udito. Da fine anno, quando è previsto il closing, diventerà a tutti gli effetti un produttore di apparecchi acustici. Piazza Affari ha impiegato qualche mese per digerire l’operazione. All’inizio il titolo ha sofferto, anche a causa dell’aumento di capitale da 453 milioni varato per finanziare l’acquisizione. Un calo del valore colto però da un guru della finanza italiana come Giovanni Tamburi, che ne ha approfittato per arrotondare la sua quota da poco più del 3% al 3,8%.
La maggior parte degli analisti continua a suggerire «hold» (9 contro 8 buy, secondo i dati Bloomberg), con target price medio di 13,7 euro. Stime più moderate rispetto a quelle di Citi e Jp Morgan, ma che comunque confermano le prospettive di crescita di Amplifon in borsa. Quelle nel business dipenderanno in gran parte dagli investimenti nell’innovazione. Anche in questo caso il contributo di GN sarà centrale e lo dimostra il recente lancio di un apparecchio acustico miniaturizzato e basato sull’AI che permette di concentrarsi su una singola voce negli ambienti rumorosi. Altro esempio di quanto i danesi possano incidere sulle prospettive future di Amplifon. Già a inizio luglio Equita sosteneva che Amplifon crescerà a doppia cifra fino al 2031 grazie all’acquisizione di GN Hearing. Il motivo? La quota di mercato dei danesi «aumenterà in modo considerevole nei prossimi cinque anni, dall’attuale 17% al 22%». Inoltre GN Hearing «migliorerà il mix distributivo grazie alla rete retail di Amplifon, rendendo il nuovo gruppo meno dipendente dai distributori terzi». E infine le sinergie «appaiono molto visibili, derivanti dall'internalizzazione dei volumi, dove l’azienda italiana ha un ampio potere discrezionale». Per queste ragioni Equita ha alzato il rating a buy e portato il target price da 12 a 14 euro, anche perché il titolo tratta a 6,6 volte il rapporto enterprise value-ebitda 2027, che equivale a uno sconto del 40% rispetto a concorrenti diretti come Sonova e Demant: «Una valutazione molto attraente».
A fine luglio anche gli analisti di Citi hanno portato il rating di Amplifon a buy, abbassando però il target price da 17 a 16,5 euro, valore comunque superiore agli attuali 11,8 euro. Le ragioni? Anche qui, tre: la crescita più forte del mercato degli apparecchi acustici, le iniziative interne della società per aumentare la redditività e l'effetto accrescitivo dell’acquisizione di GN Hearing. Pochi giorni dopo Citi, anche Jp Morgan ha alzato il suo giudizio a overweight con prezzo obiettivo di 16,7 euro. La serie di valutazioni positive è proseguita anche dopo la semestrale, con Kepler (sempre buy con target price di 13,5 euro) che si dice convinto che «la normalizzazione generalizzata della crescita organica del secondo trimestre possa portare a un ulteriore rialzo del rating». Venerdì 21 anche Intesa Sanpaolo ha alzato a buy (da neutral) il suggerimento sul titolo con target a 14,7 (dal precedente 17), visto come «un interessante punto di ingresso», dato che «GN Hearing rappresenta una mossa strategica positiva, con rischio di esecuzione limitato e potenziale per ulteriori sinergie». (riproduzione riservata)