Come da previsioni la Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse invariati, mantenendo i Fed Fund ai massimi da 22 anni al 5,25%-5,5%. Insieme alla decisione, i banchieri nel dot plot (il grafico a punti con le previsioni sui tassi del Fomc) hanno previsto tre tagli dei tassi di interesse ognuno da 25 punti base entro la fine del 2024 (al 4,6%).
Per il 2025 la mediana è stata rivista però al rialzo al 3,9% (dal 3,6%) e per il 2026 al 3,1% (dal 2,9%). Nel lungo periodo la banca centrale stima un tasso dei Fed Fund al 2,6%, contro le stime di fine 2023 al 2,5%. Riviste al rialzo anche le stime sulla crescita e sull’inflazione per il 2024, con il pil visto al 2,1% invece che all’1,4% come precedentemente stimato (+2% il pil stimato per il 2025 e il 2026).
La proiezione dell’inflazione è rimasta stabile al 2,4% per quest’anno, mentre la stima sull’indice core è salita al 2,6% dal 2,4%. Restando pressoché in linea con le stime di dicembre, il Fomc si aspetta che il carovita scenda al 2,2% nel 2025 e al target del 2% entro il 2026.
«I rischi sono più bilanciati che in passato», ha detto il presidente della Fed, Jerome Powell, nel corso della conferenza stampa successiva al meeting del Fomc, «ma l’inflazione di gennaio e febbraio in aumento mostra che il percorso disinflazionisitico non è lineare. Non reagiremo in modo eccessivo a questi dati in risalita, né li ignoreremo». Powell ha poi ribadito che la banca intende ancora tagliare i tassi prima della fine di quest’anno, ma non si è sbilanciato sulle tempistiche con cui potrebbero avvenire le riduzioni al costo del denaro. «Il mercato del lavoro non è motivo di preoccupazione», ha aggiunto il presidente, «vogliamo però vedere più dati che ci diano maggiore fiducia ed evitare di tagliare i tassi troppo presto o troppo tardi».
Quanto al bilancio il governatore ha spiegato che il Comitato non ha ancora preso una decisione su come modificare il ritmo della riduzione ma ha evidenziato che «un aggiustamento non è lontano». Infine, il presidente ha parlato di dollaro digitale. «Non stiamo preparando un dollaro digitale», ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti, «e non lo proponiamo. Servirebbe una legge e siamo molto lontani».
I mercati hanno reagito bene alle comunicazioni della Fed: a un’ora dalla chiusura il Dow Jones saliva dello 0,7%, il Nasdaq dell’1% mentre l’S&P 500 è salito (+0,7%) portandosi su nuovi massimi oltre i 5.200 punti. Sul valutario si è rafforzato l’euro contro il dollaro a 1,09, mentre i rendimenti dei Treasury hanno virato al ribasso. (riproduzione riservata)