Wall Street chiude in deciso ribasso, trascinata dai titoli delle grandi aziende tecnologiche. Nel dettaglio il Dow Jones ha perso lo 0,8%, l'S&P l'1,2% (a 4137 punti) e il Nasdaq l'1,8% (12595 punti). Il dollaro sale, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni scende al 4,84%.
Le borse hanno continuato a risentire della pressione derivante dall'incertezza sugli utili del terzo trimestre e sui cosiddetti Magnifici Sette, con le azioni di Meta, Alphabet, Microsoft, Nvidia, Tesla, Apple e Amazon che hanno perso terreno.
In forte calo anche UPS e Comcast, mentre IBM ha guadagnato il 4,9% grazie alla notevole crescita del fatturato.
Wall Street prosegue la seduta in rosso. Alle 19:45 il Dow Jones cede lo 0,65%, l’S&P 500 l’1,1% e il Nasdaq l’1,8%. La resilienza del pil americano ha messo in difficoltà le borse Usa, che temono una Fed ancora più falco. Ai dati macro di giornata (leggi sotto) si aggiunge l’indice pending home sale (misura il numero di case in vendita ed è indicatore della salute finanziaria delle famiglie americane), che è salito a settembre a 72,6 punti su base mensile (+1,1%) ma è sceso dell’11% su base annua. Il primo dato ha battuto il consenso (-2% mese su mese).
Tra i titoli di Wall Street va segnalato il balzo di Ibm (+4,2%). La seduta è positiva anche per Merck (+3,2%), Verizon (+2,3%) e Boeing (+1,8%). Continuano invece le difficoltà di Meta dopo i conti (-4,2%) e soffrono anche Microsoft (-3,4%) ed Apple (-2,6%). Rosso pure per Visa (-2,2%), Nike (-3%), Chevron (-1,3%) e Intel (-0,5%) in vista dei conti.
Wall Street apre la seduta debole. Alle 15:30 il Dow Jones è leggermente positivo, mentre l’S&P 500 perde lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,5%. La crescita oltre le attese del pil nel terzo trimestre manda in difficoltà le borse americane. Il +4,9% registrato su base annua marca la crescita più forte dall’ultimo trimestre del 2021 (il consenso era fermo al +4,3%) e si confronta con il 2,1% dei tre mesi precedenti. Adesso si teme che la Fed possa adottare una politica monetaria più aggressiva per cercare di rallentare l’economia americana e, di conseguenza, l’inflazione.
Qualche crepa, in realtà, emerge dal mercato del lavoro. Nella settimana terminata il 21 ottobre le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono salite a 210 mila unità (+10 mila). Le attese erano per 207 mila unità. Non è bastato a tranquillizzare le borse nemmeno l’allargamento oltre le stime del deficit commerciale. A settembre il disavanzo si è attestato a 85,78 miliardi contro gli 82,6 miliardi attesi. Bene invece gli ordini di beni durevoli, saliti a settembre a 297,2 miliardi (+4,7% su base mensile e consenso a +1,8%).
La possibilità di una Fed più aggressiva rinforza il biglietto verde: il cambio euro-dollaro scende a 1,0555 (-0,08%). Il rendimento del Treasury decennale resta invece vicino al 5% (è al 4,9%) spinto dalla prospettiva di tassi alti a lungo e dai 140 miliardi di dollari di titoli di Stato Usa che finiranno all’asta durante tutta la settimana. Altalena petrolio: dopo i rialzi del 25 ottobre per via delle possibili sanzioni Usa all’Iran, il prezzo del Brent perde quota 90 dollari al barile (-2,2%) e il Wti cede il 2,6%. Ecco cinque titoli da monitorare giovedì 26 ottobre.
Alle 15:30 il titolo Meta perde il 4,9%. Nel terzo trimestre i ricavi della holding di Mark Zuckerberg hanno raggiunto i 34,15 miliardi, con un +23% che rappresenta il tasso di crescita più rapido dal 2021. Meta ha battuto le attese (33,56 miliardi) grazie alla spinta della pubblicità e dell’AI, e alla riduzione dei costi. Così la holding ha più che raddoppiato l’utile netto, arrivato a 11,6 miliardi. Il titolo soffre però perché pesa la stima sulle entrate pubblicitarie del quarto trimestre, viste in calo per via della guerra in Israele. E la divisione sul metaverso continua a bruciare miliardi.
Alle 15:30 le azioni Morgan Stanley salgono dello 0,8%. La banca americana ha nominato il suo prossimo ceo, dopo che quello attuale ha annunciato a maggio la volontà di dimettersi entro un anno: da gennaio a James Gorman succederà Ted Pick. Il nuovo ad è un veterano di Morgan Stanley e per adesso guida le operazioni della banca a Wall Street, compreso l’investment banking e il trading. Gorman resterà come presidente esecutivo.
Alle 15:30 il titolo Ford guadagna lo 0,8%. La casa automobilistica e il sindacato dei lavoratori dell’auto hanno raggiunto un accordo provvisorio che prevede aumenti salariali del 25%, adeguamenti al costo della vita e altri miglioramenti contrattuali. Ford è l’unica casa ad aver trovato un’intesa: ancora nulla da fare per Stellantis e General Motors dopo quasi sei settimane di scioperi.
Alle 15:30 le azioni Mattel cedono il 10%. Il produttore di giocattoli, tornato alla ribalta dopo il grande successo del film su Barbie, ha superato le attese sia sull’utile per azione rettificato (1,08 rispetto a 86 centesimi previsti) e sui ricavi (1,92 miliardi contro 1,84 miliardi stimati). Il motivo è proprio il film: dopo la sua uscita le vendite di Barbie sono aumentate del 16% nel terzo trimestre. Mattel si aspetta una nuova crescita dei profitti, che però si sono dimezzati su base annua. Così il titolo soffre.
Alle 15:30 il titolo Ups perde l’1,8%. La compagnia di spedizione paga pegno dopo che il fatturato del terzo trimestre ha deluso le attese. I 21,18 miliardi raggiunti sono infatti inferiori al consenso, pari a 21,4 miliardi. Bene invece l’utile per azione, che con 1,57 dollari ha superato le stime (1,52 dollari). (riproduzione riservata)