Wall Street chiude poco mossa, con il Dow Jones e lo S&P500 pressoché invariati e il Nasdaq in calo dello 0,2%, indifferente al precipitare della situazione a Gaza. Il rendimento del T-bond a 10 anni sale al 4,841%, raggiungendo il livello più alto dal 6 ottobre, quando era scambiato al 4,887%. La mossa ha fatto seguito ai dati sulle vendite al dettaglio, salite a settembre dello 0,7% su base mensile, meno del +0,8% di agosto ma comunque sopra le previsioni (+0,3%). I dati continuano a indicare una spesa dei consumatori robusta nonostante i prezzi elevati e gli oneri finanziari. Il timore, quindi, è che la tenuta dell’economia spinga la Fed a un nuovo rialzo dei tassi entro la fine del 2023. Un rischio che potrebbe essere confermato dal governatore Jerome Powell, che giovedì 19 terrà un discorso all’Economic Club di New York. Ecco cinque titoli da monitorare martedì 17 ottobre.
Wall Street prosegue la seduta debole. Alle 19:30 il Dow Jones e l’S&P 500 salgono dello 0,1%, mentre il Nasdaq è piatto. Secondo il presidente della Fed di Richmond, Tom Barkin, la cura della banca centrale americana inizia a produrre effetti. L’aumento dei tassi ha fatto rallentare l’economia, «ed è plausibile che l’indebolimento della domanda stia già contribuendo a portare l’inflazione sotto al 2%», è il pensiero di Barkin.
Per il banchiere centrale il mercato del lavoro «ha quasi raggiunto un migliore equilibrio e la pressione salariale si è attenuata. Inoltre, la maggior parte delle aziende crede che il periodo peggiore sui prezzi sia alle spalle». Per Barkin, però, il percorso dell’inflazione «non è ancora chiaro» e la Fed cammina su una «linea sottile»: non deve effettuare correzioni eccessive per non danneggiare l’economia, ma deve evitare interventi troppo leggeri altrimenti l’inflazione riemergerebbe.
Le parole di Barkin allontanano una nuova stretta della Fed. Così l’euro prende quota sul dollaro: il cambio aumenta a 1,0577 (+0,18%). Ma il dato più rilevante è la risalita dei rendimenti dei titoli di Stato Usa. Quello del Treasury a 10 anni tocca il 4,836% (+0,126%) mentre il Treasury a 30 anni è a un passo dal 5%. Sui bond, e sui mercati, pesa ancora la possibilità che i tassi restino elevati a lungo, come emerso dalle minute del Fomc.
Gli ultimi dati sull’inflazione non hanno smontato questa narrazione. E allora gli investitori aspettano con ansia il discorso di Jerome Powell del 19 ottobre, alla ricerca di nuovi indizi. Sul fronte macro, ai dati sulla produzione industriale e sulle vendite al dettaglio (leggi sotto) si aggiunge l’indice Nahb sull’andamento del mercato immobiliare: a ottobre si è attestato a 40 punti, in calo dai 45 punti di settembre. Il valore è inferiore al consenso, pari a 44 punti. Infine, seduta debole per il petrolio: il prezzo del Brent e del Wti scende dello 0,2%.
Wall Street apre la seduta in rosso. Alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,2%, l’S&P 500 lo 0,6% e il Nasdaq l’1,1%. La stagione delle trimestrali entra nel vivo con Goldman Sachs e Bank of America dopo i conti di Jp Morgan oltre le attese. Anche dall’economia arrivano buoni segnali: sia la produzione industriale che le vendite al dettaglio hanno battuto le attese. La prima, a settembre, è aumentata dello 0,3% su base mensile (consenso +0%) e si confronta con il -0,1% di agosto.
Le vendite al dettaglio, invece, sono salite dello 0,7% su base mensile, meno del +0,8% di agosto ma comunque sopra le previsioni (+0,3%). I dati continuano a indicare una spesa dei consumatori robusta nonostante i prezzi elevati e gli oneri finanziari. Il timore, quindi, è che la tenuta dell’economia spinga la Fed a un nuovo rialzo dei tassi entro la fine del 2023. Un rischio che potrebbe essere confermato dal governatore Jerome Powell, che giovedì 19 terrà un discorso all’Economic Club di New York. Ecco cinque titoli da monitorare martedì 17 ottobre.
Alle 15:30 il titolo Goldman Sachs cede lo 0,4% dopo i conti. Nel terzo trimestre l’utile netto della banca americana ha raggiunto i 2,06 miliardi di dollari, pari a 5,47 dollari per azione. I valori sono inferiori ai 3,07 miliardi, ovvero 8,25 dollari per azione, registrati nello stesso trimestre del 2022. Anche i ricavi sono scesi, seppur di poco, a 11,82 miliardi (-1%) a causa dei cattivi risultati degli investimenti nel fintamente e nell’immobiliare. I conti sono comunque migliori delle attese grazie all’apporto dell’investment banking e del trading obbligazionario.
Alle 15:30 le azioni Bank of America sono piatte. L’utile netto trimestrale della banca di Wall Street è salito a 7,8 miliardi (+10%), pari a 90 centesimi per azione, oltre gli 83 centesimi previsti dagli analisti. Anche i ricavi hanno segnato una crescita a 25,2 miliardi (+3%), poco sopra i 25,1 miliardi attesi, grazie anche alla spinta dei tassi, che hanno gonfiato il margine di interesse (+4%). Bank of America però ha riportato maggiori perdite non realizzate nel portafoglio titoli - acquistati quando i tassi erano bassi - che prevede di detenere fino alla scadenza: le perdite non realizzate ammontano a 131,6 miliardi dai 105,8 miliardi di fine di giugno.
Alle 15:30 il titolo Apple cede l’1,6%. Il ceo di Cupertino, Tim Cook, si è recato a sorpresa in Cina dopo i numeri non soddisfacenti degli iPhone nel mercato del Dragone. I dati mostrano un calo delle vendite di iPhone 15 del 4,5% rispetto all’iPhone 14. Cook è preoccupato anche per la concorrenza del rivale cinese Huawei, che ha lanciato un nuovo telefono di fascia alta.
Alle 15:30 le azioni Johnson & Johnson salgono dello 0,2%. Nel terzo trimestre i profitti e le vendite della multinazionale che produce farmaci e attrezzature mediche hanno superato le attese. J&J ha registrato un utile per azione rettificato di 2,66 dollari su 21,35 miliardi di ricavi, mentre gli analisti si aspettavano 2,52 dollari per azione su 21,04 miliardi di fatturato.
Alle 15:30 il titolo Microsoft perde lo 0,7%. La crescita dei ricavi di LinkedIn sta rallentando. Così il social network che appartiene alla Big Tech fondata da Bill Gates ha iniziato a licenziare per tagliare i costi. Il 16 ottobre LinkedIn ha tagliato quasi 700 dipendenti secondo la Cnbc nonostante la crescita degli iscritti, accelerata negli ultimi anni. (riproduzione riservata)