Chiusura in netto rialzo per Wall Street. Il Dow Jones è salito dell'1,58%, mentre l'S&P 500 ha segnato un progresso dell'1,16%. Bene anche il Nasdaq che ha guadagnato l'1,16%.
Fra i titoli tecnologici, Alphabet è salita dopo che gli utili deludenti l'hanno fatta crollare di quasi il 10% la scorsa settimana. Anche Meta Platforms, Microsoft e Amazon hanno segnato rialzi. On Semiconductor ha registrato invece un forte calo dopo aver offerto una prospettiva deludente per il quarto trimestre.
I rendimenti dei titoli del Tesoro sono aumentati: quello del Treasury a 10 anni si è attestato al 4,875% dopo aver chiuso la scorsa settimana al 4,846%.
I prezzi del petrolio sono crollati. I futures del greggio americano Wti sono scesi a quasi 82 dollari al barile.
Wall Street continua a incrementare i guadagni. Alle 19:50 il Dow Jones «sale dell’1,7%, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq guadagnano l’1,3%. L’ottimismo si diffonde sulle borse Usa in una settimana che sarà decisiva per scoprire come evolverà la politica monetaria. Mercoledì 1 novembre si riunirà la Fed, che dovrebbe optare per una pausa (leggi sotto). Tra giovedì e venerdì, invece, i nuovi dati sul mercato del lavoro forniranno altri indizi sulla riunione successiva, quella del 13 dicembre. Negli Stati Uniti, infatti, sono i forti consumi a spingere l’inflazione, un carburante che verrebbe a mancare in caso di incremento della disoccupazione.
Facendo un passo indietro nel tempo, il probabile stop della Fed l’1 novembre rinvigorisce la moneta unica e spinge il cambio euro-dollaro a quota 1,0619 (+0,52%). Di conseguenze, si riduce anche la pressione sui Treasury: il decennale rende il 4,85%. Ma è il petrolio a prendersi la scena, anche se in negativo: il prezzo del Brent scende del 3% e quello del Wti del 3,6%. Il greggio tratta in calo nonostante Israele abbia inviato forze di terra nella Striscia di Gaza, alimentando le tensioni in Medio Oriente: «Penso che il mercato abbia prezzato l’incursione di venerdì e che il movimento odierno sia un sell the fact», spiega Bob McNally, presidente di Rapidan Energy Group, a Cnbc.
Wall Street prosegue la seduta in deciso rialzo. Alle 17:00 il Dow Jones sale dell’1,1%, l’S&P 500 dello 0,8% e il Nasdaq dell’1%. Nelle borse Usa regna la fiducia in attesa della riunione della Fed di mercoledì 1 novembre. Gli analisti sono concordi nel ritenere che la banca centrale americana si prenderà una pausa, una quasi-certezza che spinge i mercati. Così Wall Street si tinge di verde, con una sfilza di segni più. Tra i migliori titoli, Verizon sale del 3,4%, Nike del 2,8%, Goldman Sachs del 2,4% e McDonald’s del 2,2% dopo i conti (leggi sotto).
Se sull’azionario è tornato il sereno, sull’obbligazionario le nuvole sono ancora all’orizzonte (il Treasury decennale rende il 4,9%). Da un lato c’è il timore che i tassi restino alti più a lungo del previsto. Dall’altro gli Stati Uniti continuano a collocare titoli di Stato e tengono alta l’offerta di bond, ben oltre la domanda: il 30 ottobre il Tesoro ha emesso 68 miliardi di Bill a 6 mesi al 5,32% e 75 miliardi di Bill 3 mesi al 5,325%.
Wall Street apre la seduta in rialzo. Alle 15:30 il Dow Jones, l’S&P 500 e il Nasdaq. Le borse Usa guardano con fiducia alla riunione della Fed di mercoledì 1 novembre: secondo le previsioni i banchieri centrali dovrebbero mantenere i tassi in una finestra compresa tra il 5,25 e il 5,5%. Gli investitori passeranno comunque le parole del presidente Jerome Powell al microscopio, per cercare di capire quando arriveranno i primi tagli dei tassi. I mercati aspettano anche la trimestrale di Apple giovedì 2 novembre: Cupertino è l’ultima delle big tech a pubblicare i bilanci e l’attesa è tutta per le consegne del nuovi iPhone 15.
La quasi certa pausa della Fed pesa sul biglietto verde, che perde terreno sulla moneta unica: il cambio euro-dollaro sale a quota 1,06, in rialzo dello 0,34%. Non si arresta la tempesta sull’obbligazionario: il rendimento del Treasury decennale resta alto e aumenta al 4,91%. Infine, giornata da dimenticare per il petrolio: il prezzo del Brent scende dell’1,4% mentre quello del Wti dell’1,7%. Ecco cinque titoli da monitorare lunedì 30 ottobre.
Alle 15:30 il titolo Tesla cede il 3,5%. La casa di Elon Musk fornirà a Bp parte dell’hardware dei suoi supercharger avanzati in un accordo da oltre 100 milioni. Il gigante petrolifero inglese punta a salire negli Stati Uniti da 30 mila a 100 mila colonnine entro il 2030, con un investimento totale di 1 miliardo. Tesla invece potenzia il suo mercato e permette anche a chi non possiede le sue auto di usufruire della ricarica rapida.
Alle 15:30 le azioni General Motors perdono lo 0,2%. Dopo Ford e Stellantis, anche Gm ha raggiunto un’intesa con United Auto Workers. Gli accordi provvisori hanno una durata di quattro anni e mezzo e prevedono un aumento dello stipendio di circa il 25%. Finiscono così gli scioperi, durati più di sei settimane e costati alle tre case automobilistiche miliardi di dollari in termini di perdita di produzione.
Alle 15:30 il titolo McDonald’s sale dell’1,4%. Nel terzo trimestre il colosso del fast food ha registrato un aumento degli utili e dei ricavi oltre le attese. Nello specifico, l’utile per azione ha raggiunto i 3,19 dollari rettificati dai 3 dollari previsti mentre il fatturato ha toccato i 6,69 miliardi dai 6,58 miliardi stimati. Le vendite negli Stati Uniti sono aumentate dell’8,1%, alimentate da incrementi strategici dei prezzi.
Alle 15:30 le azioni Meta crescono del 2%. È ufficiale: per utilizzare Facebook e Instagram senza pubblicità gli utenti europei dovranno spendere 9,99 euro (sul web) o 12,99 euro sui dispositivi mobili Android e iOs. Chi non pagherà potrà continuare a usufruire dei due social ma con inserzioni pubblicitarie personalizzate. La novità, già annunciata, permette a Meta di conformarsi alle norme europee sulla privacy e sul trattamento dei dati personali.
Alle 15:30 il titolo On Semiconductor cede il 20%. La società di chip paga l’outlook negativo sul quarto trimestre. Secondo le previsioni i ricavi arriveranno a 1,95 miliardi, con un utile per azione tra gli 1,13 e gli 1,27 dollari. Gli analisti si attendevano invece un fatturato di 2,18 miliardi e un utile per azione di 1,36 dollari. La guidance negativa è una conseguenza del rallentamento della domanda di veicoli elettrici. (riproduzione riservata)